domenica 15 maggio 2011

In un "mare di distrazione mediatica" la concreta opportunità algerina per l'Italia



Che Osama Bin Laden sia morto o vivo è poco importante, perché gli effetti della sua scomparsa sono identici in entrambi i casi.
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Il più grosso pericolo per noi italiani è che ci mettiamo a correre dietro alla lepre Bin Laden (se avesse potuto fare attentati o altro, l’avrebbe fatti in questi tre mesi di “arab unrest”. Lo hanno venduto perché non serviva più) e ci facciamo soffiare il pollo Nord Africa che solo può assicurarci la cena.

In attesa che lo stallo libico si risolva, ormai non importa più come, all’Italia serve un nuovo interlocutore nel mediterraneo, e un nuovo alleato in seno alla UE . Serve un altro serbatoio di petrolio e di energia.

L’Algeria è – dopo la divisione del Sudan a metà - diventato il paese più grande dell Africa. Ha riserve di gas cui già attingiamo, e petrolifere cui potremmo attingere. I legami e la simpatia risalgono ai tempi della loro guerra di indipendenza contro la Francia ed all’aiuto che diede loro Enrico Mattei. Il Film la battaglia di Algeri di Gillo Pontecorvo è per loro l’equivalente di quel che la Corazzata Potiomkin è stato per i sovietici.

Le scuse di Berlusconi fatte alla Libia per il colonialismo italiano , hanno fatto una grandissima impressione in Algeria dove la Francia non si è mai scusata per la guerra 1954-1962, ma nemmeno per il massacro del 1945 dove in pochi giorni il governo De Gaulle liquidò oltre 45.000 algerini per evitare che si creasse un movimento indipendentista che infatti mise 10 anni a riprendersi.
Un processo di incremento della collaborazione con l’Algeria, porterebbe ipso facto l’Italia a svolgere un ruolo di mediazione nel più grande progetto che abbia concepito la Germania nel dopoguerra e che ha la stessa valenza geopolitica che ebbe nei primi ani del secolo scorso la costruzione della ferrovia Berlino Bagdad. I tedeschi da soli non verranno accettati, mentre sarebbero graditi con contorno italiano. Una tale alleanza sul mediterraneo, influirebbe sulla politica tedesca e sulla ristrutturazione della UpM (UfM) Unione per il Mediterraneo che ha perso il co presidente Mubarak e sta per perdere l’altro (Sarkosi).

Il progetto si chiama SOLARTEC e consiste nella creazione di un’area di produzione di energia solare nel deserto Algero-libico mediante le nuove tecnologie. Sarebbe il più grande serbatoio al mondo di energie alternative a portata del più grande consumatore di energia al mondo:: l’Europa.

Sono coinvolte aziende germaniche del calibro della Siemens e la Svedese Asea Brown Boveri, oltre alla MASEN ( moroccan agency for solar energy) e la SONELGAZ l’ente pubblico che è , per l’energia, quel che la SONATRACH è per il petrolio algerino.

L’Algeria ha più volte lasciato riservatamente intendere, in più sedi, che cercherebbe un partner italiano con benedizione e appoggio governativo, per rendere più mediterranea l’impresa, specie dopo gli eventi libici che hanno segnato un ulteriore raffreddamento dei rapporti con la Francia, al punto che il governo Bouteflika ha negato ai francesi il permesso di uso di un suo aeroporto per l’elicottero che doveva ricercare una pattuglia di commandos francese che risultava dispersa nel deserto libico.

Sul “SOLE24ORE” di oggi (3 maggio 2011 n.d.r.) c’è una sorta di vademecum sulle energie alternative in vista del SOLAREXPO di Verona di questi giorni. Chissà che non salti in mente a qualche nostra autorità di leggereselo.

Se ci occupassimo di questo invece del cadavere di Bin Laden, saremmo un paese che guarda al futuro invece che, come disse Lamartine “la terra dei morti” .

di Antonio De Martini

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