mercoledì 30 novembre 2011

Tutta l’Europa sotto il peso dello «scudo» americano e Nato

"L’obiettivo strategico è evidente: se un giorno gli Stati uniti riuscissero a realizzare uno «scudo» antimissili affidabile, essi sarebbero in grado di lanciare un first strike contro un paese dotato anch’esso di armi nucleari, come la Russia, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare gli effetti della rappresaglia.

Lo «scudo», che la Russia intende contrastare con «metodi adeguati e asimmetrici», non servirà quindi a creare una «Europa più sicura». Viceversa servirà a creare nuove tensioni, giustificando un ulteriore rafforzamento della presenza militare Usa in Europa. Così da legare i paesi dell’Europa orientale sempre più al carro di Washington e mantenere la sua leadership su quelli dell’Europa occidentale."
Reazione di Medvedev: missili Iskander a Kaliningrad Sistema antimissile,
così Washington prepara non più sicurezza ma più tensioni belliche

Il presidente russo Medvedev ha accusato ieri gli Stati uniti di aver imposto ai loro alleati lo «scudo antimissili» in Europa, avvertendo di nuovo che la Russia prenderà delle contromisure, tra cui l’installazione nell’enclave di Kaliningrad di un nuovo sistema radar e di missili mobili Iskander a corto raggio (fino a 500 km), che possono trasportare anche testate nucleari. È un bluff nella partita elettorale, in vista delle legislative del 4 dicembre e delle presidenziali del 4 marzo? Indubbiamente Medvedev e Putin, che perdono consensi, alzano i toni per dimostrare che sotto la loro direzione la Russia non piega la testa di fronte alla strapotenza Usa/Nato. Eppure non è solo questione di mosse elettorali.

Sta crescendo in Russia, soprattutto nelle forze armate, un sentimento anti-Usa, motivato in particolare dalla decisione dell’amministrazione Obama di realizzare a qualsiasi costo lo «scudo» in Europa. A Washington continuano a ripetere che esso non è diretto contro la Russia, ma servirà a fronteggiare la minaccia dei missili iraniani. A Mosca lo considerano invece un tentativo di acquisire un decisivo vantaggio strategico sulla Russia. Il nuovo piano infatti prevede, rispetto al precedente, un numero maggiore di missili dislocati ancora più a ridosso del territorio russo. Inoltre, poiché saranno gli Usa a controllarli, nessuno potrà sapere se sono intercettori o missili per l’attacco nucleare. E, con i nuovi sistemi aviotrasportati e satellitari, il Pentagono potrà monitorare la Russia più efficacemente di quanto è in grado di fare oggi.

Il contenzioso si è acuito negli ultimi mesi. In aprile, gli Usa hanno condotto «il più riuscito test del sistema di difesa missilistica che schiereranno in Europa». In maggio, la Romania ha acconsentito all’installazione sul proprio territorio di missili mobili statunitensi Sm-3, che saranno dislocati anche in Polonia. A questo punto Mosca ha chiesto a Washington «garanzie legali» che il sistema non è diretto contro la Russia, proponendo un trattato Russia-Nato in cui siano specificati numero, tipi e luoghi di installazione di missili e radar. Ma, in giugno, il segretario della Nato Rasmussen ha respinto la proposta, argomentando che la questione può essere risolta con una «maggiore fiducia» e non con «complicate formule legali che renderebbero difficile il consenso e la ratifica tra i 28 paesi Nato e la Russia». Subito dopo gli Usa hanno inviato nel Mar Nero l’incrociatore Monterey, dotato del sistema Aegis anti-missili, e la Russia ha protestato. In settembre, la Turchia ha annunciato di voler installare sul proprio territorio, entro l’anno, un radar dello «scudo» Usa, e la Russia ha di nuovo chiesto garanzie. In ottobre, gli Stati uniti hanno stipulato un accordo con la Spagna: con l’uso della base di Rota faranno stazionare in permanenza nel Mediterraneo e nell’Atlantico orientale navi da guerra dotate del sistema Aegis antimissili.

Allo stesso tempo gli Usa hanno annunciato che radar anti-missili saranno installati nell’Europa meridionale (anche in Italia), per «proteggere l’intero territorio della Nato», e che i missili Sm-3 saranno poi sostituiti con missili in grado di intercettare non solo quelli a corto e medio raggio, ma anche i missili balistici intercontinentali. L’obiettivo strategico è evidente: se un giorno gli Stati uniti riuscissero a realizzare uno «scudo» antimissili affidabile, essi sarebbero in grado di lanciare un first strike contro un paese dotato anch’esso di armi nucleari, come la Russia, fidando sulla capacità dello «scudo» di neutralizzare gli effetti della rappresaglia.

Lo «scudo», che la Russia intende contrastare con «metodi adeguati e asimmetrici», non servirà quindi a creare una «Europa più sicura». Viceversa servirà a creare nuove tensioni, giustificando un ulteriore rafforzamento della presenza militare Usa in Europa. Così da legare i paesi dell’Europa orientale sempre più al carro di Washington e mantenere la sua leadership su quelli dell’Europa occidentale.
 
di Manlio Dinucci e Tommaso Di Francesco
Tratto da: Cori in Tempesta

Mosca alza la voce in difesa di Damasco

Il ministro russo degli Esteri Lavrov ribadisce la contrarietà a un embargo sulle armi e afferma che a seminare il terrore nel Paese sono le bande armate, mentre il suo omologo turco, Ahmet Davutoglu, vuole la creazione di una “zona cuscinetto”

 
Nonostante le pressioni internazionali, Mosca tiene il punto sulla Siria. Niente sanzioni e basta con le minacce. È questo il succo di quanto affermato ieri dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov. Una reazione alle sempre più pesanti accuse che la comunità internazionale, Francia e Turchia in testa a fare da portabandiera delle ingerenze statunitensi, rivolgono al governo siriano.
Washington, infatti, lascia ai suoi alleati il compito di costruire il nuovo attacco militare, mentre i suoi diplomatici lavorano per ottenere la risoluzione Onu finora abortita a causa dell’opposizione russa e cinese. Gli ambasciatori americano e tedesco all’Onu hanno sollecitato ieri un nuovo dibattito in Consiglio di sicurezza su un progetto di risoluzione contro Damasco.
L’ambasciatrice nordamericana Susan Rice ha dichiarato alla stampa che è tempo di “rivedere la questione” . Da parte sua, l’ambasciatore tedesco Peter Wittig ha definito “storiche” le sanzioni decise domenica scorsa dalla Lega araba contro Damasco, aggiungendo che “il Consiglio (di sicurezza) non può restare immobile al riguardo”.
 
Le sanzioni della Lega araba contro la Siria “Sono un segnale inequivocabile che i vicini di Assad nella regione si sono stufati del suo comportamento”, ha aggiunto Mark Toner, portavoce del Dipartimento di Stato americano, in una conferenza stampa.“Continuiamo a discutere con la Russia. Continuiamo a discutere con tutti, cercando di convincerli della necessità di nuove misure contro la Siria. Almeno al di fuori del Consiglio di Sicurezza siamo riusciti a ottenere pressioni aggiuntive”, ha dichiarato Toner riferendosi alle sanzioni imposte da Ue, Lega araba e Turchia.
Proprio Ankara è a dir poco zelante nel suo riscoperto ruolo di testa di ponte atlantista nel Vicino Oriente. Ieri ha annunciato nuove sanzioni e ha minacciato la Siria di escluderla dai percorsi commerciali regionali “se le condizioni peggiorano” . Ma non è tutto. Il ministro degli Esteri turco, Ahmet Davutoglu, in un’intervista alla tv Kanal 24 si è spinto a parlare della creazione di una “zona cuscinetto”, ovviamente in territorio siriano, se centinaia di migliaia di persone dovessero provare a fuggire dal Paese.
 
Inquieta non poco che Davutoglu abbia di fatto confermato, e nello stesso giorno, le parole del sito vicino all’intelligence israeliana Debkafile, che ieri ha riportato indiscrezioni confidenziali secondo le quali un gruppo di ufficiali della Nato e di Paesi del Golfo Persico ha istituito una task force segreta a Iskenderun, nella provincia turca di Hatay, per preparare la creazione di “corridoi umanitari” nella confinante Siria. Di “corridoi umanitari” aveva parlato poche ore prima il ministro degli Esteri francese Juppé, in prima linea nelle minacce alla Siria. Debkafile afferma che un intervento occidentale ed arabo nel Paese di Bashar al Assad “è in stato di avanzata pianificazione operativa”. Gli ufficiali impegnati nelle manovre provengono da Usa, Canada, Francia, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi e secondo le fonti militari citate da Debka, la strategia prevede la costituzione di una “zona cuscinetto” (come paventato proprio da Davutoglu) nel nord della Siria che comprenda le città di Idlib, Rastan e Homs ma anche Aleppo, cuore finanziario del Paese mai interessato da proteste. Il “cuscinetto” sarebbe in realtà un’ampia zona del Paese, guarda caso quella più florida che di fatto traina l’economia siriana, già messa in serie difficoltà dal fallimento della stagione turistica, un’area nella quale l’abbondanza d’acqua permette l’autosufficienza in campo agroalimentare. È una vera e propria straregia di guerra con la quale si vuole occupare la Siria e indebolirla fino a renderla incapace di difendersi.
 
Un piano al quale Mosca sembra avere intenzione di opporsi. Lavrov, ieri, non ha usato mezzi termini: “Le proposte, fatte qualche volta, di imporre un bando sulla fornitura di ogni tipo di armi alla Siria sono disoneste”, ha dichiarato al termine di un colloquio con il collega islandese, Ossur Skarphedinsson affermando di non volere che si ripeta “l’esperienza libica”, cioè l’embargo imposto al governo legittimo di Gheddafi ma non ai ribelli, armati invece alla luce del sole da Francia e Qatar, gli stessi Paesi oggi impegnati nell’organizzare l’assalto alla Siria. “In questo momento, la cosa più importante è smettere di agire a colpi di ultimatum, per cercare di muoversi verso il dialogo politico”, ha affermato il capo della diplomazia di Mosca. Lavrov ha poi ricordato che la violenza in Siria è provocata più dall’opposizione armata che non dalle autorità: “Gli uomini armati trattano in modo molto feroce i civili. Questo non riguarda solo le autorità, e negli ultimi tempi sempre di più riguarda non tanto le azioni delle autorità quanto quelle dei gruppi armati che stanno provocando disordini”, ha dichiarato. E Mosca manda anche un altro segnale a Lega araba e soci: alcune navi da guerra russe saranno in acque siriane a metà dicembre, ha annunciato ieri una fonte dello Stato Maggiore dell’esercito russo, citata dall’agenzia Itar-Tass. Si tratta di un viaggio programmato nel 2010, ma che avrebbe dovuto far attraccare la portaerei Ammiraglio Kuznetov e la nave da guerra Ammiraglio Shabanenko nel porto di Tartus solo nella prossima primavera. La tappa siriana “è prevista da lungo tempo e non ha alcun legame con gli avvenimenti in Siria”, ha fatto sapere la fonte alla Itar-Tass. Ma è difficile non pensare che si tratti di un cambio di programma volto a inviare un chiaro messaggio alla nuova “coalizione” occidental-saudita.

di Alessia Lai

venerdì 25 novembre 2011

Quella trappola per svendere Finmeccanica


Le voci su tangenti che sarebbero girate intorno a singoli affari di Finmeccanica non stupiscono: è evidente come un certo rapporto tra corruzione e politica non sia stato superato negli ultimi decenni. 
E ciò a causa di Mani pulite non nonostante Mani pulite. Le dimensioni patologiche della corruzione non si superano se non dando responsabilità a società e istituzioni, se ci affida politicamente ai magistrati, ai tecnici, se si restringono le basi dello Stato invece di allargarle, la patologia ben lungi dal restringersi si dilata. Lo provano i vari regimi autoritari del Novecento finiti in generali magna- magna.

Per Finmeccanica va osservato anche che non si sta discutendo di un qualche comunello che distribuiva bustarelle, bensì di una delle migliori e più grandi imprese manifatturiere del Paese, ricca di una professionalità invidiata in tutto il mondo, con una produzione superba. E per di più insediata in un settore sottoposto ai giochi geopolitici e quindi necessitata a difendere i suoi mercati con i mezzi opportuni.

Le accuse che gli indagatori fanno arrivare alle redazioni mischiano reati che se provati sarebbero gravi (le centinaia di migliaia di euro versati per singoli appalti) a contestazioni risibili: questo o quel parlamentare avrebbe sostenuto questo o quel candidato in un consiglio di amministrazione o in altro incarico di nomina politica. Insomma avrebbero fatto quel che ha combinato Enrico Letta con il suo bigliettino a Mario Monti.

Non abbiamo particolare fiducia nella nostra giustizia politicizzata, non ci scordiamo che solo poco tempo fa forse per impedire a Walter Veltroni di dialogare con Silvio Berlusconi venne arrestato Ottaviano Del Turco allora governatore dell’Abruzzo sotto il peso di prove schiaccianti poi evaporate. E siamo molto perplessi che in una fase di indebolimento della nostra sovranità nazionale, una magnifica azienda con funzioni strategiche sia sottoposta senza alcuna cautela ad un assalto selvaggio. Solo qualche mese fa una nostra impresa fondamentale nel settore agro-alimentare preziosa per consolidare la nostra produzione lattearia è stata consegnata da una nostra grande banca- incapace di accompagnarla con un progetto industriale adeguato – ai francesi, fine analoga farà la Edison la cui cessione ai francesi nasce dalla linea di smantellamento da parte della Fiat più politicizzata che tanto piaceva al Corriere della Sera , ora impegnato ad attaccare Sergio Marchionne che punta sulla produzione invece che sulle relazioni.

Analoga fine farà l’Alitalia e meno male che si è salvata la Malpensa, se no i milanesi per viaggiare sarebbero dovuti andare a Parigi. La possibilità di una qualche trappola per svendere il nostro gioiello della produzione aeronautica e degli armamenti, è molto forte. Al di là delle indagini penali che è bene procedano ma con riservatezza visti gli interessi nazionali in ballo, è bene stare attenti su quel che avverrà. Anche perché si ha la sensazione che dopo Finmeccanica, toccherà all’Eni.

giovedì 24 novembre 2011

Il governo “Goldmonti” è tanto dannoso quanto inutile.


La cosa peggiore del governo “tecnico” di Mario Monti non è tanto nella dura politica di tagli, dismissioni, licenziamenti e aumento delle tasse che praticherà, ma quanto il fatto che essa sarà completamente inutile. Infatti il 21 novembre, alla riapertura dei mercati dopo il voto di fiducia, la borsa è crollata e lo spread è tornato a salire, segno inequivocabile che l’effetto Monti era una grande balla. In realtà, il contagio si è già esteso alla Francia, con Moody’s che minaccia la retrocessione del rating transalpino e l’interrogativo inevitabile: sospenderanno la democrazia anche in Francia per salvare l’euro?

In secondo luogo, la dimensione strategica del governo “tecnico” di Goldman Sachs/Monti non va sottovalutata. Per la prima volta, un militare in servizio diventa ministro della Difesa, un’assoluta anomalia nelle democrazie occidentali. L’Ammiraglio Giampaolo Di Paola è attuale capo del Comitato Militare della NATO, la più alta autorità militare dell’Alleanza. In questa carica, Di Paola ha coordinato i bombardamenti “equi e solidali” in Libia, cosa di cui si è vantato in un discorso pronunciato l’8 ottobre scorso a Bucarest. L’ “impegno dell’Alleanza in Libia” ha detto Di Paola, “è la prima operazione ad aver luogo dopo che il Concetto Strategico è stato approvato dai capi di Stato e di Governo a Lisbona. Perciò potremmo pensare e affermare che l’operazione in Libia è stata la prima applicazione di quel concetto. Per cui si tratta di un significato politico molto importante”.Si è trattato di uno dei primi casi in cui la comunità internazionale “ha chiesto a noi tutti di agire a suo nome per proteggere la popolazione dalle azioni della propria leadership. Si tratta di una risoluzione abbastanza notevole. La protezione dei popoli è ora in qualche modo riconosciuta come un valore dalla Comunità Internazionale, che può giustificare, in alcuni casi, anche l’uso della forza militare”. In realtà, la NATO è andata ben oltre la risoluzione iniziale dell’ONU.

La presenza di Di Paola al comando della Difesa di un paese strategicamente così importante per il Mediterraneo come l’Italia assicura che nel caso di future operazioni contro la Siria o l’Iran, il meccanismo decisionale sia ancor più oliato.

Così come sarà oliato il meccanismo degli Esteri, dove l’ambasciatore Terzi ha già segnalato un perfetto allineamento al blocco anglo-francese nel suo primo incontro internazionale, quello col ministro degli Esteri tedesco Westerwelle.

La nomina di Corrado Passera, il principale banchiere italiano allo Sviluppo (ex Industria) e Infrastrutture suona come una beffa. Un esperto di economia di carta dovrebbe rilanciare l’economia reale. Il nuovo ministro del Welfare, Elsa Fornero, sostiene da anni il passaggio ad un pieno sistema contributivo, il che significa un taglio netto nel livello medio delle pensioni.

Dato che, come abbiamo detto, la “cura Monti” fallirà nel suo scopo – salvare l’euro – ma ucciderà l’economia italiana, è bene insistere fin d’ora sulla necessità di stilare un “Piano B” per l’uscita dall’euro, come ha fatto nuovamente il prof. Paolo Savona, ex ministro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, in una conferenza il 18 novembre ad Ascoli Piceno.

“Se l’Italia entra in una deflazione grave, quale sarà la capacità di sopportazione sociale in un paese con 16 milioni di pensionati e 20 milioni di lavoratori?”, si è chiesto il prof. Savona alla conferenza “Quale futuro per l’Europa“, organizzata da Piceno Tecnologie. Per questo, i gruppi dirigenti “hanno il dovere di avere un Piano A e un Piano B”. Il Piano A dice quanto ci costa rimanere in Europa, e il Piano B quanto ci costa uscire, ad esempio come si stabilirà il tasso di cambio. Ci siamo accorti in ritardo, ha spiegato polemicamente Savona, di avere un debito denominato in una valuta “estera”, in quanto l’euro non è controllato dal governo. “Io sono europeista convinto, ma non sono afflitto dalla Religione Europea”, ha affermato, accusando le classi dirigenti di essersi mossa “con troppa superficialità” aderendo all’euro invece di fare, come la Gran Bretagna, uso della clausola di “opting out” nel Trattato di Maastricht. In seguito, con il Trattato di Lisbona, “abbiamo cambiato la Costituzione con un atto illegittimo”. Ora, si spera che essendoci accorti del debito in moneta “straniera”, si apra un dibattito e non si rimanga nella religione europea.

Alla stessa conferenza, l’illustre costituzionalista e già ministro prof. Giuseppe Guarino ha smontato con grande maestria la tesi secondo cui il declino dell’Italia sarebbe dovuto al debito pubblico. Grazie al debito pubblico, l’Italia ha avuto tassi di sviluppo dal 1948 al 1980 che la vedono al primo posto nel mondo. Col passaggio dal mercato comune al mercato unico, l’UE ha adottato la “tecnica di Tamerlano”, e cioè di distruggere tutto ciò che trovava sulla sua strada. Raccontando un episodio della vita di Luigi XIV il giovane, il prof. Guarino ha paragonato le terapie della UE ai salassi somministrati dai grandi medici francesi e lombardi, che stavano per stroncare il re francese finché non fu chiamato un medico locale che gli somministrò un cordiale, e il re guarì. “Ci chiedono di fare sviluppo, ma se ci fanno salassi da 50, 100 e 200 miliardi, come facciamo a fare lo sviluppo?”, ha chiesto Guarino tra gli applausi.

di Nicoletta Forcheri
Tratto da: http://www.stampalibera.com/?p=35610

martedì 22 novembre 2011

Sarà l’Europa a muovere guerra al mondo arabo e poi alla Russia?

ENERGIA: RUSSIA, IMPUGNEREMO TERZO PACCHETTO UE 11:48 18 NOV 2011

(AGI) Mosca – La Russia sta studiando come impugnare le norme contenute nel Terzo Pacchetto energetico varato dall’Unione europea. Lo ha detto il ministro dell’Energia russo, Serghei Shmatko, ricordando che l’accordo di cooperazione in vigore tra Russia ed Europa prevede il mantenimento delle esistenti condizioni economiche di lavoro per le societa’ russe che operano nell’Ue. Se applicato integralmente, il Terzo pacchetto, invece, comporterebbe un peggioramento di quelle condizioni, ha avvertito Shmatko. Il Terzo pacchetto prevede che chi produce non puo’ essere anche proprietario delle infrastrutture attraverso le quali il combustibile giunge nei Paesi.


Tradotto: la Russia non potrebbe disporre dei suoi oleodotti e sarebbe bloccata. Senza i proventi del gas la Russia finirebbe sotto il ricatto atlantico e immiserita.

Dopo la rapina della ricca Libia con l’espulsione di cinesi, russi e italiani da parte degli Angli più i francesi, siamo arrivati oggi alla guerra economica alla Russia. L’azione come potete leggere nella nota dell’AGI consiste nel bloccare la possibilità di distribuire il gas in Europa da parte della Russia. Sullo sfondo Israele vuole far presto e sta lanciando la Nato che si sta prepararando, alla devastazione della Siria. Damasco, patrimonio dell’umanità andrà distrutta come Tripoli o Sirte? E’ probabile. La eliminazione delle culture e degli Stati nazione è nel calendario perenne dei mondialisti. Intanto la Nato sta preparando la No fly zone, cioè il controllo dello spazio aereo di uno stato sovrano, ovvero il più potente atto di guerra. Parallelamente stanno istigando la Turchia che si vorrebbe accodare all’infame banchetto atlantico invadendo la Siria, il tutto mentre Israele potenza nucleare non soggetta ad alcun controllo gongola si lamenta e pungola l’Iran con i soliti dispacci dell’Aiea che hanno invertito la loro idea ed ora accusano l’Iran che un domani potrebbe trasformare il nucleare civile in nucleare per scopi bellici.


Questa annunciata, prossima guerra di sterminio e distruzione della Siria, cioè di ogni autorità nazionale, è la pre condizione per la conquista di Iran e Pakistan? A sterminio concluso la Russia sarà in gabbia e la Cina sarà isolata, sorvegliata e imbrigliata anche lei? Ovviamente nei piani dei criminali planetari la guerra la dovremo fare noi europei, come in Libia, con in più i tedeschi e turchi.

Gli Usa in fallimento non hanno altra via di scampo che accettare le condizioni e imposizioni bellicistiche delle Banche mondialiste controllate dai deviati che si coinsiderano popolo eletto? Gli elementi in nostro possesso portano a pensieri cupi. In caso contrario, cioè se non volessero lanciarsi in guerre, gli Usa collasserebbero in un battibaleno, come l’URSS per la quale è stata costruita ad hoc la crisi economica con lo stesso progetto di rapina delle risorse pubbliche ora evidente, ben conosciuto, praticato con reiterata perfidia ed oggi più che mai di moda..

Il momento poi è straordinariamente positivo, è quasi una congiunzione astrale per i nostri burattinai. Tutte le principali nazioni europee sono ormai controllate dalla Nato, cioè dagli Usa. Gli americani sono riusciti ad infiltrare in ogni governo, ed a capo della Ue e della BCE i loro guastatori per controllarla e guidarla dove conviene loro. In Italia hanno messo l’ambasciatore in Usa nel governo, come ministro degli Esteri. I politici dissidenti come quelli della Serbia, Norvegia e della Polonia sono provvidenzialmente defunti in attentati terroristici e misteriosi e improbabili incidenti. Oggi qualche flebile lamento si ode solo dalla lontana Ungheria.

I poteri forti hanno quindi molta fretta; Sarkozy l’americano che ha consegnato la Francia agli Usa sta per uscire di scena, come Napolitano l’altro americano, come Obama, Monti è un precario a tempo che ha l’appoggio certo solo della sinistra (che appoggiando la tassa dell’ICI sulla prima casa perderà ulteriori consensi) e transfughi di centro, il guerrafondaio europeo Barroso al suo secondo mandato è un sorvegliato speciale. Zapatero in Spagna è stato cacciato dagli elettori. La Grecia ha anche lei un governo loro, ovvero tecnico.

Difficilmente i burattinai delle banche potranno avere la rappresentanza o meglio potranno avere nel prossimo fiuturo il controllo sull’Europa che hanno adesso.

La situazione merita quindi di essere compresa al più presto. Dobbiamo prevenire l’escalation bellica prevista dai criminali mondialisti. Dobbiamo fare ogni sforzo e mettere in guardia quante più persone pensanti possibili. Adesso l’acqua è alla gola.

Ah, se solo gli ingenui di sinistra, i tronfi di destra, e perdenti del federalismo capissero!

di Lino Bottaro

E' arrivato Super Mario

CIAMPISMO, AMATISMO, MONTISMO = VAMPIRISMO



Tranquilli. In fondo non è successo niente che già non fosse in atto. Tutto fu pianificato oltre venti anni fa. Il progetto era alquanto semplice in quanto doveva soltanto soddisfare la voracità del mondo della finanza. Progetto che prevedeva di papparsi tutto ciò che era pensabile.

Il via alle danze lo diede nel 1992 l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi che si incaponì nella difesa della lira sotto l’attacco di Soros. Alla fine il governatore riuscì a bruciare 60 mila miliardi di lire ed a svalutare la moneta nazionale del 30%. Così che gli investitori anglosassoni poterono razziare a prezzi di liquidazione quelle aziende pubbliche che nel frattempo Giuliano Amato aveva declassato in società per azioni per poterle mettere sul libero mercato. Nessuno pose domande, a parte la Guardia di Finanza che nel 1996 aprì una indagine, naturalmente con il solito giochino da illusionisti fatta sparire da altri soggetti.

Le nuove icone della Repubblica non potevano essere oggetto di sospetti. Ed infatti per i loro servigi, Carlo Azeglio Ciampi fu ricompensato con la Presidenza della Repubblica, Giuliano Amato ha ricoperto svariati incarichi ministeriali ed addirittura in occasione dell’ultima elezione presidenziale il suo nome fu proposto dal PDL in alternativa allo stesso Napolitano.

Da allora, indipendentemente da chi occupasse Palazzo Chigi, il progetto è andato avanti. Altri pezzi del patrimonio pubblico sono stati svenduti, la sovranità nazionale e monetaria sacrificata per poter entrare in quel gran caravanserraglio che è l’UE, si sono ristretti i margini della produzione in favore della delocalizzazione ed è stato sancito quel gran principio che è da fessi fare lo stesso lavoro per tutta una vita e pertanto siamo sprofondati nell’incubo della precarietà.

Assegnare la paternità di questi radiosi risultati alla destra o alla sinistra è esercizio inutile in quanto ambedue sono funzionali al sistema; in fondo è una gran cosa l’alternanza all’interno dello stesso progetto. Serve soltanto per confondere le idee e realizzare sempre il volere dei veri padroni.

Purtroppo ultimamente questo meccanismo si era un po’ inceppato. Berlusconi aveva un po’ ecceduto con le sue “puttanate”, che se pure lo avevano reso ancor più succube e ricattabile, (infatti all’ultimo G 20 nell’ultima speranza di salvare poltrona e affari di famiglia ci ha pure consegnato nelle grinfie del FMI), oramai era impresentabile pure per i suoi manovratori.

Dall’altra parte la cosiddetta opposizione, nonostante la dote di un manipolo di deputati comperati al fronte berlusconiano, e nonostante che fossero tre anni che ripeteva il solito motivo “Berlusconi vattene.. Berlusconi vattene” al momento opportuno ha dimostrato di non avere né un progetto né i numeri per sostituire il cavaliere. Che fare ?????

A togliere tutti dall’imbarazzo ci ha pensato il padrone. Sgomberato il campo dai camerieri della politica, la finanza apolide si è rimboccata le maniche ed ha assunto in prima persona il comando delle operazioni.

E’ la prima volta che succede, ma qui ci sono fior di interessi da riscuotere e non si possono correre rischi di insolvenza. Al massimo si può lasciare un po’ di libero sfogo alla piazza lasciandogli sputacchiare l’abbacchiato cavaliere. Ma non di più. In fondo la cagnara serve sempre a nascondere agli occhi della massa quello che realmente accade.

E’ successo con il golpe di “mani pulite” quando con un colpo di spugna si sono azzerati quelle dirigenze pubbliche che avrebbero potuto opporsi all’operazione Ciampi/Amato sopra descritte.

E’ successo in questi giorni dando un’opportunità di esternazione alle frustrazioni dei decerebrati di sinistra ed ai venticinqueluglisti del terzo polo, lasciandogli l’illusione di poter gioire della caduta dell’odiato nemico, non ben comprendendo gli stessi chi era il vero vincitore.

Ma adesso tutti in riga, la ricreazione è già finita.

La nuova compagine governativa sembra la fotocopia di un grigio consiglio di amministrazione. I tecnici comandano ed i politici portino i voti. Tutto sommato la cosa ha una sua naturale continuità e non dovrebbe richiedere grandi sforzi. Quelli di centro destra non possono tirarsi indietro in quanto Monti non farà altro che realizzare quanto da loro stessi promesso nella famosa lettera di sottomissione all’Ue. Quelli di centro sinistra dopo averci per anni rotto le scatole con il famoso refrain “ce lo chiede l’Europa” adesso non possono certamente sottrarsi al pagamento del conto che la loro mostruosa creatura ci presenta.

La qual cosa non sarà cosa di poco conto.

E non soltanto sul piano economico. A tal riguardo è interessante rileggersi quanto il novello Ministro della Difesa, Amm. De Paola ha rilasciato al Sole 24 ore in data 6 novembre. Parlando di ottimizzazione delle risorse ebbe a dire “la smart defense è un atto politico. Può forse apparire ironico dirlo ora, ma i ministri, come non hanno avuto paura di abbandonare la sovranità finanziara per accedere all'euro, così non devono avere paura di condividere la propria sicurezza per attuare una difesa integrata.” Capita l’antifona?

Eppoi Monti ci racconta la favoletta che loro proprio non sono l’espressione dei poteri forti. Come no? Basta guardare ai curriculum dei nuovi ministri, che li fanno sembrare tanti bambolotti con il marchio di fabbrica impresso sul fondo schiena. Nei discorsi pronunciati di fronte a Senato e Camera, Monti non ha però parlato del problema principe. Che è il conflitto di interessi.

Non quello del neo ministro Passera che con le sue partecipazioni in faccende che saranno oggetto dei provvedimenti del suo dicastero lascia basiti. No, qui si parla del conflitto d’interesse principe.
Che è quello che riguarda Banca d’Italia. Laddove soggetti privati si sono arrogati il diritto di impossessarsi dell’Istituto che vigilava sulle loro attività, in modo tale che adesso i sorvegliati fanno pure da sorveglianti a se stessi.
I soliti privati che si sono costruiti quell’altro centro infernale che risponde alla BCE. Che presta il denaro agli stessi ad un interesse all’1,5% e non lo presta agli Stati che invece debbono ricorrere agli associati che dopo averlo ricevuto all’1,5% lo cedono all’8% creando ad arte il cosiddetto ed inesistente debito pubblico.

Monti ha parlato di ICI, di pensioni e di molto altro ancora. Ma non del sistema bancario.
E’ pur vero, bontà sua, che ci tiene a sottolineare che lui ed il suo governo non sono espressione dei poteri forti. Beato chi ci crede.

(Giuseppe Coppedè)

Ecco chi è davvero Mario Monti ...


Mario Monti continua a negare di essere un rappresenante dei Poteri forti; ieri ha sfioraro il ridicolo ricordano come l’Economist lo avesse definito il “Saddam Hussein del business Usa” per essersi opposto a Microsoft e Coca Cola quando era Commissario europeo. Frase ad effetto ma priva di fondamento.

Se fosse stato davvero Saddam Hussein avrebbe fatto un’altra fine, forse non così drammatica come quella del Raîs, ma oggi sarebbe un oscuro ed emarginato professore in pensione. Invece la Coca Cola che lui aveva “perseguitato” lo ha assunto come Consigliere, ma non è questo il punto.

Mario Monti non rappresenta i poteri forti, Mario Monti è parte costituente dei poteri forti. Monti è consigliere di Goldman Sachs (a proposito: ma si è dimesso?), è presidente della Trilaterale (ramo europeo), ha fondato il think tank Breugel di cui è presidente, è membro e assiduo frequentatore del Bilderberg. Naturalmente nelle biografie ufficiali scorda sistematicamente di ricordare la sua affiliazione alla Trilaterale e al Bilderberg. Perchè?

Altro che tecnico sobrio e neutrale, Monti è un uomo molto ambizioso che recepisce gli interessi di queste organizzazioni, le quali hanno forti interessi finanziari (Golmdan) o perseguono disegni non dichiarati e inquietanti. Su questi punti andrebbe incalzato dalla stampa e dal Parlamento; ma naturalmente questo non accade, se non marginalmente e con scarsa cognizione di causa da parte dei giornalisti.

Così Monti può perseguire i propri interessi, facendo leva sul sostegno dei compagni di cordata italiani .Ad esempio: oggi fa scandalo il bigliettino di Enrico Letta, nessuno scrive che Enrico Letta è un membro della Trilaterale, affiliazione che naturalmente il deputato Pd, come Monti, non rivendica nelle biografie ufficiali. Sapendo questo retroscena il suo gesto apparentemente ingenuo assume un altro significato

Perchè questa discrezione nei dirsi membri di Trilaterale e Bilderberg? Perchè questi misteri? Cosa aspetta l’opinione pubblica ad aprire gli occhi sul signor Monti e su Enrico Letta e su Mario Draghi e tanti altri venerati tecnici o addirittura padri della patria?

PS Un lettore di questo blog, Marco Saba, che ringrazio, segnala che Monti è anche membro Senior Advisory Council di Moody’s ovvero della principale agenzia di rating al mondo…

di Marcello Foa
Tratto da: http://blog.ilgiornale.it/foa/2011/11/19/monti-piu-poteri-forti-di-lui-non-si-puo/

sabato 19 novembre 2011

Dieci domande al Mario Monti

Ho trovato molto interessante quest'articolo seguente in cui l'autore (Carlo Gubitosa di Liberazione.it) rivolge idealmente 10 domande a Mario Monti.
Domande a cui  mi piacerebbe sentire rispondere il  (non eletto) novello premier, soprattutto dopo che ha dichiarato di non appartenere ai poteri forti ed ha anzi detto testualmente: "Poteri forti? In Italia magari ce ne fossero" che vuol dire questo "magari" ?
Per poteri forti si intendono le banche d'affari, le multinazionali e qualsiasi istituzione sovranazionale che si insinua nel tessuto politico e sociale di uno Stato per prevaricarne la sovranità.
Quindi perchè dovremmo essere contenti che ci fossero più poteri forti in Italia? Cosa voleva dire Senatore Monti, forse che in Italia c'è "troppa democrazia" ? D'altronde diversi studi pubblicati dalla Commissione Trilaterale (di cui Mario Monti è il presidente Europeo) affermano che l'eccesso democrazia è d'intralcio allo sviluppo economico.
Quest'affermazione sui poteri forti di Monti è dovuta quindi ad un lapsus senile, un tentativo non riuscito di battuta o alla nuda è cruda verità, cioè che in Italia non ci sono abbastanza Poteri Forti e quindi a questo si pone rimedio con il suo insediamento a Premier?
Perchè invece di limitarsi a dire di non appartenere ai poteri forti non  prova a smentire il fatto oggettivo che ricopre il ruolo di membro del "Research Advisory Council" del "Goldman Sachs Global Market Institute" la quale è una delle maggiori banche d'affari e di speculazione del mondo e che secondo i dati diffusi da Milano Finanza, avrebbe innescato l'ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d'oltreoceano che ha portato all'impennata dello spread che ha favorito l'instaurazione del suo governo tecnico chiudendo il cerchio.
Infotricks


1) Senatore Monti, il 2 gennaio scorso in un editoriale sul Corriere della Sera lei ha parlato dell'"illusionismo marxista" criticando "la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica", plaudendo alle "due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne" e affermando che "grazie alla loro determinazione, verrà un po' ridotto l'handicap dell'Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili". Pragmaticamente, lei pensa che l'abbandono del massimalismo ideologico in favore di un sano realismo debba applicarsi anche a chi teorizza l'autoregolazione del mercato, l'assenza di regole e di stato come motore dello sviluppo, i sostegni statali alle banche come puntelli dell'economia e altre teorie economiche neoliberiste che non hanno finora trovato riscontro nella realta' dei fatti?

2) Sempre per le affermazioni di cui al punto 1, non crede che le sue dichiarazioni di obsolescenza dello statuto dei lavoratori e del sistema di diritti precedente agli accordi FIAT di Pomigliano sia una visione squisitamente politica e a suo modo "schierata", ben lontana dall'immagine di "tecnico super partes" che le e' stata attribuita dagli organi di informazione?

3) Senatore Monti, a quanto risulta lei continua a ricoprire il ruolo di membro del "Research Advisory Council" del "Goldman Sachs Global Market Institute". Proprio la Goldman Sachs, secondo i dati diffusi da Milano Finanza, avrebbe innescato "l'ondata di vendite di Btp italiani, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d'oltreoceano". Non pensa che i rapporti pregressi con questa banca d'affari, descritta dalla stampa specializzata come protagonista delle speculazioni sui titoli di stato italiani, possano legittimare le ipotesi di un conflitto di interessi tra il suo ruolo di consulente al servizio di una banca privata e il ruolo di garante della tenuta economica nazionale che un Presidente del consiglio e' chiamato a ricoprire nell'interesse di tutti i cittadini?

4) Senatore Monti, la Costituzione Italiana, al secondo comma dell'articolo 59, prevede che "il Presidente della Repubblica può nominare senatori a vita cinque cittadini che hanno illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario". E' noto a tutti il suo ricco curriculum nei settori dell'economia, della finanza e della politica europea. Non sono noti tuttavia i suoi successi in campo sociale, artistico e letterario, e la sua attivita' scientifica sembra limitata allo sviluppo del modello di Klein-Monti, che secondo quanto riportato da Wikipedia "descrive il comportamento di una banca in regime di monopolio, risultato degli studi paralleli di Monti e del premio Nobel Lawrence Klein". Lei crede che questi studi, comparabili a molti altri lavori realizzati da ricercatori ed economisti italiani, siano stati gli "altissimi meriti nel campo scientifico" che le hanno valso l'ingresso nel Senato della Repubblica? Oppure le cause fondanti della sua nomina sono legate a circostanze diverse dai suoi meriti scientifici, e alla necessita' di imboccare una "scorciatoia" forzando l'istituto costituzionale dei senatori a vita per mettere al governo in tempi rapidi e senza passare dalla "formalita'" delle elezioni una persona percepita come affidabile dagli operatori dei mercati finanziari? In questa seconda ipotesi, quali sono secondo lei le condizioni che possono legittimare agli occhi di una opinione pubblica sempre piu' distante dalla classe politica un governo guidato da un senatore di fresca nomina che non ha mai ricevuto neppure un voto dai cittadini italiani?

5) Senatore Monti, il 26 settembre scorso davanti alle telecamere de "La7", lei ha dichiarato che "stiamo assistendo, e non e' un paradosso, al grande successo dell'euro, e la manifestazione piu' concreta del grande successo dell'Euro e' la Grecia". Alla luce dei successivi sviluppi della situazione politica ed economica in Grecia, delle conseguenti tensioni sociali e della recente crisi di governo, lei conferma l'opinione espressa in quella circostanza oppure ci sono delle nuove considerazioni da fare per valutare le conseguenze della perdita di sovranita' monetaria dei paesi dell'area euro in tutti i loro aspetti?

6) Senatore Monti, lei e' stato il primo presidente del Bruegel, un prestigioso "think tank" economico basato a Bruxelles, oltre ad essere membro della "Commissione Trilaterale" fondata dal magnate David Rockefeller. Cosa risponde ai critici che in virtu' della sua appartenenza a questi gruppi vedono in lei un "alfiere del neoliberismo", temendo che anche in Italia la BCE e il Fondo Monetario Internazionale si appoggino a lei per introdurre politiche spinte di deregulation fatte di privatizzazioni dei servizi pubblici, smantellamento dello stato sociale, compressione dei diritti in nome della competitivita', aumento delle disuguaglianze tra classi sociali, allargamento della forbice tra ricchi e poveri (l'ISTAT segnala gia' un 10% di italiani sotto la soglia di poverta' relativa), e altre iniziative redditizie per i mercati ma dalle conseguenze potenzialmente devastanti per i cittadini, che con il nome di "aggiustamenti strutturali" hanno gia' danneggiato le economie di molti paesi dell'Africa e dell'America Latina?

7) Senatore Monti, in merito alla sua esperienza come Commissario europeo per la Concorrenza, molti commentatori le riconoscono il merito di aver fatto applicare le regole europee della concorrenza perfino alla Microsoft, una delle piu' grandi e ricche aziende del mondo, capace di mettere in difficolta' perfino le piu' autorevoli istituzioni antitrust statunitensi. Le chiedo quindi quali provvedimenti ritiene opportuno adottare relativamente all'abuso di posizione dominante nel settore televisivo dell'azienda Mediaset, aggravato da ripetute e indebite ingerenze nel servizio pubblico televisivo di esponenti politici riconducibili a Mediaset (a cominciare dallo stesso Presidente del Consiglio uscente). Tali ingerenze sono ampiamente documentate con atti giudiziari e intercettazioni telefoniche che dimostrano al di la' di ogni ragionevole dubbio l'esistenza di una strategia che accomunava esponenti Rai e parlamentari dell'uscente maggioranza nell'obiettivo di depotenziare il servizio pubblico televisivo a vantaggio dei network commerciali.

8) Senatore Monti, lei e' membro della "Commissione Permanente" del gruppo Bilderberg, un club privato riservato a personalita' autorevoli, a cui le cronache attribuiscono il potere di condizionare le politiche degli stati sovrani con riunioni a porte chiuse e vietate ai giornalisti. In qualita' di privato cittadino, fino a ieri lei poteva partecipare a qualsiasi riunione privata senza essere tenuto a comunicare a chicchessia informazioni in merito alle sue attivita'. Tuttavia, in qualita' di senatore della Repubblica, le chiedo se attualmente lei non ritenga incompatibile con la trasparenza richiesta ad un capo di Governo (e in generale a tutti i rappresentanti delle istituzioni) la segretezza imposta ai partecipanti delle riunioni Bilderberg, e se in virtu' di questa incompatibilita' lei intende semplicemente cessare le sue partecipazioni a queste riunioni oppure comunicarne i contenuti ai cittadini italiani.

9) Senatore Monti, le cronache la segnalano anche come "advisor" della Coca-Cola company, un marchio globale noto in tutto il mondo. In Italia, tuttavia, abbiamo nel viterbese aziende che producono ottimo chinotto dal 1949, e pertanto vorrei chiederle quali sono le misure che intende adottare per tutelare i prodotti italiani dalla globalizzazione dei mercati, per tutelare il lavoro italiano dalla delocalizzazione delle imprese, per tutelare i lavoratori italiani dalla concorrenza sleale di paesi ed economie dove il costo del lavoro risulta piu' basso che altrove per l'indebolimento dei diritti fondamentali nel lavoro o per la mancata applicazione delle regole stabilite nelle Convenzioni dell'International Labour Organization (ILO).

10) Senatore Monti, a quanto risulta lei e' stato allievo del Premio Nobel per l'economia James Tobin, sostenitore di una tassa nota come "Tobin Tax" che ha l'obiettivo di disincentivare le manovre finanziarie puramente speculative con l'applicazione di una leva fiscale, permettendo di deviare nelle casse degli stati sovrani, e quindi ai cittadini, parte degli enormi profitti del settore finanziario. Lei e' stato piu' volte indicato come un tecnico in grado di mettere freno alle speculazioni economiche per anteporre l'interesse sociale collettivo all'interesse economico privato, e quindi le chiedo se nel suo programma di governo e' compresa l'introduzione di una tassazione simile a quella proposta dal suo ex professore James Tobin, e in caso di risposta negativa quali sono le misure che intende adottare per disincentivare le operazioni speculative sui titoli di stato italiani. Nel ringraziarla in anticipo per la sua risposta a questi interrogativi, le porgo i miei piu' cordiali saluti.

di Carlo Gubitosa

Fonte: http://www.liberazione.it/news-file/Dieci-domande-al-Mario-Monti.htm
Tratto da: http://www.megachipdue.info/tematiche/democrazia-nella-comunicazione/7182-dieci-domande-al-mario-monti.html

venerdì 18 novembre 2011

GRAMELLINI: idee incellophanate, luoghi comuni tascabili e slogan precotti.


La categoria di persone che odio di più è quella dei giornalisti con le idee incellophanate come Gramellini.
Il suo pensiero sottovuoto si conserva nelle buste Domopak, si ripone nel freezer e si serve in ogni epoca e circostanza, anche fuori stagione, sempre fresco ma assolutamente insapore. Glen Gram: aspetto chiaro, gusto pietoso.

L’editorialista de La Stampa ci propina luoghi comuni tascabili come concetti brillanti e slogan precotti come alimenti di giornata. L’epitome è il suo debole, la banalità la sua forza. Se non fosse per il suo stile originale i suoi articoli sembrerebbero lanci dell’ansa in formato ridotto.
Quando penso ai pezzi Gramellini l’unica cosa che mi viene in mente sono gli hamburger plastificati di McDonald che senza l’assortimento di salsine e spezie sarebbero immangiabili. Comunque, sia gli uni che gli altri risultano assolutamente indigeribili.

Su Monti il vice direttore del quotidiano torinese ha dato il meglio di sé, contrapponendo la sobrietà del professore alla sregolatezza del suo predecessore. Da quando in qua la morigeratezza è una categoria della politica? Se questo Monti è davvero così buono e misurato si dedichi alle opere pie piuttosto che allo Stato. Del bocconiano possiamo insomma fidarci perché, secondo Gramellini, costui è normale, non dice le barzellette, non si scalda i polpacci con i mutandoni, non fa le corna, sa stare a tavola, non sporca per terra, non sbava dietro alle gonnelle, non giura sulle zucche, non si trapianta i bulbi, non si sfila un paio di chili dalla pancia, non usa il botox, non va a braccetto con dittatori e puttanieri, non va alle feste con la bandana, non ama la canzone napoletana e non aggancia le donne per la sottana.

Stesso giudizio sull’altro Mario, attuale presidente della BCE. Di quest’ultimo è riuscito persino a dire che non sembra italiano, perché sa di cosa parla e parla di ciò che sa. Null’altro da dichiarare sui curricola dei due gendarmi a disposizione di banche e organizzazioni trilaterali. A Gramellini piacciono le persone serie e laboriose che, ovviamente, elegge lui con la sua penna come tali. Cioè, tali e quali a lui, con la contabilità nel cuore e nessun amore per la nazione che viene vituperata a parole (come nel suo caso) o con i fatti (nel caso degli altri due, mercenari della finanza globale ed esecutori prezzolati di ordini mondiali). Senza Berlusconi finalmente gli ottimati si fanno avanti. Gramellini, che si sente uno di loro, ha infatti scritto che le dimissioni di B rappresentano un primo passo. Di tanti passi indietro (di cui il Cavaliere è pure responsabile), sulla strada che ci porterà dritti alla disfatta. Berlusconi ha smesso di fare le corna per il compiacimento di Gramellini, ma adesso il vile gesto lo fa tutto il popolo che teme per il suo destino. La situazione è peggiorata per tutti, Gramellini è circondato dalla maleducazione e noi da suoi amici competenti ma traditori.

di Gianni Petrosillo

Tratto da: http://www.conflittiestrategie.it/2011/11/17/gramellini/

Presentato il nuovo governo ... ci faranno fare la fine di Atene (?) ...

A tempo di record, come tutte quelle cose che devono essere fatte senza dare alle persone il tempo di rendersi conto della fregatura (tipo il patriot act, per dirne una), il nuovo presidente del coniglio ha presentato i suoi tirapiedi.

Sono i vassalli del vicere’ del grande imperatore bancario.

Sono le persone che ci faranno fare la fine di Atene.

Ma con eleganza.

Perché questi signori sono i peggiori di tutti?

Perché sembrano credibili. Non sono quegli scimmioni trogloditi tagliagole di prima, sono quello che ogni governo dovrebbe essere: esperti, competenti del loro settore, perfino sobri almeno in apparenza.

Sono proprio quello che occorre per fare a pezzi un paese senza che la popolazione capisca e si ribelli, anzi, con il consenso Felice della popolazione. Che forse capirà quando sarà ormai troppo tardi.

E così, una fredda mattina di metà novembre il nuovo ordine mondiale dal volto umano è calato su Roma, stimatissimi.

Ed ora ce lo teniamo.

Spero di sbagliarmi, in fondo.

Saluti felici

di Felice Capretta

giovedì 17 novembre 2011

Coraggio collettivo.

IL PUNTO DEL 16 NOVEMBRE 2011 di Monia Benini


Quanto conta il coraggio collettivo di una nazione, di un popolo, per difendersi dall'azione criminale della grande finanza internazionale.


di Monia Benini
Tratto da: http://ilpuntotv.blogspot.com/2011/11/il-punto-mercoledi-16-novembre-2011.html

mercoledì 16 novembre 2011

Monti: speculazioni e svendite tutto come previsto.


Non lasciatevi ingannare dal fatto che le borse continuino a perdere e lo spread a salire non è colpa di Monti, Monti non sta fallendo nei confronti dei mercati perché è lui stesso il rappresentante dei mercati.

Mi spiego … se appena ricevuto l’incarico di primo ministro lo spread fosse sceso e le borse fossero tornate in attivo innanzitutto qualcuno avrebbe potuto sentire puzza di bruciato, insomma il golpe (di insediare un alto esponente della finanza mondiale a capo di un governo) sarebbe stato fin troppo palese persino per i più miopi;
in secondo luogo se la sola presenza di Monti fosse bastata a calmare i “mercati” non sarebbero serviti i tagli (lacrime e sangue da macelleria sociale) e le privatizzazioni selvagge (meglio svendite).

Ora invece l’ITALIOTA medio si dovrà convincere che: “la situazione è disperata, tutti dobbiamo fare sacrifici quindi è GIUSTO (!!!) tagliare lo stato sociale e magari anche gli stipendi, le pensioni e perché no, le imminenti tredicesime ”.

… e questo purtroppo sta già funzionando, infatti sento già farneticare molti in tal senso: "…qualcosa bisogna pur fare … "  … per la serie BASTONATI E CONTENTI !!!

Infine non serve essere economisti per sapere che prima delle SVENDITE vanno abbassati i prezzi e così ieri il titolo di Finmeccanica ha perso il 20,3% (!!!)

Insomma i mercati e gli speculatori stanno spianando la strada alle azioni del nuovo governo …
… il "fuori tutto" delle aziende strategiche italiane e la macelleria sociale stanno per cominciare ...

… nessun intoppo è tutto come previsto …

… bravi tutti … povera ITALIA …

Infotricks

La Goldman Sachs padrona dell’Italia e dell’Europa

La banca Usa ha suoi ex consulenti al governo, Monti in Italia e Papademos in Grecia
e un ex dirigente, Draghi, alla Bce

L’Italia, o meglio la sua classe politica, ha accettato di appaltare la propria politica economica all’Alta Finanza internazionale. Nel caso specifico alla Goldman Sachs. Quindi alla stessa banca di affari e di speculazione che ha massicciamente speculato contro i nostri titoli di Stato e che continua tutt’ora a farlo. Una attività che ha reso molto bene ai banditi di Wall Street, passati in pochi giorni senza battere ciglio dalla vendita dei nostri Btp in portafoglio alle speculazioni sui Cds, “credit default swap”, riferiti agli stessi titoli di Stato italiani e che rappresentano una assicurazione sulla loro solvibilità futura.

Mario Monti, incaricato di formare il nuovo governo, è stato appunto un consulente della Goldman Sachs. Una attività che lo accomuna a vari Romano Prodi, Gianni Letta e al non compianto Tommaso Padoa Schioppa. Una banca, la Goldman Sachs, nella quale Mario Draghi, purtroppo per noi italiani ex governatore della Banca d’Italia e sempre purtroppo per noi europei ora presidente della Banca centrale europea, è stato vicepresidente per l’Europa. Una banca, la Goldman Sachs, che, guarda caso, ha svolto un ruolo non indifferente nel processo di privatizzazione, in altri termini di svendita, delle nostre più importanti aziende pubbliche. Eni e Telecom in primo luogo. Privatizzazioni avviate dopo la crociera sul Britannia del 2 giugno 1992, nel corso della quale ad una Italia, travolta da Mani Pulite, venne “suggerito”di varare le privatizzazioni. Privatizzazioni avviate dopo la speculazione terroristica anglo-americana contro la lira dell’autunno dello stesso anno. Privatizzazioni nelle quali Mario Draghi, all’epoca direttore generale del Tesoro, era l’incaricato delle “dismissioni” e la Goldman Sachs svolse il ruolo di consulente ed insieme ad altre banche collocò sui mercati le diverse tranches di azioni messe in svendita. Ma non è ancora finita. La Goldman Sachs è e la stessa banca che aiutò i governi della Grecia, quello conservatore e quello socialista, a truccare i conti pubblici, per essere più presentabili agli occhi dell’Unione europea e per rendere possibile l’entrata di Atene nell’euro. Ed infine, la Goldman Sachs è quella banca che, finita in quasi bancarotta in conseguenza delle proprie speculazioni andate a male e di tutta una serie di investimenti sbagliati, è stata gentilmente salvata da Barack Obama con un prestito di 7,5 miliardi di dollari. Un prestito che è servito ai criminali di Wall Street, senza più un dollaro in cassa, a salvarsi dal fallimento, e che è servito per tornare a macinare utili nel giro di un anno, a dimostrazione che svolgere l’attività di usuraio è sempre fruttifero. Del resto come poteva il maggiordomo di Wall Street esimersi dal ricambiare il finanziamento ricevuto per la campagna presidenziale del 2008 dalla banca che, per il cittadino medio Usa, rappresenta il simbolo stesso della speculazione? Una banca che purtroppo sembra intoccabile, tanto che la sua dirigenza una volta rimessa in piedi la baracca si è potuta permettere di rispondere picche all’inquilino della Casa Bianca che, in nome di un minimo di dignità personale e all’insegna della decenza, si era permesso di chiedere di non attribuire eccessivi premi di produzione ai manager, non fosse altro perché si trattava degli stessi che avevano portato la Goldman Sachs sull’orlo del fallimento.

Ricordiamo e ricorderemo sempre questo perché vogliamo evidenziare ancora una volta come i governi italiani abbiano rinunciato a svolgere il loro compito primario: quello di indirizzare la politica economica del nostro Paese, consegnandosi invece nelle mani di un ex consulente della banca che rappresenta l’esempio più inquietante della più schifosa e odiata speculazione. Laddove per speculazione intendiamo quella attività finanziaria che non opera a supporto dell’attività produttiva, come dovrebbe essere in ogni Paese normale, ma che opera per se stessa e che persegue l’obiettivo del semplice tornaconto finanziario immediato e non si preoccupa minimamente delle devastanti conseguenze sociali che essa provoca.

Del resto perché stupirsi? I governi, in primo luogo quello statunitense e quello britannico, che sono emanazioni delle prime due piazze finanziarie mondiali, Wall Street e la City, si preoccupano soltanto di creare il più ampio spazio di manovra ai banditi della Goldman Sachs e a tutti gli altri loro colleghi. Si preoccupano che nasca e si stabilizzi il cosiddetto Libero Mercato che altro non è che la più ampia libertà di rapina concessa ai banditi della finanza. Nell’Europa continentale la musica è appena differente perché la politica è riuscita a ritagliarsi ancora un po’ di spazio autonomo e salvare qualche spazio di Stato sociale e di Stato imprenditore (in Italia, con Eni, Enel e Finmeccanica). Ma i tecnocrati che guidano la Commissione europea, chi più chi meno espressione degli interessi dell’Alta Finanza e della Grande industria, sono lì a testimoniare che la politica è morta perché i governi si limitano ormai ad accettare senza discutere le direttive della tecnocrazia di Bruxelles anche quando esse sono manifestamente assurde.

Ma si può addirittura andare al di là della semplice accettazione di tutto quello che viene imposto dall’alto, come lo smantellamento dello Stato sociale, il lavoro reso più precario e la svendita delle aziende pubbliche. Può infatti succedere, come in Italia, che la politica dia tutto il potere “legale” alla tecnocrazia che assumerà tutte quelle decisioni che la speculazione ci chiede per smetterla di attaccarci e che implicano, nel caso della svendita di Eni ed Enel, la fine della nostra sovranità nazionale. In Italia ora c’è Monti. In Grecia è arrivato a guidare il governo un altro consulente della Goldman Sachs, come Lucas Dimitrios Papademos, dopo che la banca Usa aveva speculato contro i titoli di Stato di Atene. E poi dicono che è solo una coincidenza. (...)

di Filippo Ghira

Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11495

Giulietto Chiesa: con Monti, tutti più poveri entro 2 anni

Il programma Napolitano-Monti porterà l’Italia in recessione. Da qui a due anni (se Monti regge per due anni), l’Italia sarà in recessione: lo dicono i dati europei di oggi, li ho letti sul “New York Times”. Finora abbiamo parlato della politichetta italiana, ma il partito numero uno, in Italia, è quello della gente che non va a votare: gente che sarà protagonista della crisi, sottoposta al programma di Monti che è la realizzazione della lettera di Draghi e Trichet che ci impone di ridurre il nostro reddito del 20%. Mario Monti è un uomo della Trilaterale, del Bilderberg, dei grandi centri di potere. E’ stato uomo della Goldman Sachs, che ha gestito per lungo tempo. Quest’uomo non viene qui per fare la riforma elettorale, ma per fare quello che hanno deciso Trichet e Draghi. Ci farà sudare lacrime e sangue.

Berlusconi è stato travolto da una crisi più grande di lui e probabilmente più grande di noi messi insieme. C’è un nuovo sistema di potere: è la finanza mondiale che arriva al governo degli Stati europei, direttamente. Come in Grecia, viene un uomo della grande finanza, imposto con la scusa del debito. Ma il debito non va pagato: questo è un debito illegale, iniquo, che è stato costruito per una larga parte – parlo dei quasi 2.000 miliardi del debito italiano – dalle classi dirigenti italiane che non hanno fatto pagare le tasse ai ricchi. Noi abbiamo, nel nostro debito, 750 miliardi che sono i soldi investiti dalle banche estere sui nostri Bond: questa è speculazione pura.

Noi abbiamo già dato, a queste banche e alle banche occidentali in generale, tutto quello che avevano speso. Le abbiamo già ricapitalizzate. Adesso arriva Monti e ci fa ricapitalizzare un’altra volta le banche europee: altri 4.000 miliardi, oltre ai 16 trilioni di dollari che la Federal Reserve ha regalato tra il 2007 e il 2010 a tutte le banche occidentali. Quanta gente sa che 16 trilioni, cioè 16.000 miliardi di dollari, sono andati a tenere in piedi artificialmente l’intero sistema finanziario dell’Occidente? A tasso zero, gli sono stati dati. Perché? La spiegazione è una sola sola: perché tutte le banche erano fallite, nel 2007. Noi le abbiamo tenute in piedi e adesso ci chiedono di tenerle in piedi ancora. Ci dicono che dobbiamo rispettare il mercato? Ma le leggi del mercato le hanno violate loro, salvando le banche fallite.


Noi siamo il paese europeo più virtuoso per quanto riguarda il debito privato. Il 42% del prodotto interno lordo italiano è il debito privato, mentre in Francia è il 53%, in Germania il 63%, in Spagna l’84% e in Gran Bretagna il 103%. Se noi facciamo la somma del debito privato e del debito pubblico, l’Italia sta molto meglio di quasi tutta l’Europa, eccetto la Germania. Domanda: come mai, improvvisamente, la questione del debito esplode sull’Italia? Come mai nessuno solleva il problema del debito della Gran Bretagna? O degli Stati Uniti d’America, che hanno 14,3 trilioni di debito?

Quello che sta accadendo è un gigantesco trucco, organizzato in sede europea dai grandi centri della finanza mondiale, che determinano tutto quello che sta avvenendo. Io mi dichiaro fin da ora all’opposizione delle indicazioni della Bce e dell’Europa. E aggiungo: il 17 dicembre ci sarà la prima grande manifestazione del comitato No-Debito: vogliamo costruire un grande movimento che dica che questo debito non si deve pagare e che la sovranità dell’Italia deve tornare nelle nostre mani.

(Giulietto Chiesa, dichiarazioni rilasciate l’11 novembre 2011 alla trasmissione “L’ultima parola”, condotta su RaiDue da Gianluigi Paragone).

L'Ultimaparola / G. Chiesa - M.Cacciari - dispute su M. Monti - 1/2


L'Ultimaparola / G. Chiesa - M.Cacciari - dispute su M. Monti - 2/2


Tratto da: Libre

lunedì 14 novembre 2011

Macelleria Monti, carni italiane


L'era berlusconiana è ormai finita e la gente esulta per aver deposto il vecchio padrone, senza accorgersi che il nuovo sarà peggio del precedente.

Il 58% degli italiani vuole un Governo tecnico di Mario Monti.

Mi chiedo il motivo per cui il popolo italiano sia così impegnato ad esultare, malgrado il potere "al vertice" lo stia conducendo verso il macello. E' tanto lobotomizzato per non rendersene conto?

Posso in parte comprendere l'esultanza dovuta al fatto di togliersi un premier che, bunga bunga a parte, abbia pensato unicamente agli interessi personali e non del Paese, ma gioire di un macellaio che verrà a fare tagli alla spesa pubblica e ad imporre misure di austerity lo trovo senza senso.

Adesso, constatando la fase di emergenza e, al contempo, di inettitudine della classe politica attuale (parlo di maggioranza ed opposizione) sono scesi ufficialmente in campo i reali padroni di questo sistema socio-economico: le banche e i banchieri.

Alla BCE hanno nominato Mario Draghi: governatore della BCE, ex-governatore di BdI, vicepresidente Goldman Sachs, colui che nel nel 1993 presiedette il Comitato per le Privatizzazioni, l’artefice delle grandi privatizzazioni statali (dall’IRI alla Telecom, Enel, Eni e altre grandi aziende dello Stato).

In Grecia hanno nominato Lucas Papademos, economista ed ex presidente della Banca centrale europea.

In Italia hanno nominato Mario Monti: membro della Commissione Trilaterale, del Club Bilderberg, della Goldman Sachs, della Commissione europea.

Monti, un mondialista per eccellenza, che adesso col governo tecnico procederà ad attuare tutte quelle decisioni impopolari che maggioranza ed opposizione non sono stati in grado di fare, per incapacità e per scrollarsi di dosso responsabilità gravi, anche in vista di future elezioni politiche.

Ricordo ancora Monti quando all'"Infedele" su la7 affermò che "stiamo assistendo al successo dell'euro, soprattutto per la Grecia".


Monti attuerà misure drastiche e pesanti per gli italiani: privatizzazioni (quel che resta ancora in mano pubblica), reintroduzione dell'Ici sulla prima casa, riforma delle pensioni (dal 2026 si andra' in pensione a 67 anni e dal 2050 a 70 anni), flessibilità nel mercato (ossia licenziamenti più immediati), introduzione della patrimoniale. Queste e altri suggerimenti imposti dal diktat della troika (Ue-BCE-FMI).

Gli speculatori finanziari sono tutti contenti quel tanto che basti per speculare ancora un po', mentre nei prossimi giorni lo spread si abbasserà per illudere gli italiani di essere lontani dal punto di default, rasentanto mercoledì scorso quando lo spread tra i BTp e il Bund tedesco toccava i 570 punti, con i rendimenti schizzati al 7,2%.

Il 45% del nostro debito pubblico (ossia 850 miliardi su un totale di 1900mld) è in mano a banche e assicurazione estere: finito il momento di entusiamo del governo Monti gli investitori esteri potrebbero riperdere fiducia e decidere di non sobbarcarsi più l'onere del debito italiano, e si ritornebbe alla situazione di partenza.

A questo punto, paventato un nuovo stato di emergenza, si andrà ad elezioni politiche e il gregge italiota dovrà decidere chi votare tra gli stessi partiti che adesso stanno tutti sostenendo servilmente il macellaio Monti.

Italiani, brava gente.
 
di  Salvatore Tamburro
Tratto da: http://salvatoretamburro.blogspot.com/2011/11/macelleria-monti-carni-italiane.html
 
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Governo Monti: l'ombra del Bilderberg

sabato 12 novembre 2011

Governo Monti: l'ombra del Bilderberg


Mario Monti, il prossimo presidente del Consiglio voluto da Giorgio Napolitano, è esponente di primo piano del Club Bilderberg, una associazione al limite del segreto che raggruppa le personalità più influenti del pianeta: politici, economisti, imprenditori, militari che annualmente si riuniscono per decidere le sorti del pianeta. La crisi italiana, eterodiretta da una potentissima centrale di potere, rischia di trasformarsi nella tomba della democrazia. La strada del voto, e quindi della legittimazione popolare del Governo, sembra eclissarsi definitivamente.

Monti e il Bilderberg, un colpo alla nuca della democrazia

Giorgio Napolitano, il comunista migliorista che approvò (pentendosene solo molti anni dopo) l’ingresso dei carri armati sovietici nell’Ungheria del ’56, ha nominato Mario Monti senatore a vita e, ad ore, si accinge a farlo anche Capo del governo. Ad applaudire la scelta, principalmente, è l’asse BCE-FMI, ovvero la banda Bassotti di tecnocrati, banchieri e speculatori internazionali che fanno capo alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale. Gli applausi più fragorosi, tuttavia, giungono dal club Bilderberg, cioè dalla cabina di regia dell’intera operazione. Il club Bilderberg (il nome è dell’albergo dove avvenne la prima riunione) , ovvero il club dei padroni del pianeta di cui Monti, da anni, è parte integrante. Mai, come in questo caso, per capire la scelta compiuta dalla banda Bassotti bisogna risalire “a monte”. Il club, o gruppo Bilderberg, è ignoto alla stragrande maggioranza del globo terracqueo, fattore che ne determina l’influenza occulta e la manipolazione segreta di tutte le principali decisioni che governano il pianeta. Stiamo parlando di circa un centinaio di persone potenti e influentissime, politici, economisti, imprenditori e militari collocati in posti chiave e strategici, che annualmente, dal 1954, si riuniscono in piccole cittadine, lontano dagli occhi della pubblica opinione, per assumere decisioni che riguardano il destino di milioni di inconsapevoli persone. Nel corso di questi meeting (nel 2004 lorsignori si sono riuniti in Italia, a Stresa) la stampa è tenuta rigorosamente alla larga e vige per i protagonisti il divieto assoluto di rilasciare qualsiasi tipo di dichiarazione. Per capirci, del Bilderberg ha fatto parte il banchiere David Rockfeller (uno dei fondatori) e ne fa tuttora parte Henry Kissinger, il potentissimo segretario di stato di Richard Nixon al centro delle più inquietanti trame internazionali degli anni ’70. Kissinger, per capirci, è l’uomo del golpe cileno e dello scandalo Watergate. Ma senza andare a ritroso nel tempo, e per restare a casa nostra, nel Bilderberg troviamo le tracce dell’ex presidente del Consiglio, Romano Prodi, del neopresidente della BCE, Mario Draghi, del pupillo di casa Agnelli, John Elkan, del numero uno di Telecom Italia, Franco Bernabè e, per finire, il presidente del consiglio in pectore – quello voluto da Napolitano – Mario Monti.

L’ex comunista migliorista ha deciso quindi di puntare su un uomo che è, nella migliore ipotesi, espressione del Gotha finanziario mondiale, mentre nella peggiore è parte integrante di un club di framassoni che decidono i destini del mondo. Invitiamo, tra coloro che ne volessero sapere di più, alla lettura dell’illuminante volume “Il club Bilderberg – La storia segreta dei padroni del mondo” del giornalista spagnolo Daniel Estulin. Un’inchiesta rigorosa e inquietante dove i lettori italiani potranno conoscere un aspetto segreto del prossimo premier.

E’ chiara, almeno ai nostri occhi, la deriva verso la quale ci stiamo avviando, quella di un esproprio progressivo della democrazia. La parabola berlusconiana ha fatto credere agli italiani che, contrariamente all’adagio popolare, al peggio vi fosse un limite. Invece non è così: il peggio deve ancora venire. Stiamo finendo nelle mani della più grande macchina di macelleria sociale che il mondo conosca, quella di una camarilla di plutocrati manovrati dalla più grande centrale di potere al mondo: il Bilderberg, appunto. Sorprende, in tutto questo, il ruolo di Giorgio Napolitano, levatrice di quello che si annuncia il più grande infarto della democrazia italiana. Il Capo dello Stato, dinanzi al crollo del berlusconismo, finito nel nulla come dal nulla era nato, aveva un solo dovere, che non è quello imposto dalla prassi, cioè di esplorare la possibilità di governi alternativi, ma quello imposto dalla realtà dei fatti: restituire la parola agli elettori e consentire l’insediamento di un governo legittimato dal consenso popolare. Il governo Monti, eterodiretto dai marescialloni del Bilderberg, è il colpo di nuca alla democrazia italiana.

di Pasquale Di Bello

Fonte: http://www.infiltrato.it/notizie/italia/governo-monti-l-ombra-del-bilderberg
Tratto da: http://informazioneconsapevole.blogspot.com/2011/11/governo-montilombra-del-bilderberg.html

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Pigs: è macelleria sociale

Lavoro, previdenza, contratti, Statuto dei lavoratori…sparano sulla croce rossa nel nome del mercato
Sono persino riusciti a ricompattare il fronte sindacale, sempre più disorientato e sulla difensiva. I Signori del denaro che guidano l’Europa delle banche e dell’usura hanno sferrato un altro durissimo colpo all’Italia e al popolo italiano (lavoratori, pensionati, precari, disoccupati…).

Già da tempo nel novero dei Paesi PIGS, dei “maiali”, l’Italia è ora bersaglio privilegiato degli speculatori e dei seminatori di povertà e decrescita sociale. Le nuove misure adottate dal governo italiano, racchiuse nella famosa letterina inviata a Bruxelles, parlano di resa senza condizioni ai diktat dei soliti noti (Bce, Commissione Europea, Fmi). Senza un briciolo di pudore governo e pseudo opposizione fanno a gara per conquistare il primo posto tra i più zelanti camerieri al servizio dell’eurocrazia. E non riescono a vedere al li là del loro naso, ignorando del tutto gli esempi islandese e argentino.

Patetiche, stucchevoli e demagogiche le dichiarazioni di un Bersani, di un Di Pietro (guarda caso, ora anche lui parla di “macelleria sociale”, proponendo però le stesse ricette liberiste dei suoi sodali e avversari) e persino di un rottamatore come Renzi, fan di Marchionne e di Confindustria, dimostratosi più realista del re per il suo turbo liberismo degno di un Pietro Ichino, il giuslavorista parlamentare del PD gran predicatore dell’ordine dei precarizzatori.

Un’opposizione (?!) che ha bacchettato il cavaliere per lo scarso entusiasmo dimostrato nell’affondare il bisturi, secondo i desiderata di Bruxelles. Come se non bastassero le già pesantissime misure che si abbatteranno, in aggiunta ai precedenti “rimedi” lacrime, sudore e sangue, su lavoratori e pensionati.

Misure draconiane che hanno l’obiettivo di modificare il diritto del lavoro, rendendolo più funzionale alle necessità delle imprese, e che riporteranno il mondo del lavoro e le conquiste sociali indietro di almeno 40 anni: maggiore flessibilità, ulteriore accelerazione della precarizzazione del rapporto di lavoro, licenziamenti più agevoli in barba allo stesso Statuto del Lavoratori e all’articolo 18 che consentiva il licenziamento solo per giusta causa o giustificato motivo.

Una strada obbligata per gli ossequienti servitori della finanza internazionale, d’altro canto già tracciata nella manovra finanziaria di luglio scorso dal ministro del lavoro (si fa per dire) Sacconi, che, con l’articolo 8, ha servito alle aziende, su di un piatto d’argento, la possibilità di derogare dalla contrattazione nazionale.

Ora l’impegno italiano, messo nero su bianco, nei confronti dei tecnocrati di Bruxelles e Francoforte prevede l’introduzione della libertà di licenziamento nel caso di difficoltà economiche delle imprese (banche comprese), nel nome della concorrenza dei mercati. Ridicolo è il raffronto con quello cinese, dove i diritti dei lavoratori sono una vera e propria chimera e lo sfruttamento a livello schiavistico della mano d’opera fa sì che il c.d. costo del lavoro risulti ad esempio otto volte inferiore a quello italiano.

La competizione con le aziende straniere, secondo le logiche perverse dell’ideologia mondialista, deve dunque essere completamente libera da “lacci e lacciuoli”. Tradotto dal politichese e dalla lingua degli economisti(ci) ciò significa che il “mercato del lavoro” deve prevedere la pratica dell’assunzione e del licenziamento ad libitum. Punto e basta. Così mentre la crisi mondiale, provocata dalla finanza speculativa anglo-americana, la si vuol far pagare ai popoli europei, privilegiando la finanza stessa e l’impresa a scapito del lavoro, in Italia si sta concretizzando il disegno, varato già a partire dalla famigerata crociera sul Britannia del 1992, di vendere gli ultimi scampoli del demanio dello Stato e del patrimonio pubblico nazionale (Eni, Enel, Finmeccanica).

L’operazione sarà forse portata a termine dai tre moschettieri della Goldman & Sachs, Monti-Letta-Draghi? Ai posteri la sentenza.

di Giuseppe Biamonte