venerdì 11 novembre 2011

Mario Monti: L'inizio della fine ...

Mettere Mario Monti a Capo del Governo (tecnico o di emergenza cambiano le parole ma non la sostanza) è come mettere il lupo a guardar le pecore (noi) o la volpe a sorvegliare i polli (ancora noi).

Mai come in questi giorni sui siti e blog di Controinformazione (letteralmente contro l’informazione faziosa mainstream) si alza la voce unita ed accorata (con qualche eccezione italiota) che dice un secco NO a Monti un personaggio dal curriculum controverso ed inquietante (Goldman Sachs, Trilaterale, Bilderbeng …).
Di contro sui media mainstream (con qualche eccezione genuina e/o paracula) lo stesso Monti è invocato come un vero e proprio salvatore della patria, minimizzando sul suo oggettivo passato mondialista, dimostrando così ancora una volta in modo inequivocabile la faziosità e la non-indipendenza dei mass-media.

Se però, nonostante tutto, continuiamo a non renderci conto del vero è proprio golpe finanziario in atto, forse siamo davvero pecore e polli e meritiamo di finire al macello (sociale) e finire spolpati. (Infotricks)

Tutto tranne democrazia: i veri mandanti di Mario Monti

Italia e Grecia al guinzaglio del vero potere: quello che ormai stabilisce il prezzo della residua democrazia lasciata agli Stati un tempo sovrani. Comanda Wall Street, attraverso Fmi, Bce e Unione Europea: sono loro a “licenziare” Papandreou e Berlusconi, e a imporre le “riforme strutturali” che non toccano né i patrimoni, né le banche, né le rendite finanziarie, ma solo i popoli (salari, pensioni, welfare) e i beni comuni costruiti con l’impegno di generazioni: beni che ora saranno “privatizzati”, cioè tolti ai cittadini. Sotto la pressione micidiale dei controllori dei mercati finanziari, alla Grecia e all’Italia si dettano ultimatum, prendere o lasciare. Tesi: la politica non è in grado di affrontare scelte impopolari. Meglio che le gestisca un sovrano o un suo vassallo, come nel medioevo.

Fmi, Ue e Bce: un accerchiamento totale, scrive Claudio Messora sul blog “Byoblu”, al quale il gioco della speculazione internazionale ci consegna senza possibilità di fuga. «Per il nostro stesso interesse – si dice – e per quello dei sottoscrittori del nostro debito, dobbiamo realizzare una serie di riforme. E poiché non siamo più credibili, forti pressioni costringono il governo in carica a rassegnare le sue dimissioni, nonché tutto un popolo a rinunciare alla propria autodeterminazione». Come in Grecia, appunto. «Il principio più incredibile che viene sostenuto senza il benché minimo stupore – continua Messora – sarebbe quello secondo cui la politica da sola non può realizzare misure impopolari, perché avrebbe il timore di giocarsi il consenso elettorale, per cui sarebbe imperativo affidare le riforme necessarie a un governo di larghe intese, oppure al cosiddetto governo tecnico, magari sotto la direzione di un podestà forestiero».

Il concetto è tragicamente chiaro: esistono riforme che “devono” essere realizzate a tutti i costi, al di là della volontà popolare. «In altre parole, si sostiene che se la classe politica non è in grado di farsene carico, perché i cittadini non le vogliono, allora deve farlo qualcun altro», espressione di una «oligarchia nascosta». Quando Papandreou ha provato a ventilare l’ipotesi di un referendum per consentire ai greci di esprimersi sulle misure di austerity, il sistema bancario internazionale ha reagito minacciando di non tagliare più il debito pubblico del 50%, e il premier ellenico è stato convocato al G20 che l’ha costretto a ritirare la proposta referendaria. Nella stessa seduta è stato messo sotto torchio lo stesso Berlusconi, irritato per il diktat della Bce e restio a obbedire agli ordini. Risultato: “licenziati” entrambi. E presto rimpiazzati da due ipotesi gemelle: governi “tecnici”, guidati da «uomini esterni al meccanismo del consenso popolare», cioè «due podestà forestieri: Mario Monti e Lucas Demetrios Papademos», entrambi “allevati” negli Usa.

Monti laureato alla Bocconi ma specializzatosi a Yale, Papademos laureato in Massachusetts e poi docente alla Columbia University insieme a Zbigniew Brzezinski, futuro stratega della Casa Bianca all’epoca della conversione dell’Iran da paese amico a nemico giurato. Monti diventa rettore della Bocconi e, dal 2005, “international advisor” per Goldman Sachs nonché presidente del think-thank Bruegel, finanziato da 16 Stati e 28 multinazionali con lo scopo di influire privatamente sulle politiche economiche comunitarie. Nel 2010 Barroso gli commissiona un “libro bianco” sul futuro del mercato unico. Nel frattempo, Papademos diviene un economista senior della Federal Reserve Bank di Boston e poi della Banca di Grecia, di cui assume la carica di governatore. Poi addirittura diventa vicepresidente della Bce: è proprio lui a traghettare Atene dalla dracma all’euro. «Curioso – annota Messora – che adesso sia indicato come la personalità più adatta a rimediare ai danni che, in qualche modo, ha contribuito a produrre».

Ed è qui che entra in gioco anche Brzezinski, che nel 1973 fu incaricato da David Rockfeller di avviare un nuovo gruppo di lavoro: la Commissione Trilaterale, super-laboratorio per il futuro del mondo a guida statunitense: un club riservatissimo, dove i super-potenti (come Papademos) possono discutere liberamente, «senza perdersi nelle lungaggini imposte dai parlamenti e dalle burocrazie diplomatiche». Un super-clan potentissimo, con tre cariche fondamentali in rappresentanza di Nord America, Giappone ed Europa, quest’ultima ricoperta proprio da Mario Monti. Già nel ’74 la Trilaterale denunciava «l’eccesso di democrazia» che a suo parere affliggeva il pianeta. Grecia e Italia, dunque, oggi potrebbero finire sotto il completo controllo di due uomini-chiave, in Europa, per il super-mondiale di organismi come la Goldman Sachs e la Trilaterale dei Rockfeller.

Tutti e due, Monti e Papademos, sono «in prima linea nella corsa a sostituirsi a due governi democraticamente eletti», e con un unico mandato: prendere decisioni dichiaratamente impopolari. «Ovvero, per definizione, contrarie alla volontà popolare», sottolinea Messora. «Come se questa emorragia di rappresentanza democratica non bastasse, un altro gruppo di lavoro sovranazionale fondato sulla segretezza delle proprie risoluzioni, il gruppo Bilderberg, nell’ultima esclusiva riunione tenutasi nel giugno di quest’anno a St. Moritz ha accolto tra i propri ospiti proprio Mario Monti e, tra gli altri, Giulio Tremonti», spina nel fianco della maggioranza berlusconiana e artefice della paralisi finale del governo, fino alla débacle parlamentare.

«Non c’è democrazia senza trasparenza, né può esservi in mancanza di un mandato popolare forte ed esplicito», scrive Messora. «Tutto può essere, tranne democrazia, la requisizione del nostro diritto di rappresentanza in nome di logiche che vengono assunte a porte chiuse, nelle sedi elettive dove si tutelano interessi privati, dove una ristretta èlite decide le sorti di interi popoli senza che a questi venga garantita una chiara percezione delle cose». Svanendo la sovranità popolare su cui peraltro si fonda la Costituzione antifascista del 1946, viene alla luce il vero potere del mondo, «un governo ombra che in termini di realpolitik è sempre esistito, ma che sta diventando dominante», che che ora si appresta a cancellare, uno alla volta, tutti i diritti del welfare grazie ai quali l’Italia ha costruito il suo benessere, la sua pace sociale, il suo progresso civile e democratico.

Tratto da: Libre

La vera storia dell'ormai neopremier Mario Monti: prima innesca la crisi e poi si propone di risolverla


Giornali finanziari parlano chiaro, a differenza di TV e mass-media volti all'intontimento popolare.




Così Goldman Sachs vince sempre

Financial Trend Analysis

Ieri fra i fattori che avrebbero spinto a forti venti sui mercati obbligazionari, oltre alla scelta di Clearnet di alzare i margini richiesti sui titoli di Stato apportati come collaterale a garanzia di operazioni sui derivati, ci sarebbero anche state forti vendite effettuate da Goldman Sachs che sarebbe stata seguita a ruota da hedge fund e altre banche americane. Lo riporta stamane MF. La banca d'affari USA vedrebbe nel voto anticipato lo scenario peggiore per l'Italia, dunque in un esecutivo di centro-destra una soluzione con spread pericolosi a 400-450 punti base e infine una buona soluzione in un governo di unità nazionale guidato da "un outsider di ottima reputazione". La definizione sembra fatta per Mario Monti, advistor internazionale della stessa Godlman Sachs ormai in pole position ormai per un governo tecnico.

MILANO (MF-DJ)--Sui mercati si e' diffusa la voce che sia stata Goldman Sachs a innescare l'ondata di vendite di Btp, poi seguita dagli hedge fund e dalle altre banche d'oltreoceano.

Lo si legge in un articolo di MF che spiega che neppure l'ombrellino della Bce, con l'acquisto di titoli di Stato italiani, e' servito. Goldman Sachs ha dato il via a un vecchio giochetto: con opportune vendite si schiacciano i prezzi dei Btp il piu' possibile per poi, un attimo prima del superamento della crisi (le dimissioni effettive di Berlusconi), farne incetta a prezzi da saldo.

L'intervento di Napolitano probabilmente riuscira' a ridurre i tempi dell'ondata speculativa, visto che entro lunedi' prossimo si dovrebbe sapere se ci sara' un nuovo governo o si andra' a elezioni anticipate.
Questo bastera' a riportare lo spread a livelli accettabili? No e lo ha scritto chiaro la stessa Goldman Sachs in un report diffuso martedi' sera: in caso di un esecutivo di centro-destra sostenuto da una coalizione piu' ampia, lo spread si attesterebbe 400-450, quindi sempre a livelli pericolosi. Le elezioni anticipate sarebbero invece "lo scenario peggiore per i mercati" e in questo caso Goldman non fa previsioni sullo spread, ma e' evidente che salirebbe alle stelle.


Monti, siamo pronti (?!?)



Il vero potere ha gettato la maschera e le ultime vestigia della semi-sovranità italiana sono state demolite, nell’annus horribilis della nostra Repubblica, dopo che anche la guerra di Libia aveva svelato la disfatta di ogni autonomia nazionale. Nessuna urgenza economica al mondo può giustificare un peggioramento così repentino degli interessi del debito - oltre la soglia del non ritorno, oltre le convenzioni del default tecnico - come quello del 9 novembre 2011.

Solo un concorso di volontà decise a imprimere una svolta rivoluzionaria poteva scatenare un attacco di questa portata, micidiale quanto un colpo di stato.

A suggello di un giorno trionfale per la sovversione dall’alto decisa a livello di classi dominanti globali, il presidente della Repubblica ha nominato senatore a vita Mario Monti, il tecnocrate italiano più organico all’élite planetaria, un vero cardinale del pensiero unico economico, uno dei padri nobili del feroce disastro sociale di questi anni, il babbo insensibile di tutti i precari, il fratello coltello di tutti i pensionati. L’uomo di Rockefeller e della Goldman Sachs, della Commissione Trilaterale e del Gruppo Bilderberg.

Queste sue affiliazioni sono fuori dai radar dei grandi media, persino ora che viene visto come Presidente del Consiglio in pectore, eppure sono il tratto vero del personaggio, in tutta la sua caratura internazionale. Il centrosinistra italiano ovviamente non ne parlerà, perché sulle questioni internazionali non decide, si fa decidere. Politica estera e politica monetaria, per loro, sono una sorta di entità data, che si riceve e non si discute. Fra i 100 punti del "Wiki-PD" di Matteo Renzi, per esempio, solo due o tre parlano di questioni internazionali, e solo vaghissimamente, mentre nessuno parla di moneta. Renzi è in buona compagnia. Tutte le classi dirigenti italiane sono inserite in un gioco di potere sub-dominante nel quale accettano un ruolo declinante dell’Italia: decidano altri. Il nucleo cesaristico della sovranità ha il baricentro in altre capitali, e lo avrà sempre di più: aiuterà a spolpare meglio e in pochi anni ricchezze costruite in generazioni.

Il Caimandrillo fu una volta definito dal suo medico “tecnicamente immortale”. Possiamo dire, politicamente, che è “tecnicamente morto”. Morendo politicamente lui, muore la cosiddetta seconda Repubblica. La Terza Repubblica è già qui, e vuole scongelare tutto quello che è stato assurdamente paralizzato dalla lunghissima gelata berlusconiana. Monti sarà sostenuto da una squadra di curatori fallimentari del Sistema Italia che passeranno la ruspa sul tenore di vita di milioni di persone. Italia avrà il volto di Equitalia.

Così come nessuno, pur sapendosi mortale, crede fino in fondo e “davvero” alla propria inevitabile dipartita, allo stesso modo milioni di italiani, pur presi da certi inequivocabili presagi, non pensano che accadrà “davvero” anche da noi un’altra Grecia, così come fra chi sorseggiava un caffè turco nei locali di Sarajevo, nell’aprile 1992, nessuno accettava che i suoni di cannone che si udivano nelle vicinanze potessero “davvero” portare alla guerra, che invece puntualmente arrivò.

Non sono solo metafore. Sto parlando, per ognuno dei casi citati, della sottovalutazione esiziale degli effetti indotti da un crollo di sovranità, che si accentua in presenza di classi dirigenti inette e asservite a interessi lontani. Nessuna illusione su Giorgio Napolitano (anche se tanti agnelli sacrificali ne coltivano ancora). Niente illusioni su Mario Monti (anche se vorranno vendercele). Esattamente due anni fa in un articolo che – a rileggerlo – suona ancora tremendamente attuale, cercai di avvertire che la fine del Caimandrillo avrebbe palesato dolorosamente l’inservibilità di un’intera classe dirigente, tanto più davanti a una crisi economica sistemica come quella che si annunciava.

Dobbiamo costruire una classe dirigente alternativa. Dapprima in forma di un fronte sociale che difenda accanitamente ogni bene dalla rapina della tecnofinanza e rimetta in discussione l’attuale debito. Poi in forma di progetto politico consapevole di vivere in tempi rivoluzionari e inteso a conquistare sovranità in capo al popolo italiano. Siamo pronti o siamo Monti? Siamo pronti o siamo tonti? Stiamo pronti, o siamo morti. Stiamo pronti, che siamo molti.

Tratto da: http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=41050

No! Questo No!


No, Signor Napolitano, non sopporteremo una simile nauseante “furbata”. Creare all’improvviso un senatore a vita per far credere che si tratti di un politico e fingere così che l’Italia non si sia consegnata nelle mani dei banchieri, è un sotterfugio intollerabile. Quale disprezzo per i poveri Italiani! Quale disprezzo per la Repubblica e per la politica! Abbiamo, dunque, così la misura della spaventosa miseria civile e morale dei nostri “rappresentanti”. La Bibbia afferma che “Dio vomita gli ipocriti”. Sono certa che non ha mai vomitato tanto.

Senatore a vita il signor Mario Monti? Un cittadino benemerito della Repubblica e di specchiati costumi? Forse non tutti i cittadini lo sanno o se lo ricordano (e su questa ignoranza ha contato, oltre che sul complice silenzio dei politici e dei giornalisti, Giorgio Napolitano nel nominarlo) che Mario Monti è stato costretto, nella sua qualità di Commissario europeo sotto la presidenza Santer, a dare le dimissioni “per l’accertata responsabilità collegiale dei Commissari nei casi di frode, cattiva gestione e nepotismo” messi in luce dal Collegio di periti nominato appositamente dal Parlamento Europeo. La Relazione fatta da questi Saggi al Parlamento, nonostante la prudenza del linguaggio ufficiale, fa paura. Si parla infatti dell’assoluta mancanza di controllo nella “rete di favoritismi nell’amministrazione”, di “ausiliari esterni” e di “agenti temporanei”, di “minibilanci espressamente vietati dalle procedure amministrative”, di “numerosissimi esterni fuori bilancio, ben noti all’interno della Commissione con il soprannome di sottomarini”, che operano con “contratti fittizi”, dietro “raccomandazioni e favoritismi”; di abusi che hanno comportato, con il sistema dei “sottomarini” l’erogazione non controllata di oltre 7.000 miliardi nell’ambito dell’Ufficio Europeo per gli Aiuti umanitari d’Emergenza (miliardi usciti dalle nostre tasche, naturalmente, e che dovevano andare, ma non ci sono arrivati se non in minima parte, ai bambini della Bosnia, del Ruanda morenti di fame). Evidentemente Mario Monti è inamovibile, o meglio può perdere un posto soltanto per guadagnarne uno migliore. Nel 1999, al momento di una caduta così ignominiosa, ha provveduto la successiva Commissione, con presidente Romano Prodi, a riconsegnargli il posto di Commissario. Cose che succedono soltanto nell’onestissimo ambito delle nostre istituzioni politiche. I semplici cittadini vanno sotto processo per gli ammanchi, o come minimo perdono l’incarico.

Perché mai, dunque, dunque, dovremmo affidare a questo signore i nostri ultimi beni? In omaggio, forse, al truffaldino sotterfugio inaugurato dalla Presidenza della Repubblica? I politici che lo voteranno come capo del governo sappiano che, visto che non possediamo nessun altro potere, annoteremo ogni loro “Sì” per cancellare per sempre il loro nome da qualsiasi futura elezione.

di Ida Magli
Tratto da: http://www.italianiliberi.it/Edito11/no-questo-no.html

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