martedì 21 giugno 2011

Bretton Woods... sistema monetario… caos del debito pubblico...


Dal 1 al 22 luglio del ’44, la Conferenza di Bretton Woods (cittadina americana del New Hampshire) portò la fine del sistema di regolazione dei cambi internazionali ed alla creazione della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale (FMI).

Furono presi accordi che diedero vita ad un sistema di regole e procedure volte a regolare la politica monetaria internazionale con l’obiettivo di governare i futuri rapporti economici e finanziari, impedendo di ritornare ad una situazione che diede vita alla seconda guerra mondiale. Nel sistema definito da Bretton Woods, il dollaro era l’unica valuta convertibile in oro in base al cambio di 35 dollari per oncia del metallo prezioso. Il dollaro venne poi eletto valuta di riferimento per gli scambi, mentre per le altre valute erano invece consentite solo oscillazioni limitate in un regime di cambi fissi a parità centrale. La guerra del Vietnam ed il forte aumento della spesa pubblica del debito USA, segnarono la fine del sistema istituito a Bretton Woods. Il 15 agosto 1971, a Camp David, Richard Nixon, sospese la convertibilità del dollaro in oro, in quanto, con le crescenti richieste di conversione in oro, le riserve americane si stavano sempre più assottigliando. Il dicembre di quell’anno segnò l’abbandono degli accordi di Bretton Woods da parte dei membri del G10 Germania, Belgio, Canada, Stati Uniti, Francia, Italia, Giappone, Paesi Bassi, Regno Unito, Svezia). Con lo Smithsonian Agreement (accordo del G10) il dollaro venne svalutato e si diede il via alla fluttuazione dei cambi. L’assenza di un sistema monetario è stata in seguito lievemente mitigata prima dall’introduzione nel 1979 del Sistema monetario europeo e poi dall’introduzione dell’euro nel 1999.

E in ITALIA?

La Banca d’Italia viene istituita con la legge n. 449 del 10 agosto 1893 con la fusione di quattro banche dell’epoca.  Sin da quando è stata costituita la Banca d’ Italia, per gli istituti di emissione di moneta, esisteva l’obbligo della riserva aurea, necessaria per garantire la convertibilità della moneta emessa con oro, corrispondente al suo valore di mercato. L’obbligo di garantire le emissioni con parità aurea era stato istituito per dare certezze di stabilità delle banconote emesse. Dopo la guerra, si è ripristinato per la convertibilità delle monete e la creazione di un sistema di compensazione multilaterale delle bilance dei pagamenti al termine delle ostilità. Nel ferragosto del ’71, gli americani (come ho detto sopra) con dichiarazione unilaterale di inconvertibilità del dollaro in oro), pongono fine al regime dei cambi fìssi instaurato dagli accordi, che sino ad allora aveva consentito lo straordinario sviluppo dei popoli dei paesi che vi avevano aderito. A dicembre poi il G10 sancì l’abbandono della Bretton Woods, accordandosi con gli USA per cambiare il sistema. Mancando ogni forma di controllo multilaterale sulle emissioni monetarie, queste venivano decise autonomamente dalle rispettive banche centrali, negli anni successivi al ‘71 è iniziata la pericolosa instabilità monetaria, che per il nostro paese ha avuto come conseguenza la crescita del debito pubblico. Infatti, anche la Banca d’Italia ha continuato ad emettere moneta, ma senza la garanzia della convertibilità aurea. Come conseguenza già nel 2000, il debito pubblico di noi cittadini nei confronti della Banca d’Italia, è arrivato alla folle cifra di 2 Milioni di miliardi di lire. La nostra banca centrale, come istituto pubblico, doveva operare per conto del cittadino ed emettere banconote per conto dello Stato, poiché lo Stato, cioè il cittadino, non ha mai inteso regalargli la sua sovranità, come invece ha fatto, con la riforma bancaria, il Governo Amato nel ’92 con la trasformazione delle banche da Istituti di Diritto Pubblico in S.p.A private compresa Bankitalia, senza trattenere le incedibili azioni della Banca d’Italia nello Stato italiano, in quanto titoli onorari e non commerciabili sul mercato azionario. A questo punto, diversamente da come recita il suo logo, la Banca d’Italia s.p.a, non solo non è di proprietà dello Stato italiano ma, cosa ancor più grave, non agisce neanche per nostra delega. I suoi proprietari infatti sono azionisti ora banchieri privati: Gruppo Intesa-San Paolo (44,43%), Gruppo Unicredit ( 22,12%), Banca Carige (3,96%), Bnl (2,83%), Monte dei Paschi di Siena (2,50%), Cassa di Risparmio di Firenze (1,85%) insieme ad altre banche minori (e all’INPS col 5%), poichè detentori dell’intero capitale sociale della Banca d’Italia (di €uro 154.937 e 07centesimi).
 

... Opinioni signoraggiste abbastanza diffuse:
In conseguenza della politica creditizia delle Banche verso lo Stato, attuata prestando moneta, poiché si tratta di semplice carta stampata (i cui valori sono attribuiti e riconosciuti per mera convenzione), stante la totale assenza di patrimonio dell’ente emittente, tutte le banconote circolanti, convenzionalmente riconosciute tali, sono invece da considerarsi alla stregua di autentici assegni a vuoto. Il rapporto tra valore scritto sulle banconote stampate ed immesse in circolazione ed i costi per la carta e la stampa, è pari al 1%. Così che ogni milione di lire stampate sino al 2000 aveva un costo di sole 10 mila lire ed un ricarico di signoraggio di lire 990 mila, pari al 990% giornaliero.Tale assunto è anche nella sentenza N. 2978/05 del 15.09.2005 del Tribunale di Lecce (fonte ) che ha statuito il principio che la moneta non è di Bankitalia o della B.C.E, ma del popolo sovrano, cioè degli italiani. Per correttezza però, successivamente la Cassazione poi ha così sentenziato: Sulla politica monetaria lo Stato esercita “funzioni sovrane”, e pertanto né il giudice ordinario né quello amministrativo possono sindacare il modo nel quale esercita le proprie funzioni, (Cassazione Sez. Unite Civili 16751/2006). fonte

L’opinione della Banca d’Italia che definisce il proprio signoraggio in questo modo:

« Per signoraggio viene comunemente inteso l’insieme dei redditi derivanti dall’emissione di moneta. Con riferimento all’euro il reddito da signoraggio generato dall’emissione della moneta è definito come reddito originato dagli attivi detenuti in contropartita delle banconote in circolazione e viene ricompreso nel calcolo del reddito monetario che, secondo l’articolo 32.1 dello Statuto del SEBC, è “Il reddito ottenuto dalle Banche Centrali Nazionali nell’esercizio delle funzioni di politica monetaria del Sistema Europeo delle Banche Centrali. »
E’ l’inizio del debito pubblico italiano
In alcuni casi esistono delle banche centrali più o meno nazionalizzate, come per esempio la Banca d’Inghilterra. Che Bankitalia sia una SpA privata con inevitabili conflitti di interesse non ci piove. Infatti essa è oggi tra le pochissime banche centrali con capitale interamente privato. Gli istituti centrali di Francia, Germania, Gran Bretagna, Spagna, Portogallo ma anche Canada o Australia sono ad esempio possedute al 100% dallo Stato. In Austria, Belgio o Giappone il capitale della banca centrale è invece metà pubblico e metà privato.
E per risolvere o… (forse è meglio dire) migliorare quel fatidico debito pubblico?

L’Unione Economica e Monetaria non ha mai pienamente soddisfatto le condizioni di un’area valutaria ottimale. I suoi dirigenti speravano che la loro mancanza di politica monetaria, fiscale e di cambio, avrebbe provocato un’accelerazione delle riforme strutturali che, si sperava, avrebbero visto convergere la produttività e i tassi di crescita. La realtà si è rivelata ben diversa. Paradossalmente, l’effetto alone della precoce convergenza dei tassi di interesse ha permesso una maggiore divergenza delle politiche di bilancio. Una spericolata mancanza di disciplina in paesi come la Grecia e il Portogallo è stata solo dalla formazione di bolle speculative in altri, come Spagna e Irlanda. Le riforme strutturali sono state ritardate, mentre la crescita delle retribuzioni divergeva rispetto alla crescita della produttività. Il risultato è stato una perdita di competitività nella periferia. Tutte le unioni monetarie di successo sono state infine associate ad una unione politica e fiscale. Ma in Europea l’avanzamento verso l’unione politica è in stallo, mentre l’unione fiscale richiederebbe notevoli entrate del bilancio federale centrale, e anche l’emissione diffusa di euro bonds in cui le tasse dei contribuenti tedeschi (e di altri paesi del centro dell’Unione), non finanzierebbero solo il debito del loro paese, ma anche il debito dei membri della periferia. I contribuenti del centro è improbabile che accetteranno questo. La riduzione o “reprofiling” del debito dell’Eurozona contribuirebbe a risolvere il problema del debito eccessivo in alcune economie insolventi. Ma non farà nulla per ripristinare la convergenza economica, che richiede il ripristino della convergenza nella competitività. Senza questo, la periferia semplicemente ristagna. La zona euro è stata tenuta insieme dalla convergenza dei bassi tassi di interesse reali per sostenere la crescita, dalla speranza che le riforme avrebbero potuto aumentare la convergenza, e dalla prospettiva di una eventuale unione fiscale e politica. Ma ora la convergenza è andata, le riforme sono in stallo, mentre l’unione fiscale e politica è un sogno lontano. La ristrutturazione del debito accadrà. La domanda è: quando (prima o poi) e come (ordinata o disordinata). Ma anche la riduzione del debito non sarà sufficiente a ripristinare la competitività e la crescita. E alla fine la possibilità di uscire dall’unione monetaria diventerà dominante: i vantaggi di stare dentro saranno inferiori ai benefici di uscire, per quanto irregolare o disordinata l’uscita potrebbe finire con l’essere.

Per sintetizzare ... una citazione di Thomas Jefferson (III° Presidente degli Stati Uniti 1743-1826 dal pensiero illuminista, fautore di uno Stato laico e liberale)

“Se il popolo Americano permetterà che siano banche private a controllare l’emissione del loro denaro, prima con l’inflazione e poi per la deflazione, le imprese bancarie che crescono intorno a loro, priveranno la gente delle loro proprietà finché i loro bambini si sveglieranno senza tetto nel continente conquistato dai loro padri.”

Mi sembra una citazione che raccoglie tutta la complicanza di un problema astruso, la cui soluzione è lungi dall’essere risolta.

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