sabato 29 ottobre 2011

Conflitto in Somalia: tutto per un oleodotto

Dietro l`offensiva keniota ci sarebbe la creazione di una pipeline a Luma
che collegherebbe il Kenya con il Sud Sudan, ricco di petrolio
Dietro all’offensiva del Kenya in Somalia ci sono gli Stati Uniti e la Francia. Fin qui nulla di nuovo. Lo ha svelato nei giorni scorsi il portavoce dell’esercito keniota, Emmanuel Chirchir, sostenendo che i “Paesi occidentali” - Washington e Parigi - sono operativi nell’offensiva militare del Kenya e che la marina militare francese ha “bombardato” la città di Kuday, vicino a Chisimaio.

Una versione smentita dall’Eliseo, secondo cui la Francia sta fornendo solo “un sostegno logistico, sotto forma di trasporto di materiali all’interno del territorio keniano”. Non si comprende allora perché il portavoce keniota –che appare una fonte più che credibile - abbia rilasciato certe dichiarazioni che non si fanno certo “a cuor leggero”.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, venerdì la televisione di Stato keniota ha confermato la notizia del giorno prima che droni Usa hanno ucciso 25 civili nel sud della Somalia. Due giorni prima, martedì scorso, ad Afmadow, un altro drone Usa ha ucciso 29 persone e ne ha ferito un centinaio.

Attacchi non confermati da Washington che per ora preferisce il silenzio-assenso.

Ma le prove inchiodano gli Stati Uniti, che starebbero utilizzando un aeroporto civile dell’Etiopia per lanciare i raid droni. Lo ha reso noto il Washington Post, precisando che l’aeroporto di Arba Minch, per cui la Casa Bianca ha speso milioni di dollari in ristrutturazioni, fa parte di una rete di basi segrete Usa per utilizzare gli aerei senza pilota nel Corno d’Africa e nella Penisola Arabica.

La notizia è stata confermata dal portavoce dell’aviazione militare Usa, James Fisher, secondo cui un numero imprecisato di marines è operativo “per fornire operazioni di supporto” alle truppe keniote in Somalia. Secondo il Washington Post il personale militare Usa e i contractors sarebbero diventati sempre più numerosi e visibili negli ultimi mesi ad Arba Minch. In questo contesto, s’inserisce l’ammissione del governo keniota che giovedì ha affermato che l’offensiva militare nel sud della Somalia era “in cantiere già da tempo”.

Al di là del coinvolgimento militare di Usa e Francia, ormai certificato, ci si interroga sulle ragioni che hanno spinto i due Paesi ad intervenire. Si sa che la Somalia è un vecchio pallino di Washington che più volte ha tentato, fallendo miseramente, di prendere il controllo del Corno d’Africa, regione strategica per il commercio internazionale e per il sottosuolo ricco di risorse naturali.

Ma c’è di più. Secondo il New York Times, Stati Uniti e Francia starebbero finanziando il progetto di un oleodotto a Lamu, una località del Kenya, che dovrebbe collegare il Paese keniota con il Sud Sudan. Si tratta di un oleodotto che permetterebbe al governo di Juba di “estrarre e raffinare il greggio senza dover più dipendere dalle infrastrutture del governo di Khartoum” si legge sul quotidiano statunitense. Nel sud del Sudan ci sono infatti i giacimenti petroliferi, ma nel nord ci sono le infrastrutture, gli oleodotti e il terminale di Port Sudan. C’è quindi il tentativo di isolare il presidente sudanese al Bashir, che tempo fa espulse dal Paese le multinazionali occidentali, in particolare quelle nordamericane.

Il nuovo progetto coinvolgerebbe anche la vicina Etiopia e soprattutto la Francia, che secondo il New York Times ha acquistato di recente il 40% dei blocchi esplorativi a Lamu, diventando insieme alla Anadarko Kenya il principale operatore della zona.

Per la riuscita dell’ambizioso progetto, è però necessario mettere in sicurezza l’intera zona, soprattutto quella della Somalia.

di Francesca Dessì

Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=11213

venerdì 28 ottobre 2011

SOROS? UN CATTIVO MAESTRO!


“La BCE potrebbe poi affrontare un’altra forza motrice, ovvero la mancanza di fondi a favore del debito sovrano, abbassando il suo tasso di sconto, incoraggiando i governi in difficoltà a emettere buoni ordinari del Tesoro e spingendo le banche a sottoscriverli (un’idea di Tommaso Padoa-Schioppa). I buoni ordinari del Tesoro possono essere venduti in qualsiasi momento, il che li rende equivalenti ai contanti, ma fino a quando la rendita risulterà maggiore dei depositi presso la BCE, per le banche sarebbe più vantaggioso detenerli. In questo periodo d’emergenza i governi potrebbero quindi soddisfare i propri bisogni finanziari entro limiti concordati a basso costo con e la BCE non si troverebbe comunque a violare l’articolo 123 del Trattato di Lisbona.” (G. Soros)

Tutti quelli che maledicono ancora oggi George Soros per la sua passata attività di “avido speculatore” molto probabilmente lo apprezzano nella versione moderna di guru e filantropo. Ebbene, a mio parere è proprio adesso che rischia di fare davvero dei danni, se quello che dice viene messo in pratica.

Non che Soros sia l’unico a invocare provvedimenti di sostanziale monetizzazione del debito; ma il fatto che lo pensino in molti non significa che sia una posizione condivisibile e una soluzione permanente del problema. Anzi.

Per aggirare il divieto posto dal Trattato della UE di salvataggio di uno Stato da parte della BCE mediante la monetizzazione del debito, Soros propone l’idea, attribuendone la paternità a Tommaso Padoa-Schioppa, di far tagliare il tasso Refi alla BCE, per poi forzare le banche dei Paesi con eccesso di debito a sottoscrivere buoni del Tesoro da finanziare in BCE.

Secondo Soros sarebbero tutti felici e contenti: le banche guadagnerebbero dalla differenza tra il rendimento dei buoni del Tesoro e il costo del finanziamento ottenuto dalla BCE; le imprese non si vedrebbero ridurre il credito da parte delle banche, che hanno difficoltà a finanziarsi sul mercato perché imbottite di titoli di Stato a rischio tutt’altro che nullo; gli Stati potrebbero finanziarsi a costi inferiori, a parità di altre condizioni.

Proposte come questa sono spesso molto popolari perché sembrano fornire una soluzione a costo zero ai problemi di eccesso di debito. In realtà si tratta, nella sostanza, sempre della solita storia: stampare denaro.

Semplicemente la BCE, invece di sottoscrivere i buoni del Tesoro direttamente, finanzia le banche per comprarli e tenerli fino a scadenza.

A dire il vero, le banche già stanno facendo quello che Soros propone da quando la BCE ha aperto il rubinetto dopo il default di Lehman. Magari se andasse avanti la proposta di Soros lo potrebbero fare in modo ancora più consistente. In ogni caso, tanto per fare un esempio, da quando le tensioni sul debito pubblico italiano sono esplose i finanziamenti delle banche italiane presso la BCE sono passati in pochi mesi da 35 a quasi 105 miliardi.

Tutto bene, dunque? Evidentemente no. Stampando denaro si svaluterebbe il valore reale del debito, ma non si risolverebbe il problema, semplicemente se ne rimanderebbe la soluzione. Nel frattempo, il potere d’acquisto della moneta sarebbe indebolito. Certamente non si lamenterebbe chi ha vissuto sin qui al di sopra delle proprie possibilità indebitandosi. Chi ha risparmiato, si vedrebbe tosato come una pecora.

Non sarebbe neanche la prima volta. E, purtroppo, difficilmente sarebbe l’ultima.
di Matteo Corsini

Tratto da: http://www.rischiocalcolato.it/2011/10/soros-un-cattivo-maestro.html

giovedì 27 ottobre 2011

OBAMA INVIA TRUPPE IN UGANDA, PER SOLITA AZIONE "UMANITARIA": IN VERITA', ANTAGONISMO CON LA CINA?


“Il 14 ottobre il Presidente Barack Obama ha annunciato l'invio in UGANDA di truppe delle forze speciali USA perchè là si uniscano alla guerra civile. Nei prossimi mesi, le truppe USA di combattimento saranno mandate nel Sudan Meridionale, nel Congo e nella Repubblica Centrale Africana. Saranno "impiegate" solo per "autodifesa", dice Obama ironicamente.

Dopo essersi assicurato la Libia, una invasione americana del continente africano è in corso...

La stampa definisce la decisione di Obama come "altamente insolita" e "sorprendente", persino "bizzarra". Nulla di tutto ciò. E' la logica della politica estera americana dal 1945. Si pensi al Vietnam. La priorità fu di fermare l'influenza della Cina, come rivale per l'impero, e "proteggere" l'Indonesia, che il Presidente Nixon definì "la scorta della regione, piu' ricca di risorse naturali... il premio piu' grande".

Il Vietnam semplicemente era tra i piedi; e il massacro di piu' di 3 milioni di vietnamiti e la devastazione e avvelenamento della loro terra fu il prezzo americano per raggiungere il suo obbietivo. Come tutte le invasioni americane che sono seguite, una traccia di sangue che va dall'America Latina all'Afghanistan e Iraq, la giustificazione è stata abitualmente "autodifesa" o "umanitarismo", parole da tempo svuotate del loro significato.

In Africa, dice Obama, la "missione umanitaria" è assistere il governo dell'Uganda nello sconfiggere l'Esercito della Resistenza (Lord’s Resistance Army LRA), che "ha ucciso", violentato e rapito decine di migliaia di uomini, donne e bambini nell'Africa Centrale".

Questa è una descrizione accurata dell'LRA, che evoca le molteplici atrocità amministrate dagli USA, come il bagno di sangue negli anni '60 a seguito dell'omicidio, organizzato dalla CIA, di Patrice Lumumba, il leader congolese per la indipendenza ed il primo Primo Ministro legalmente eletto. Il colpo di stato della CIA insediò Mobutu Sese Seko, considerato il tiranno piu' venale dell' Africa.

C'è un'altra giustificazione di Obama che invita alla satira: la "sicurezza nazionale degli Stati Uniti". L' LRA ha fatto cose orribili per 24 anni, attirando il minimo interesse degli USA. Oggi ha meno di 400 caccia e non è mai stata piu' debole di ora.

Tuttavia, la "sicurezza nazionale" americana di solito significa comprare un regime corrotto che ha qualcosa che Washington vuole. Il Presidente ugandese, "president-for-life", Yoweri Museveni già riceve la più parte dei 45 milioni di $ dell'aiuto militare USA: inclusi i droni favoriti di Obama.

Questa è la tangente per combattere una guerra per procura contro l'ultimo fantasma dell'America: il nemico islamico, il gruppo plebaglia al Shabaab che ha base in Somalia. L' RTA giocherà un ruolo di relazioni pubbliche, distraendo i giornalisti occidentali con le sue perenni storie di orrore.

Tuttavia, la ragione principale della invasione USA dell'Africa non è diversa da quella che attizzò la guerra in Vietnam. E' la Cina. In un mondo di paranoia istituzionalizzata, che giustifica ciò che intende il Generale David Petraeus, l'ex comandante ed ora direttore della CIA, è uno stato perpetuo di guerra. La Cina sta sostituendo al-Qaeda come minaccia "ufficiale" per l'America.

Quando l'anno scorso intervistai Bryan Whitman, un segretario assistente alla difesa del Pentagono, gli chiesi di descrivermi il pericolo attuale per l'America. Visibilmente combattuto, ripetè: "minacce asimmetriche...minacce asimmetriche" . Queste giustificano i conglomerati di armi sponsorizzati dallo stato, denaro riciclato e il piu' grande budget militare e di guerra della storia. Con Osama bin Laden aerografato, la cappa passa alla Cina.

L'Africa è la storia di successo della Cina. Dove gli Americani portano droni e destabilizzazione, i Cinesi portano strade, ponti, dighe. Quel che vogliono sono le risorse, specialmente combustibili fossili. Con l'Africa detentrice delle piu' grandi riserve di petrolio, la Libia sotto Gheddafi era una delle fonti di carburante piu' grandi della Cina.

Quando scoppio' la guerra civile e la NATO spalleggiò i "ribelli" con una storia inventata sul fatto che Gheddafi avesse pianificato il "genocidio" a Bengasi, la Cina evacuò i suoi 30.000 operai dalla Libia. La risoluzione successiva del consiglio di sicurezza dell'ONU che consentì all'Occidente di "intervenire per ragioni umanitarie" fu succintamente spiegato come una proposta al governo francese fatta dal "ribelle" National Transitional Council (Consiglio di Transizione Nazionale), che è stato rivelato il mese scorso sul quotidiano Liberation, in cui alla Francia venne offerto il 35 percento della produzione petrolifera lorda e nazionale della Libia, in "cambio" di supporto francese "totale e permanente" per l'NTC.

Issando stelle e strisce nella Tripoli "liberata", lo scorso mese l'ambasciatore americano Gene Cretz si è lasciato sfuggire: "Sappiamo che il petrolio è il gioiello sulla corona delle risorse naturali della Libia!"

La conquista de facto della Libia da parte degli USA e i suoi partners imperiali proclama una versione moderna dell' "arrampicata per l'Africa" della fine del 19° secolo. Come per la vittoria in Iraq, i giornalisti hanno svolto un ruolo cruciale nel dividere i Libici in vittime degne e indegne.

Una recente prima pagina del Guardian ha mostrato una foto di un terrificato combattente pro Gheddafi e dei suoi catturatori dagli occhi assetati che, dice la didascalia, "celebrano". Secondo il Generale Petraeus, c'è ora una guerra di "percezione... condotta continuamente attraverso le notizie dei media".

Per piu' di un decennio, gli USA hanno cercato di avere il comando sul continente africano: l'AFRICOM, cosa però che è stata snobbata dai governi, timorosi di ciò che le tensioni regionali avrebbero potuto creare. La Libia e ora l’Uganda, il Sudan Meridionale e il Congo, forniscono l’opportunità maggiore.

Come hanno rivelato le cablature di WikiLeaks e il National Strategy for Counter-terrorism Americano ( Strategia Nazionale per il contro terrorismo), i piani americani per l’Africa sono parte di un disegno globale in cui 60.000 forze speciali, inclusi gli squadroni della morte, operano gia’ in 75 paesi che presto saranno 120. Come fece rilevare Dick Cheney negli anni ‘90 , col piano di "strategia di difesa", l’America semplicemente vuole governare il mondo.

Che questo sia ora il dono di Barack Obama, il “figlio d’Africa” è massimamente ironico. O no? Come spiego’ Frantz Fanon Black Skin, White Masks (pelle nera, maschere bianche) cio’ che conta non e’ tanto il colore della tua pelle, quanto il potere che servi e i milioni che tradisci”.

di John Pilger, www.johnpilger.com
traduzione Cristina Bassi, www.thelivingspirits.net
Fonte: http://globalresearch.ca/index.php?context=va&aid=27181
Tratto da: http://cafedehumanite.blogspot.com/2011/10/obama-invia-truppe-in-uganda-per-solita.html

CRISI ECONOMICA,MOODY'S TAGLIA IL RATING DI ENI,ENEL,UNICREDIT ED INTESA SAN PAOLO

Un articolo di qualche settimana fa, ma sempre utile per inquadrare il continuo e perseverante attacco all'Italia ...


La mannaia di Moody’s si abbatte ancora sull’Italia. Dopo il taglio del rating del nostro Paese è arrivata anche l’atteso downgrade per la gran parte delle aziende pubbliche e private italiane, a cominciare da quello delle due principali banche, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Ma l’agenzia non ha risparmiato Eni, Enel, Terna Finmeccanica, Poste italiane, confermando invece il rating di Generali, l’unico grande gruppo a salvarsi.Sul fronte degli istituti di credito, il giudizio di Moody’s riflette soprattutto il coinvolgimento dell’Italia nella crisi dei debiti sovrani che sta colpendo severamente gran parte dell’Eurozona. Sia per Unicredit che per Intesa Moody’s ha tagliato il rating sui depositi e il debito a lungo termine: nel primo caso portandolo da A3 ad A2, nel secondo da Aa3 ad A2. In entrambe le situazioni l’outlook – cioè le prospettive – è negativo. In particolare per Unicredit il taglio del rating è dovuto al fatto che il gruppo dovrà «migliorare il debole livello di redditività delle operazioni ’corè in Italia». «E nell’attuale situazione economica – spiegano gli analisti di Moody’s – i bassi tassi di crescita e le misure di austerity del governo costituiscono un ostacolo per il gruppo in Italia e negli altri mercati». E tutto ciò – proseguono – «potrebbe aumentare le pressioni negative sulla redditività e sulla qualità degli asset».

Per quel che riguarda invece Intesa Sanpaolo, per Moody’s il taglio è dovuto «sia all’esposizione diretta verso il debito sovrano italiano sia al fatto che Intesa è concentrata soprattutto sulle attività interne, visto che il 77% delle entrate del gruppo sono generate in Italia». Per questo, l’agenzia ritiene che «il profilo di credito di Intesa sia troppo legato al profilo di credito del governo italiano. E data questa correlazione – conclude Moody’s – è poco probabile per Intesa avere un rating più alto di quello del governo italiano». Capitolo Eni. Per Moody’s, che taglia il rating da Aa3 ad A1, le possibilità che il gruppo riceva sostegno straordinario dal governo sono diminuite «significativamente», con la conseguenza che l’agenzia ha deciso di valutare Eni solo sulla base della qualità del suo credito di base. Per lo stesso motivo Moody’s ha deciso di abbassare il rating di Enel da A3 ad A2. Infine Finmeccanica. Il rating è stato tagliato da A3 a Baa2, in considerazione di «una qualità del credito che si è deteriorata». Si salva solo Generali il cui outlook è stato però valutato negativo.

Fonte: http://liberamentenews.wordpress.com/2011/10/06/moodys-taglia-il-rating-di-eni-enel-e-banche/
Tratto da: http://www.free-italy.info/2011/10/crisi-economicamoodys-taglia-il-rating.html

martedì 25 ottobre 2011

ATTACCO GLOBALISTA ALL’ITALIA


Dopo la piccola Grecia e la ormai semidistrutta Libia è arrivato il turno dell’Italia.

Una volta tanto, chi scrive, pur con molte perplessità e non pochi disgusti, è costretto a stare oggettivamente dalla parte di Berlusconi e Bossi, nemici insidiosi ma secondari, contro il Nemico Principale globalista.

La replica di Berlusconi al ghignante duo Merkel e Sarkozy – “Nessuno nell’Unione può autonominarsi commissario e parlare a nome di governi eletti e di popoli europei. Nessuno è in grado di dare lezioni ai partner.”, è un gesto di risentimento e di stizza e nello stesso tempo uno scatto d’orgoglio inaspettato, ma di certo non chiarisce che anche la Merkel e Sarkozy non sono affatto “sovrani”, essendo ridotti al ruolo di comparse e marionette della classe globale che controlla l’Europa, quanto i vari burocrati come Herman Van Rompuy o i Barroso.

Questo è il destino dei moderni valvassini, nobili di basso rango subordinati ai livelli superiori e loro espressione, e nel caso di Merkel e Sarkozy – a riprova che non esiste una vera Europa, in qualche modo unita, con sentimenti di fratellanza fra i popoli che la compongono, i due stanno soltanto cercando di mettere al sicuro i loro piccoli feudi (tali ormai si possono considerare nell’economia globale), buttando a mare e cannibalizzando l’Italia, nell’illusione che questo sacrificio offerto per placare la fame di Mercati e Investitori possa bastare.

Merkel e Sarkozy, per quanto sprezzanti nei confronti di Berlusconi (ma soprattutto nei confronti dell’Italia), non sono in grado ribellarsi alla classe globale dominante, alla BCE e all’euro, né avrebbero il coraggio di farlo (trattandosi di piccole tacche) e allora cercano di trasformare in vittime sacrificali per il nuovo Moloch capitalistico i paesi più deboli dell’Europa dell’Unione (l’Europa monetaria e posticcia), sperando da bravi valvassini che i loro circoscritti territori, Germania e Francia, non subiscano la stessa sorte, inghiottiti con tutta la popolazione nella fornace della Creazione del Valore finanziaria, azionaria e borsistica.

Molto meglio buttare a mare l’Italia, con la piccola Grecia.

Tuttavia Berlusconi, nonostante il piccolo scatto d’orgoglio, assicura che il suo governo farà quanto richiesto (leggasi quanto ordinato dalla Voce del Padrone), e sta cercando disperatamente di convincere Bossi a mettere mano alle pensioni, ben sapendo che la riforma delle pensioni da sola non basterà (non basta mai agli stragisti globali ed europoidi) e che l’Europa, o meglio, il suo doppio maligno interamente nelle mani dei nuovi dominanti, chiede “un pacchetto completo” di controriforme impoverenti ed altra macelleria sociale (vendita del patrimonio pubblico, liberalizzazioni e privatizzazioni, tagli draconiani al welfare), in dosi sovrabbondanti.

A nulla serviranno questa volta altri condoni fiscali, da iscrivere a bilancio ottimisticamente, pur di evitare di toccare l'età pensionabile e di "mettere le mani nelle tasche degli italiani", scontentando così milioni di lavoratori, di contribuenti, e soprattutto di potenziali votanti. Si “richiedono” all’Italia, con decisione e in fretta e furia, dando 48 ore di tempo come nei classici ultimatum militari, misure adeguate per la crescita (leggasi la folle corsa all’incremento del valore finanziario che tutto travolge), per l’occupazione (è soltanto fumo negl’occhi, perché esclusione e sotto-occupazione caratterizzano questo capitalismo), e la tanto attesa riforma della giustizia (ma non come vorrebbe il Berlusconi pluri-inquisito).

Il Nuovo Capitalismo si sta affermando nel mondo come modo di produzione sociale prevalente, in sostituzione del capitalismo del secondo millennio, e la Global class, con il suo sistema di potere, è sempre più forte ed oggi sembra che possa permettersi di agire incontrastata a varie latitudini, nonché di imporre alla luce del sole, attraverso i suoi proconsoli e valvassini locali, misure economico-finanziarie e politiche da seguire ai governi e agli stati. Altrimenti si finisce come la Grecia, o peggio, come la Libia.

Le nuove contraddizioni capitalistiche, che quando si manifesteranno saranno più laceranti e sanguinose di quelle del capitalismo del secondo millennio (lotta di classe fra borghesia e proletariato, falsa libertà, sfruttamento degli operai), sembra che siano ancora ben lontane dall’esplodere in tutta la loro virulenza.

Perciò si difende con successo e si propaga il peggior liberismo distruttore, profittando dell’assenza di contrasto e dell’inerzia delle popolazioni, quando persino il Vaticano, attraverso l’autorevole Pontificio consiglio per la giustizia e la pace, è giunto alla conclusione (scontata) che l’attuale crisi è il prodotto della diffusione delle ideologie liberiste.

Dopo aver ricattato e piegato la Grecia, messa sotto ferrea “tutela” e governata direttamente da collaborazionisti locali (Gorge Papandreou e il suo Pasok “socialista”), dopo aver contribuito a semidistruggere la Libia per poter controllare i suoi bacini di materie prime energetiche, usando lo strumento militare Nato e spingendo in prima linea la Francia e l’Inghilterra interventiste, i globalisti dominanti ora se la prendono con l’Italia, boccone grosso in Europa e paese debole, con un grande debito pubblico e una bassa crescita (principali pretesti per l’attacco) ed un presidente del consiglio screditato e un po’ “indisciplinato” (che è un altro pretesto).

I sub-dominati politici tedeschi e francesi, valvassini di un capitalismo che rivela sempre di più inquietanti tratti neofeudali, collaborano nel mettere alle strette l’Italia e continuano a sperare che i loro paesi (piccoli feudi) non finiscano nella fornace di un possibile collasso dell’euro e dei continui downgrade orchestrati dalle agenzie di rating.

Qui non si afferma che si devono difendere a spada tratta Berlusconi e il suo esecutivo come “minore dei mali”, ben sapendo che ciò che verrà dopo sarà totalmente subordinato ai globalisti e ai loro proconsoli continentali europoidi, ma soltanto che Berlusconi non è più il primo problema per l’Italia, e la sua rimozione, consensuale o forzata che sia, non avrà certo il potere – come ci fa credere una parte significativa dell’apparato massmediatico, di rasserenare l’orizzonte.

Del resto, Berlusconi non ha proprio tutto quel potere che fino a poco tempo fa gli si attribuiva (quasi che fosse il neoduce), poiché, come ha scritto in modo molto chiaro Costanzo Preve, “L’Italia è completamente commissionata dal duopolio Draghi-Napolitano. Un banchiere ed un ex-comunista riciclato in rappresentanza degli interessi militari dell’impero americano (glissiamo sull’impero americano, n.d.s.) e (soprattutto, n.d.s.) dei parametri oligarchici dei poteri finanziari.”, ma il Cavaliere continua a starsene incollato su quella poltrona di presidente del consiglio dalla quale i dominanti globali lo vogliono sloggiare.

Il pacchetto completo di riforme ordinato al governo italiano dalla classe globale attraverso i proconsoli europoidi sicuramente, una volta varato e applicato (e probabilmente ciò si verificherà abbastanza presto), seminerà miseria e disperazione nella penisola. Ci sarà a quel punto una forte reazione della parte sana del paese, con connotati finalmente anti-europei ed anti-euro, rivolta contro il Nemico Principale (la Global class) e i suoi valvassini in Europa?

Questa sarebbe la speranza, ma finora le manifestazioni e le proteste (tranne forse che in Grecia), per quanto nella maggioranza dei casi blande e pacifiche, si sono rivolte sempre contro i governi locali e non contro chi li comanda, li manovra e li tiene in pugno.

A che servirà, se sopravvivrà politicamente ancora per un po’, prendersela sempre e soltanto con il valvassino mancato Berlusconi, in calo di consensi e sgradito ai globalisti dominanti, visto ciò che sta per arrivarci addosso?

di Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it/archive/2011/10/25/attacco-globalista-all-italia-di-eugenio-orso.html
Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9210

lunedì 24 ottobre 2011

Le grandi banche di Wall Street stanno già provando a comprare le elezioni del 2012


Non potremo mai ripristinare la legittimità del nostro sistema politico finché non porteremo i soldi fuori dalla politica. Generalmente, in occasione delle elezioni federali, nel 90 per cento dei casi il candidato che raccoglie più soldi vince.

Nel 2008, Barack Obama ha raccolto fondi quasi due volte superiori di quanto abbia fatto John McCain. I 3 dei 7 maggiori donatori per la campagna di Obama erano le grandi banche di Wall Street (Goldman Sachs, JPMorgan Chase e Citigroup).

Ora Wall Street lo sta facendo di nuovo. Le grandi banche di Wall Street stanno già cercando di comprare le elezioni del 2012. Quindi, chi è che vogliono che vinca nel 2012? Sulla base, fino ad ora, dei modelli di contributo il favorito schiacciante delle banche di Wall Street per la vittoria nel 2012 è Mitt Romney. Queste banche hanno dato a Romney un mucchio di soldi che è più di 4 volte maggiore di quello che hanno dato a chiunque altro. Anche se la maggior parte dei repubblicani in realtà non lo vogliono come candidato, se la storia significa qualcosa, allora Mitt Romney sarà il candidato repubblicano alla presidenza nel 2012.

Quelli postati qui sotto sono i numeri di una recente analisi fatta dal Center for Responsive Politics. Queste cifre si riferiscono alle donazioni in denaro fatte ai candidati alla presidenza da parte dei dipendenti di queste grandi banche di Wall Street (e le loro mogli) tra il gennaio e il settembre 2011.

Come si può vedere Mitt Romney è in cima ad ogni lista con un ampio margine. Chiaramente c’è un “consenso”(alcuni la chiamerebbero una cospirazione) tra le élite di Wall Street riguardo al fatto che Romney sia l’ uomo giusto.

Quando si vuole scoprire che cosa sta realmente accadendo nella politica americana, basta seguire i soldi. Se Mitt Romney non vince la nomination repubblicana, ciò darà luogo a profondi turbamenti. La storia ci dice che il tipo di vantaggio monetario che Romney sta accumulando è incredibilmente difficile da superare.

Come detto prima, le seguenti cifre sono state messe insieme dal Center for Responsive Politics.Wall Street sta ancora una volta cercando di comprare le elezioni e, molto chiaramente, vuole che a vincere la candidatura repubblicana sia Mitt Romney…

Goldman Sachs
Mitt Romney: $352,200
Barack Obama: $49,124
Tim Pawlenty: $25,000
Jon Huntsman: $6,750
Rick Perry: $5,500
Ron Paul: $2,500

Morgan Stanley
Mitt Romney: $184,800
Tim Pawlenty: $41,715
Barack Obama: $28,225
Rick Perry: $20,750
Jon Huntsman: $9,750
Newt Gingrich: $1,000
Ron Paul: $1,000
Herman Cain: $500

Bank of America
Mitt Romney: $112,500
Barack Obama: $46,699
Tim Pawlenty: $12,750
Jon Huntsman: $4,250
Ron Paul: $3,451
Rick Perry: $2,600
Thad McCotter: $2,000
Herman Cain: $750
Michele Bachmann: $500
Newt Gingrich: $250

JPMorgan Chase
Mitt Romney: $107,250
Barack Obama: $38,039
Rick Perry: $27,050
Tim Pawlenty: $16,750
Jon Huntsman: $7,500
Ron Paul: $5,451

Citigroup
Mitt Romney: $56,550
Barack Obama: $36,887
Tim Pawlenty: $5,300
Rick Perry: $3,000
Herman Cain: $1,465
Michele Bachmann: $1,000
Ron Paul: $702

Nessun altro candidato repubblicano si avvicina neanche lontanamente a Romney in una qualsiasi di queste grandi banche di Wall Street.
Rispetto ai candidati repubblicani che sono rimasti in gara, Mitt Romney ha raccolto 13 volte tanto denaro di quanto abbia fatto chiunque altro.
Di seguito sono riportati i numeri delle donazioni complessive da parte dei dipendenti delle grandi banche di Wall Street e le loro mogli ….

Mitt Romney: $813,300
Barack Obama: $198,874
Tim Pawlenty: $101,515
Rick Perry: $58,900
Jon Huntsman: $28,250
Ron Paul: $13,104
Herman Cain: $2,715
Michelle Bachmann: $1,500
Newt Gingrich: $1,250

Questi numeri dipingono un quadro molto inquietante. Nonostante il fatto che i sondaggi non lo indichino come favorito, i dipendenti delle grandi banche di Wall Street gli hanno dato 813,300 dollari nei primi 9mesi di quest’anno mentre il resto dei candidati repubblicani ha ottenuto solo 105,719 dollari .

Il candidato che ha più soldi vince quasi sempre. L’establishment è quasi sempre in grado di scegliere i candidati che vuole, e il resto di noi viene spesso lasciato a cercare di scegliere tra “il minore dei due mali”.

Qualche tempo fa, Dylan Rattigan si infuriò in una trasmissione in diretta sulla MSNBC. Questa epica sfuriata sui soldi in politica non è qualcosa che si vede spesso nei media mainstream, e contiene un sacco di verità ….

Rattigan ha ragione su questo problema. Abbiamo un Congresso comprato. Abbiamo anche un presidente comprato.

Se Mitt Romney vince la nomination repubblicana e le elezioni generali nel 2012, avremo ancora un altro presidente comprato.

Finchè non porteremo i soldi fuori dalla politica, continueremo ad avere una situazione in cui sembra che non cambi mai nulla, indipendentemente da chi mandiamo a Washington.

Il modo in cui sono scritte le leggi elettorali in questo momento fa si che le grandi banche di Wall Street e gli ultra-ricchi siano in grado di avere voce in capitolo molto maggiore su chi verrà eletto rispetto al resto della popolazione.

E ‘fondamentalmente sbagliato ed ha trasformato il nostro processo politico in una farsa gigantesca. Invece di essere “eletti”, il più delle volte i nostri politici sono “selezionati” per noi dall’ establishment.
(...)

Fonte : http://endoftheamericandream.com/archives/the-big-wall-street-banks-are-already-trying-to-buy-the-2012-election
Tratto da: http://coriintempesta.altervista.org/blog/le-grandi-banche-di-wall-street-stanno-gia-provando-a-comprare-le-elezioni-del-2012/
(Letto anche su: http://cogitoergo.it/?p=7780)

domenica 23 ottobre 2011

Il prossimo Nobel per la pace


La morte violenta di Mu’ammar Gheddafi ha subito richiamato alla mente quella di Saddam Hussein, solo di pochi anni precedente. Malgrado certe differenze palesi (Hussein non fu assassinato da una manica di balordi armati di telefonini, ma giustiziato dopo un più o meno regolare processo), le analogie sono evidenti, tanto che il parallelo è stato subito fatto proprio dalla stampa. Un paio di similitudini si sono però perse nel discorso “mainstream”.

Entrambi i “Rais” sono passati, se non proprio per una “luna di miele”, quanto meno per una fase di serena e pacifica convivenza col Patto Atlantico. Saddam Hussein negli anni ’80 conduceva una lunga e sanguinosissima guerra contro l’Iràn rivoluzionario, forte dell’appoggio esplicito della NATO. Certo non sapeva che, mentre i paesi della NATO lo rifornivano delle armi necessarie a combattere gl’Iraniani, gli USA – tramite insospettabili triangolazioni con Israele e il Nicaragua – garantivano un trattamento non dissimile, anche se celato nell’ombra, a Tehran. Ma in quel frangente Hussein accoglieva sorridente e fiducioso gli stravaganti doni (inclusi degli speroni d’oro) che gli portava dagli USA l’inviato speciale di Reagan in Medio Oriente. Costui si chiamava Donald Rumsfeld; vent’anni più tardi avrebbe guidato, come segretario alla Difesa, l’invasione dell’Iràq e la deposizione del presidente Hussein.

Gheddafi, dal canto suo, dopo una lunga carriera da rivoluzionario anti-imperialista, ha intrapreso la strada della normalizzazione dei rapporti con gli USA e l’Europa negli anni ’90, quando il crollo dell’URSS e l’inizio della fase unipolare d’egemonia statunitense lasciavano pochi spazi di manovra (persino ai condottieri fantasiosi e imprevedibili come lui). Mandava il suo figlio e delfino Saif al-Islam a studiare a Vienna e poi alla London School of Economics, esperienze da cui rientrava come fautore delle riforme neoliberali nella socialista Jamahiriya libica. Mu’ammar Gheddafi accettava la responsabilità dell’attentato di Lockerbie e l’esborso dei conseguenti indennizzi. Ma soprattutto, stringeva rapporti politico-economici sempre più vincolanti con paesi della NATO, come la Francia, l’Italia e la Gran Bretagna. Ma non solo. Malgrado mantenesse la sua verve polemica verso gli USA, denunciandone il comportamento in Iràq ed impegnandosi, tramite il progetto dell’Unione Africana, a respingerne il neocolonialismo nel continente nero, faceva proprio degli Stati Uniti d’America il principale beneficiario degl’investimenti esteri di capitali libici.

In nome della normalizzazione dei rapporti con la NATO, sia Hussein sia Gheddafi accettarono di smobilitare una parte del proprio apparato bellico, in particolare quello più temibile – ossia le armi chimiche e batteriologiche. Saddam Hussein si disarmò, sotto l’attento controllo degl’ispettori dell’ONU, dopo la dura sconfitta patita ad opera degli USA nel 1991. Ma quando Washington fu sicura che l’Iràq non possedesse più armi per difendersi, l’aggredì – agitando, con involontaria ironia, proprio lo spettro delle “armi di distruzione di massa” che in realtà il paese vicinorientale aveva distrutto su loro richiesta – e depose Hussein, poi catturato e giustiziato dal nuovo regime locale. Nel 2003 anche Gheddafi, timoroso di diventare prossimo obiettivo della crociata neoconservatrice per la “democratizzazione” del “Grande Medio Oriente”, annunciò l’annullamento del suo programma nucleare e la distruzione di tutte le armi chimiche e batteriologiche, nonché dei missili balistici a lungo raggio. È cronaca recente ancor più che storia la sorte toccata a Gheddafi, per mano della NATO stessa, solo pochi anni dopo le sue concessioni.

Abbiamo dunque veduto come il tentativo di distendere i rapporti con la NATO non abbia portato fortuna a Iràq e Libia. Gli USA, capialleanza della NATO, perseguono una strategia egemonica che non contempla rapporti normali ed alla pari con paesi del “Terzo Mondo”. O meglio, considera rapporti “normali” con questi paesi la loro pura e semplice sudditanza.

Inoltre, le aggressioni atlantiste ai due paesi arabi, conseguenti a parziali smilitarizzazioni da parte dei loro dirigenti, ci mettono di fronte ad un’altra realtà. Malgrado tutte le teorie idealistiche e post-moderne delle relazioni internazionali forgiate e proposte nel periodo post-Guerra Fredda, il fattore militare ricopre ancora un ruolo di primo piano. È senz’altro vero che oggi vi sono strumenti di guerra diversi da quello militare, come argomentato da Liang e Xiangsui, ma ciò non lo cancella. La politica internazionale è ancora un agone di competizione non pacifica. Dato che in questi giorni i commentatori italiani sembrano in preda ad un attacco di “latinismo acuto”, adeguiamoci alla moda del momento ed affermiamo che la politica mondiale è una bellum omnium contra omnes (guerra di tutti contro tutti) in cui homo homini lupus (l’uomo è il lupo dell’uomo).

Cerchiamo la controprova per corrobare quanto appena asserito, e la troviamo in Corea del Nord. La Repubblica Democratica Popolare non ha cercato di normalizzare i rapporti con gli USA, nemmeno durante il periodo unipolare. Ha coscientemente optato per l’isolamento, con tutte le conseguenze negative del caso sul piano commerciale, economico e non solo. Ma nel contempo, lungi dallo smilitarizzare sperando così d’evitare un’aggressione esterna, si è invece armata fino ai denti. Si vis pacem para bellum (se vuoi la pace prepara la guerra), dicevano i nostri antenati. Ancora latino. Gli antichi nella loro austera saggezza avevano già capito e descritto tutto.

Ma torniamo al presente, torniamo a Pyongyang. I Nordcoreani, nel loro assillo di tutelarsi con le armi dalle minacce esterne, non si sono fermati di fronte a nulla e sono arrivati fino al deterrente supremo offerto dalla nostra epoca: la bomba nucleare. Di fronte al pericolo di vedersi polverizzare le proprie nutrite guarnigioni in Corea del Sud e in Giappone con pochi e ben assestati colpi nucleari, gli USA si sono guardati bene dal mettere in atto con Pyongyang le maniere forti usate contro Baghdad e Tripoli. Si può ben dire che nella penisola coreana le armi hanno mantenuto la pace; quella stessa pace che il disarmo ha minato nel Vicino Oriente e in Nordafrica, portandovi guerre luttuose i cui morti si contano in centinaia di migliaia (forse milioni) in Iràq, in decine di migliaia (ma la cifra aumenterà) in Libia.

Alla luce di quanto detto finora, non sarebbe logico e giustificato attribuire il prossimo Premio Nobel per la Pace non a Internet, come vorrebbero taluni, ma alla bomba atomica? Un premio per la pace all’arma più letale di tutte può essere percepita come una provocazione illogica, ma dopo il conferimento del medesimo riconoscimento a Barack Obama ogni candidatura diventa più difendibile. Nel peggiore dei casi si potrà argomentare che fallacia alia aliam trudit (un inganno tira l’altro). I latini avevano davvero previsto tutto.

di Daniele Scalea*
Tratto da: http://www.eurasia-rivista.org/il-prossimo-nobel-per-la-pace/11733/

* Daniele Scalea è segretario scientifico dell’Istituto di Alti Studi in Geopolitica e Scienze Ausiliarie (IsAG) e redattore di “Eurasia”. È autore de La sfida totale (Fuoco 2010) e co-autore (con Pietro Longo) di Capire le rivolte arabe (IsAG-Avatar 2011).

sabato 22 ottobre 2011

MISSIONE CRIMINALE COMPIUTA


Ragazzi pare, dico pare, ormai che la notizia sia vera,e gli avvoltoi corrono subito a rivendicare il loro pezzo di carne.Inutile qui ricordare lo scempio di ogni diritto internazionale ,le ipocrite risoluzioni Onu e la finta rivoluzione di una banda di straccioni aiutati dai criminali della Nato.Forse questa storia non finirà qui,quando il popolo libico capirà in che sporche mani si é messo.Resta comunque il nostro impegno di mesi a denunciare disinformazione,ipocrisie e crimini e la fine di ogni sproloquio di ipocriti su democrazia e diritti umanitari..

Gheddafi non é fuggito,ha mantenuto la sua promessa,morirò da martire nella mia terra.Onore al Colonnello!

Ogni commento é inutile dopo mesi di denunce.di questa falsa ed ipocrita guerra.La democrazia esiste solo nella mente bacata degli avvoltoi il cui unico vero problema era di impossessarsi delle ricchezze di questo Paese.

Una nota di biasimo va pure detta per Russia e Cina che,in nome della solita realpolitik,non si sono opposte al Consiglio di Sicurezza ,di quella truffa che é l'Onu, a questa sciagurata e criminale guerra.

Se poi la notizia dovesse esser smentita da prove evidenti,oltre ad esserne contenti,dovremmo pure sottolineare uno sputtanamento sublime e planetario di tutti i leaders guerrafondai che in questo momento si lanciano in dichiarazioni di vittoria.Che sian così fessi e sprovveduti? Purtroppo,ci pare improbabile.

di John Doe

Altri articoli sull'argomento:

Chi era davvero Gheddafi ...

INTERVISTA A "GHEDDAFI" (da: "LA STORIA SIAMO NOI")



Infine qualche lecito DUBBIO:

giovedì 20 ottobre 2011

Banche: Amarcord Italiano


Sembra che l’ex ministro del Lavoro Usa, Robert Reich, sia stato “illuminato”. Reich ha difatti inviato un messaggio al comitato “NoBigBanks”, tra i promotori della lunga protesta contro Wall Street, per sostenere - udite, udite - la immaginifica proposta di “dividere le attività bancarie finanziarie speculative da quelle ordinarie”, per garantire così che i cittadini non saranno più costretti a subire le conseguenze di un sistema finanziario ultraliberista basato sul gioco d’azzardo che affossa l’economia reale, quella produttiva.

Certo, di questi tempi una proposta “rivoluzionaria”. Salverebbe, dicono, anche l’Europa dalle continue “manovre” e stangate volte a tenere in piedi un sistema di salvataggio bancario...

Ma, ci chiediamo noi, non è che Mr. Reich abbia “scoperto l’acqua”? Crediamo proprio di sì.

Prendiamo l’Italia di 80 anni fa. Che cosa decisero le autorità dell’epoca perché la nazione non fosse coinvolta nella “grande depressione” esportata dagli Stati Uniti d’America? Per frenare il collasso del sistema bancario italiano?

Decisero esattamente questo.

Le banche dovevano essere banche (e di categoria: agricoltura, lavoro, commercio etc.) non doveva esserci alcuna partecipazione azionaria tra banche e attività finanziarie e industria produttiva o commerciale, e soltanto l’Imi assicurò alle imprese finanziamenti di medio-lungo periodo. La conclusiva legge-quadro di riforma bancaria (1936) definì la Banca d’Italia - di emissione del denaro e di vigilanza sugli istituti di credito - un “istituto di diritto pubblico” (di tutti...) e gli azionisti privati vennero espropriati dalle loro quote; alla Banca d’Italia fu demandata la vigilanza sugli istituti di credito e finanziari, al suo “governatore” fu imposta la direzione di un comitato ministeriale presieduto dal Capo del governo; fu deliberata una ancora più netta separazione tra banche e industria; l’attività di credito fu definita (con i doveri conseguenti) un servizio di interesse pubblico, le maggiori banche nazionali diventarono a partecipazione statale (le b.i.n.), quindi di tutti i cittadini. E così via.

Ma qualcuno, nel 1993 - già: quella banda (dei vari Andreatta, Prodi, Ciampi, Dini, Draghi) che ha predato la nazione di tutte le sue industrie e imprese strategiche - ha abrogato quella legge. Era, evidentemente, “fascista”... O, comunque, era d’ostacolo all’arrembaggio dei privati, degli speculatori, degli usurai.

Dunque, e Reich? Un liberista anti-liberista? Ma va là...

di Ugo Gaudenzi
Tratto da: Rinascita

mercoledì 19 ottobre 2011

L'Europa deve combattere contro gli attacchi speculativi anglo-americani: Le cose da Fare e le cose da Non Fare ...

Londra e New York stanno esportando la loro depressione da derivati ​​verso l'UE, con i credit default swap, il corrotto rating delle agenzie, e la loro panoplia di sporchi trucchi finanziari. Non si tratta qui del normale funzionamento dei mercati; abbiamo a che fare con tutti i mezzi di guerra economica.


L'attacco speculativo di Wall Street e delle banche ed hedge fund della City di Londra contro i paesi europei, le banche europee, e l'euro, sta gradualmente crescendo. L'attuale crisi europea non deriva principalmente dai fondamentali economici, ma rappresenta piuttosto un assalto cinicamente programmato condotto dai finanzieri anglo-americani, la cui filosofia è il tradizionale Beggar My Neighbor. L'obiettivo è quello di spostare l'epicentro della depressione economica e finanziaria mondiale da Londra e New York sul continente europeo, e questa operazione è già in parte riuscita. Londra e New York stanno esportando la loro depressione da derivati ​​verso l'UE, con i credit default swap, il corrotto rating delle agenzie, e la loro panoplia di sporchi trucchi finanziari. Non si tratta qui del normale funzionamento dei mercati; abbiamo a che fare con tutti i mezzi di guerra economica.

I banchieri zombie di Wall Street mirano ad una rottura caotica dell'euro con l'intenzione di acquistare il vecchio continente a prezzi stracciati. Gli sciacalli della città di Londra stanno cercando di distruggere l'euro come mezzo per soffiare nuova vita nella sterlina britannica moribonda, in modo da mascherare il fatto che la Gran Bretagna è più in bancarotta della stragrande maggioranza degli Stati membri dell'UE. Gli anglo americani operano anche per distruggere l'euro come possibile concorrente per il dollaro nel ruolo di valuta di riserva mondiale per il prezzo del petrolio, le attività degli istituti di credito internazionali, e altre funzioni. Il dollaro è oggi così debole e instabile, che può sopravvivere solo attraverso la caduta di tutte le valute alternative.

A causa dell'arroganza e della stupidità degli eurocrati e Eurogarchi che oggi gestiscono Bruxelles, ed in particolare a causa dell'incompetenza del monetarista Trichet e degli altri funzionari della Banca Centrale Europea, il risentimento nei confronti dell'euro e della BCE è in aumento in un certo numero di stati europei. Ma coloro che sono stati trascinati nell'isteria anti-Euro hanno bisogno di chiedere a se stessi perché hanno scelto di promuovere la distruzione della moneta unica, quando questo progetto coincide in modo totale con le intenzioni dei finanzieri anglo-americani, che sono chiaramente i più grandi nemici dell'Europa e dell'umanità civilizzata in generale. Molti degli agitatori anti-Euro non hanno pensato concretamente a dove li porterebbe in realtà la buona riuscita della loro campagna attuale. E' certamente avventato e irresponsabile proporre la distruzione dell'euro senza avere un'alternativa valida e concreta in mente.

La Raison D’etre dell'Euro come auto difesa contro attacchi speculativi

Fin dalla crisi monetaria internazionale della fine del 1960, che alla fine ha distrutto il sistema di Bretton Woods, era chiaro che l'integrazione economica dell'Europa occidentale era così progredita che le fluttuazioni selvagge dei tassi di scambio della valuta tra i paesi europei avrebbero gravemente distrutto la produzione e il commercio. Tra il 1971 e il 1973, mentre le parità fisse del sistema di Bretton Woods stavano andando in pezzi (con la complicità attiva di Nixon, Kissinger, e Milton Friedman), un certo numero di Stati europei raggruppati intorno alla Germania Ovest stabilirono e difesero le parità fisse tra le loro valute. Questo era il vecchio serpente Europeo, che divenne un serpente in un tunnel quando alcuni altri paesi si associarono ad esso più liberamente. Questo si sviluppò in una rete monetaria europea, e nel Meccanismo dei Tassi Europei (European Rate Mechanism) attaccato da Soros con un certo successo nel settembre 1992. Fuori dall'ERM è cresciuto l'euro.

Il problema fondamentale affrontato dalla Germania e dai suoi vicini era che anche 40 anni fa, le singole valute europee erano destinate ad essere spietatamente attaccate dagli speculatori anglo-americani. Il marco tedesco è stato costantemente attaccato dagli speculatori che andavano lungo(ndr: andare lungo=acquistare un titolo nella previsione che lo stesso salga di prezzo), scommettevano à la hausse (verso l'alto), supponendo che il Marco tedesco sarebbe aumentato. Questo tendeva sempre a rendere il Marco Tedesco così astronomicamente costoso che le esportazioni tedesche avrebbero avuto un prezzo fuori dal mercato mondiale, causando depressione domestica e il caos sociale. Le altre valute, sia il franco francese, la lira italiana, il franco del Benelux, la dracma greca, la peseta spagnola, e altri, sono stati tutti candidati ad essere venduti allo scoperto dalle scommesse à la baisse (al ribasso) degli speculatori. Finché si trovavano da sole, queste valute erano sicure di essere ridotte in polvere, a valori minimi, creando così un'inflazione galoppante e un catastrofico declino del tenore di vita negli Stati Uniti. Tutto questo era molto prima dell'era dei credit default swap, quando le armi a disposizione degli speculatori erano relativamente primitive rispetto alle attuali armi di distruzione di massa finanziaria, i moderni derivati.

Uno dei motori fondamentali dell'integrazione europea è stata quindi l'idea che ogni moneta europea indipendente, debole o forte, sarebbe stata inevitabilmente massacrata dalla speculazione anglo-americana. Solo unendole insieme queste valute potevano sperare di costruire un fronte comune contro i predatori speculativi. Singole dita possono essere facilmente rotte, ma un pugno è più difficile da fratturare. C'erano molte ragioni per la creazione dell'euro, alcune delle quali erano e sono del tutto false, ma la speranza di unirsi insieme per la difesa comune contro la speculazione internazionale a denaro caldo, deve essere visto come uno degli scopi razionali e validi per una moneta unica europea .

Nel 2008-2009, la Bank of England, la Federal Reserve, lo Scacchiere britannico, e il Tesoro USA hanno iniziato ad inondare il mondo di soldi facili in prestito a interesse virtuale 0% alle banche, hedge funds, fondi del mercato monetario, società di carte di credito, e altre istituzioni finanziarie in difficoltà. Questa politica ha generato qualcosa che si avvicina quasi a 20.000 miliardi di dollari di denaro caldo, che ha prontamente abbandonato il dollaro e la sterlina tornando a cercare manna in più caldi mercati speculativi del mondo. Dal momento che tanti dollari e sterline sono state vendute, una pressione al ribasso è emersa rispetto a queste valute non oltre l'estate del 2009.

L'euro troppo forte per soccombere all'attacco frontale nel 2009-2010

Guardandosi intorno per trovare un modo per spostare la furia della depressione economica mondiale sull'Europa, gli anglo-americani erano costernati dalla scarsa probabilità di fare un attacco frontale contro l'euro stesso. Con circa 1000.000.000.000 al giorno di fatturato, i mercati valutari europei erano semplicemente troppo grandi e troppo liquidi per un assalto diretto, anche da un branco di lupi delle più grandi banche zombie. Pertanto, gli strateghi finanziari anglo-americani dovevano cercare i punti deboli nel sistema europeo, dove un attacco speculativo poteva sperare di fare il massimo danno. Hanno focalizzato la loro attenzione sui mercati dei titoli di Stato di alcuni paesi euro più piccoli - Grecia, Portogallo e Irlanda. I mercati di tali obbligazioni erano relativamente stretti, poco profondi, e non liquidi, il che significa che un moderato afflusso di denaro speculativo avrebbe potuto generare un botto notevole del dollaro. Utilizzando i credit default swap per massimizzare la potenza distruttiva della speculazione di denaro caldo, e con l'aiuto delle corrotte agenzie di raiting e dei venali mass media, i finanzieri anglo-americani furono presto in grado di creare una crisi artificiale in gran parte delle finanze pubbliche di questi paesi.

Nel maggio 2010, il ministro delle Finanze tedesco ha vietato la vendita allo scoperto dei credit default swap contro le obbligazioni di Euurolandia, e ha limitato le vendite allo scoperto in generale. La mancata unione degli altri paesi europei a questo modo aggressivo delle misure di divieto e relative misure, ha dato agli anglo-americani un modo semplice per attaccare l'euro.

L'Europa aveva bisogno allora e ha bisogno ora di vietare i credit default swap insieme alle obbligazioni del debito collateralizzate, essendo i due tipi più tossici e pericolosi di derivati over-the-counter, mentre allo stesso tempo imporre una tassa Euro-Tobin dell'1% sulle transazioni finanziarie, versando il ricavato nelle casse nazionali per mantenere la rete di sicurezza sociale. Se persiste la speculazione, alcune forme di controllo sui capitali e sui cambi sarebbero in regola. Questi metodi tradizionali di autodifesa finanziaria erano e rimangono la chiave per scongiurare l'attuale ciclo di guerra finanziaria.

Queste sono le radici della crisi europea - non la pigrizia dei greci e portoghesi, non l'auto-indulgenza dei francesi, non la villanìa dei tedeschi, non le scappatelle di Berlusconi. Coloro che chiedono lo scioglimento dell'euro in queste condizioni stanno dando aiuto e conforto ad un nemico brutale. Si stanno tagliando la gola.

Si è ormai diffusa l'illusione che un ritorno alla singole valute europee, anche in condizioni di collasso caotico, rappresenterebbe una panacea per tutti i problemi economici del continente. Questa è una visione radicalmente anti-storica, e abbastanza fatua.

Non è possibile tornare a casa, Europa

I nostalgici del Marco tedesco e delle altre valute singole dovrebbero recuperare il capolavoro di Thomas Wolfe, non puoi tornare a casa. Il processo che porta verso l'euro è in gran parte irreversibile, tranne in condizioni di assoluta, genocida, disintegrazione caotica. La ragione principale è che la speculazione in denaro caldo ora è immensamente più forte che in qualsiasi momento nel recente passato, e possiede una nuova arma devastante sotto forma di credit default swap. Helmut Schmidt, lo statista più anziano della Germania, ha avvertito che il Marco Tedesco tentando di andare da solo sarebbe guidato nello spazio intergalattico dalla speculazione internazionale, lasciando il settore tedesco delle esportazioni del tutto rovinato e il paese in una grave depressione. Economisti greci presumibilmente seri appaiono su Al Jazeera per dipingere un quadro idilliaco della Grecia che utilizza di nuovo la dracma e in grado di svalutare la propria moneta, e quindi in grado di ridurre i propri debiti e rendere allo stesso tempo le sue esportazioni più attraenti. Il problema è che la svalutazione non si fermerebbe dove questi economisti immaginano, ma comincerebbe ad avvicinarsi asintoticamente ad un valore pari a zero. O forse la dracma, come il rasbucknik, l'unità monetaria del blocco orientale nel vecchio cartoon Al Capp L'il Abner, acquisterebbe un valore negativo per la spesa aggiuntiva di pagare gli uomini dei servizi igienico-sanitari che venissero a portarla via come carta straccia. Una dracma isolata, in breve, significa impoverimento assoluto e il genocidio virtuale della popolazione della Grecia, con un'inimmaginabile iperinflazione dei prezzi dei prodotti alimentari di base, energia e altre necessità di importazione.

Molti altri paesi cadrebbero tra questi due estremi, ma tutti condividerebbero una rovina comune europea. La loro unica speranza di sopravvivenza potrebbe essere quella di implementare una Tobin tax, il divieto di obbligazioni del debito collateralizzate e dei credit default swap, controlli sui capitali, controlli sui cambi, ed altre misure anti-speculative. Ma, poiché è così, perché passare attraverso la lunga agonia di sofferenza appena descritta e poi tentare di combattere gli speculatori da una posizione tragicamente indebolita, e frammentata? Perché non approfittare della linea difensiva più forte ancora garantita dall'euro, e combattere contro gli speculatori qui e ora?

Ovviamente, l'euro ha bisogno di una riforma molto radicale. È stato progettato da Eurogarchi ed eurocrati come base per un'Europa neoliberista delle banche e dei cartelli - una mostruosità che ha tradito le radici dell'integrazione europea in una convergenza postbellica tra l'economia social democratica per il lavoro con la dottrina sociale cattolica, caratterizzata da grandi europei come Adenauer, Schumann e De Gasperi. La riforma più evidente per l'euro è l'europeizzazione della Banca centrale europea, tenendo questa istituzione fuori dal controllo di cricche di banchieri non eletti e irresponsabili, e assoggettandola alle leggi pubbliche, discusse e approvate alla luce del giorno dal Parlamento europeo che diventerebbe un'istituzione seria nel processo di assunzione di responsabilità per la BCE.

1914, 1939, 2011 - L'Europa commetterà di nuovo un suicidio collettivo?

Nel 20° secolo, l'Europa è riuscita a commettere suicidio collettivo non una, ma due volte - nel 1914, e di nuovo a partire dal 1939. Le élite europee non hanno imparato assolutamente nulla? L'opinione pubblica europea non ha imparato assolutamente nulla? È un terzo suicidio collettivo - questa volta un fallimento per evitare la rottura catastrofica e caotica dell'euro sotto l'attacco speculativo anglo-americano - è davvero inevitabile?

Coloro che sostengono la demolizione della moneta unica devono spiegare perché insistono nel cedere alla sfrontata aggressione di Londra e New York. Perché sono determinati a placare Goldman Sachs, Barclays Bank, JP Morgan Chase, e il resto del branco anglo-americano?

L'unico modo in cui l'euro può essere distrutto è che gli europei lascino deliberatamente che questo accada. Per quegli europei che vogliono combattere per la propria indipendenza e il proprio futuro, si suggeriscono le seguenti linee guida.

Ciò che l'Europa non deve fare

Un certo numero di politiche controproducenti deve essere rigorosamente evitato.

Nessun austerità - Il taglio del bilancio è un fallimento totale nei suoi propri termini, dal momento che nell'attuale depressione la diminuzione della spesa pubblica genera necessariamente un deficit maggiore e più perdite negli anni successivi. L'inutilità suicida di tagli di austerità è stata drammaticamente dimostrata da Brüning nella Germania del 1930-1932, a Schwarzenegger in California e a Papandreou oggi. Il deficit greco è in crescita a causa dei tagli di bilancio. Una politica basata su tagli di bilancio non potrà mai pareggiare il bilancio, ma può anche distruggere il sistema economico e politico delle nazioni durante il tentativo, aprendo la porta ad un'ulteriore crisi economica e al fascismo.

Nessun salvataggio - Gli importi della bolla mondiale dei derivati per circa 1,5 quadrilioni di dollari (1.500 trilioni o 1.500. 000.000.000.000), assomma a circa 25 volte il totale del prodotto interno lordo mondiale o forse a 65.000 miliardi di dollari, anche se quest'ultima cifra dovrebbe essere sgonfiata per rimuovere l'aria calda speculativa. La quota europea della bolla mondiale dei derivati ​​è certamente superiore ad un terzo, che significa più di 500 trilioni di dollari. Questa somma da sola supera la capacità del pianeta Terra di generare credito e liquidità. Si tratta di un buco nero capace di divorare gli sforzi di tutte le banche centrali del globo. Non può essere salvato. I derivati ​​possono solo essere disintegrati, il che significa, in pratica, triturati o cancellati. Il destino della civiltà stessa travalica la comprensione di questo problema. La signora Merkel è sulla strada sbagliata.

Nessun Eurobond - Poiché il fallimento delle banche europee è in gran parte dovuto all'emissione massiccia di derivati falliti, è anche inutile prendere in prestito denaro dalla Cina o dalla Dilma del Brasile. Il piano Barroso deve essere sconfitto.

Nessuna ricapitalizzazione delle banche per nascondere le perdite da derivati ​​- Nessuna quantità di ricapitalizzazione potrebbe mai sperare di annullare i derivati ​​che si nascondono all'interno di queste banche. Sotto il Segretario del Tesoro Henry Paulson, le banche zombie degli Stati Uniti sono state autorizzate a mantenere i loro derivati ​​tossici nei loro sotterranei, anche se hanno ricevuto i salvataggi del Tesoro e 0% di credito federale da parte della Fed. Queste banche zombie ancora non prestano e non possono fare prestiti. Non vi è alcun motivo di ripetere la fallita esperienza americana in Europa.

Nessun Sixpack - Le riforme di bilancio conosciute come sixpack sono un tentativo di far rivivere i criteri di convergenza di Maastricht che limitava il deficit europeo al 3% del PIL. Maastricht è stato un piano per strangolare l'economia produttiva d'Europa, e assicurarsi che l'occupazione rimanesse depressa. Queste politiche devono essere scartate, invece di fare tentativi di farle rivivere. Bevete il sixpack, e vi ritroverete con una sbornia monumentale deflazionistica.

Nessuno Sfruttamento dell'EFSF - Se le economie europee sono troppo indebitate, dicono gli anglo-americani, la risposta è ovviamente quella di accumulare più debito, utilizzando l'attuale Fondo Europeo per la Stabilità Finanziaria a garanzia di maggiore indebitamento. Ma questo sciocco suggerimento lascierebbe le porte dell'EFSF spalancate agli attacchi delle agenzie di rating che agiscono come delegati sottilmente velati di Wall Street e della City di Londra. Se l'EFSF presta molto e poi viene declassato, il potere europeo di generare credito al fine di creare posti di lavoro (Kreditschöpfung für Arbeitsbeschaffung) nella tradizione di Lautenbach e Woytinsky sarà diminuita. E' meglio deviare l'EFSF su investimenti infrastrutturali.

No al FMI - Le ingerenze e i pasticci degli economisti del Fondo monetario internazionale hanno lasciato una scia di lacrime in tutto il mondo, e non sono mai stati in grado di puntare a una storia unica di successo dello sviluppo economico a causa delle loro prescrizioni. Il FMI è il portatore dell'assurdo e screditato Consenso di Washington nella politica economica basata su deregolamentazione, privatizzazione, rottura dell'unità, distruzione della rete di sicurezza sociale, liquidazione del settore statale, riduzione sistematica dei salari e dei benefici, e una generale barbara corsa verso il basso. Entro il 2008, ci fu una rivolta contro queste ricette draconiane, ma ormai sono state imposte a Grecia, Portogallo e Irlanda. L'Europa deve essere l'Europa dei popoli, e non l'Europa delle banche e dei cartelli. Le fallite politiche neoliberiste e monetariste del FMI non devono trovare posto nello sviluppo europeo.

Ciò che l'Europa deve fare

Liquidare le banche zombie - Troppo grandi per fallire - Circa una dozzina delle principali banche centrali europee sono chiaramente insolventi, e vengono tenute in vita a causa di considerazioni politiche. Questi Euro-zombie stanno beneficiando della versione continentale di troppo grande per fallire. Queste banche non forniscono e non possono fornire prestiti commerciali per nuovi impianti e apparecchiature che potrebbero creare nuovi posti di lavoro produttivi. Invece, commerciano in derivati ​​tossici, aumentando la dimensione della bolla mondiale dei derivati. Inoltre, essi aumentano gli oneri schiaccianti dell'economia produttiva speculando su materie prime e futures energetici, cosa che rende la depressione peggiore. Hanno anche truffato i propri clienti con tariffe scandalose. Queste banche non hanno alcuna finalità costruttiva sociale o economica. Esse devono essere sottoposte a procedure di fallimento, e i loro derivati ​​spazzati via.

Tassa Euro-Tobin all'1% su tutte le transazioni finanziarie - I leader europei devono ignorare l'opposizione isterica e i sabotaggi provenienti dal segretario Geithner, dal Cancelliere Osborne, e da alcuni dei loro cavalli di Troia all'interno dell'UE, e procedere ad emanare una robusta tassa euro-Tobin dell'1% su tutte le transazioni finanziarie, enfaticamente inclusi i derivati. L'economia europea non può sopravvivere come un casinò di scommesse sui derivati. Una Euro-Tobin all'1% servirà a sottomettere la speculazione in generale, e in particolare a tenere a freno le attività degli hedge fund insolenti e sociopatici, che sembrano compiacersi nell'abbattere una civiltà di 3000 anni. Gli Stati Uniti hanno avuto una tassa sulle vendite di Wall Street dalla prima guerra mondiale fino al 1967, e lo Stato di New York continua ad averne una oggi, anche se i governatori che si sono succeduti hanno stupidamente insistito che il ricavato tornasse a Manhattan. Anche in un'amministrazione americana dominata dall'influenza di Wall Street come l'attuale regime di Obama, un consigliere economico come Peter Orszag ha vivamente auspicato un'imposta sulle vendite di Wall Street, solo per farsi intimidire da Larry Summers, uno degli artefici della deregolamentazione dei derivati ​​durante il secondo mandato di Clinton, che ha urlato che un piano per il fatturato fiscale di Wall Street rappresenterebbe il male assoluto. Il denaro proveniente dalla tassa Euro-Tobin deve essere versato ai tesori nazionali dei singoli Stati europei, dove dovrebbe essere destinato al mantenimento della rete di sicurezza sociale - non per salvataggi o altre attività finanziarie.

Cancellazione Universale/congelamento dei debiti derivati ​​- Nel giugno 1931, il presidente americano Herbert Hoover - il cui nome è ormai sinonimo di immobilismo e di capitolazione di fronte alla depressione economica - ha reagito al crollo del Credito austriaco e al fallimento imminente della tedesca Danatbank con la Moratoria Hoover, una delle politiche più istruttive dei nostri tempi. In quei giorni, le due categorie più pericolose e opprimenti del debito sono state le riparazioni imposte alla Germania, e i debiti di guerra nei confronti degli alleati, principalmente Francia e Gran Bretagna, negli Stati Uniti. Hoover ha proposto e ottenuto il congelamento di tutti i pagamenti di interessi e capitale su questo debito schiacciante da parte di tutte le parti interessate per il periodo di un anno. Il difetto fatale della Moratoria Hoover è che doveva durare più a lungo - come minimo per cinque anni o per tutta la durata della depressione economica mondiale. Oggi, il tipo più pericoloso di indebitamento finanziario internazionale è il debito basato sui derivati. Dovrebbe essere sottoposto ad una moratoria di almeno cinque anni o per tutta la durata della depressione, a seconda di quale dura di più. Hoover è considerato un presidente fallito, ma egli appare come un gigante rispetto ai funzionari inetti del nostro tempo. Il mondo ha urgente bisogno di uno statista in grado di sostenere misure efficaci per alleviare il peso del debito che attualmente sta schiacciando il futuro dell'umanità. In una scelta tra civiltà e santità del debito, dobbiamo scegliere la civiltà.

Proibire i CDS, CDO - In linea con lo stesso ragionamento, i tipi più pericolosi di derivati ​​devono essere permanentemente proibiti. Durante la sua apparizione davanti al Congresso nel maggio 2010, anche Lloyd Blankfein di Goldman Sachs ha avanzato l'idea che le Obbligazioni Collateralizzate del Debito dovrebbero essere vietate. Per quanto riguarda i Credit Default Swaps, o sono illegali, come il gioco d'azzardo, oppure, se sono considerati assicurativi, sono illegali perché i loro emittenti non soddisfacevano i requisiti di legge - compresa la riassicurazione, le riserve di cassa, ecc - che sono richieste alle aziende di assicurazione registrate. Come detto sopra, la principale causa della corrente ripartizione finanziaria europea è l'incapacità dell'Unione europea di vietare i Credit Default Swaps su tutti i titoli europei e le obbligazioni, e sottometterli a rigide sanzioni penali. Va ricordato che tutti i derivati sono stati illegali negli Stati Uniti dal 1936 fino al 1982 secondo i termini della legge Commodities Exchange. La mal consigliata deregolamentazione dei derivati ​​tra il 1982 e il 1999 deve essere considerata il fattore determinante per le tempeste finanziarie degli ultimi tre anni.

Incursione nelle agenzie di rating - Negli Stati Uniti sono emersi rapporti secondo cui le agenzie di rating si sono impegnate in insider trading, dando un preavviso agli speculatori sui loro attacchi ai buoni del tesoro statunitensi. Il procuratore italiano Michele Ruggiero ha mostrato un profilo coraggioso con la sua incursione negli uffici delle agenzie di rating a Milano, e si merita un continente di imitatori. Quando il presidente Kennedy era impegnato nel suo confronto con la House of Morgan in forma di United States Steel, JFK mobilitò Robert Kennedy del Dipartimento di Giustizia e l'FBI per incutere il timore di Dio a questi malviventi dalle grandi ricchezze, in modo da riportare la vittoria. Non ci sono funzionari europei, con il coraggio di un Kennedy? Entrambi gli stati nazionali devono dichiarare le banche zombie e i loro apparati associati, comprese le agenzie di rating, in default e liquidarli, oppure le banche zombie troveranno il modo di mandare in bancarotta e distruggere gli stati nazionali, e questo li porterà verso una nuova epoca buia di neo-feudalesimo.

Moratoria sul debito Ora per le economie in crisi, Chi Dovrebbe restare nell'Euro - Alcuni paesi, come Grecia, Portogallo e Irlanda, sono già stati messi in ginocchio dagli incessanti attacchi speculativi delle banche zombie anglo-americane e dalle iene degli hedge fund. Una volta che questi paesi scoprono che non possono più vendere le loro obbligazioni a condizioni ragionevoli, hanno bisogno di trarre le ovvie conseguenze e attuare ritorsioni dichiarando un'immediata, unilaterale e totale moratoria su tutti i debiti finanziari internazionali. Non c'è vergogna o obbrobrio nel fare questo. Grandi nazioni, tra cui Brasile, Messico e Argentina hanno fatto proprio questo con vari gradi di successo nel corso degli ultimi tre decenni, in quanto hanno una miriade di piccoli Stati - tra cui Costa Rica, un paese che notoriamente non ha forze militari di sorta. Una volta che la moratoria sul debito è a posto, queste nazioni sovrane possono affrontare i banchieri rapaci e predatori in condizioni di parità, e di solito possono raggiungere l'obiettivo di ridurre il loro indebitamento totale di almeno la metà. La Grecia sta già sperimentando tutto il dolore di una moratoria del debito, ma nessuno dei benefici. Non c'è assolutamente alcuna ragione per un paese che dichiara una moratoria sul debito di lasciare l'euro. Quando gli Stati Uniti avevano circa l'età che l'Europa unita ha oggi, il panico creato dalla Jackson-Van Buren del 1837 portò a default e fallimento gli Stati del Mississippi, Louisiana, Maryland, Pennsylvania, Indiana e Michigan. Nessuno di questi stati ha pensato neanche per un minuto di lasciare l'Unione per il solo fatto di essere fallito. Fragile è infatti un costrutto politico che pensa di escludere uno dei suoi componenti organici semplicemente a causa di difficoltà finanziarie, che la storia dimostra essere un disturbo ricorrente nelle vicende umane. Il debito, in breve, deve essere radicalmente ridotto, proprio perché l'Europa possa vivere.

Europeizzare La BCE, impostare un risconto di garanzia per obbligazioni Infrastrutture - In contrasto con molti analisti superficiali della scuola di Soros, la caratteristica più disfunzionale del sistema europeo attuale è la Banca Centrale Europea, oggi governata dall' incorreggibile Trichet, e che presto passerà nelle mani ancora più sinistre di Draghi. Le regole della BCE comportano l'impossibilità di effettuare una politica economica di recupero, che deve basarsi su dirigismo, neo-mercantilismo e protezionismo. La BCE nella sua composizione attuale non può distinguere tra attività speculativa parassitaria da un lato, e investimenti produttivi in beni strumentali, infrastrutture e produzione di hard-commodity. Tuttavia, la capacità della BCE di creare credito rappresenta una risorsa vitale per il rilancio dell'economia europea. La BCE deve essere tenuta definitivamente fuori dal controllo di una cricca segreta di banchieri non eletti e inaffidabili, e sottoposta al controllo democratico delle istituzioni politiche rappresentative. La sola via percorribile per fornire legittimità democratica alla BCE è quella di avere la misura della massa monetaria europea, i tassi di interesse che verranno applicati, e determinare le categorie di prestiti da approvare attraverso leggi pubbliche discusse e approvate dal Parlamento europeo alla luce dei riflettori dell'opinione pubblica. Dato il fatto innegabile di una depressione economica mondiale di proporzioni senza precedenti, i leader degli stati europei devono prendere l'iniziativa di dichiarare lo stato di emergenza economica che dovrebbe consentire loro, in pratica, di sospendere le regole esistenti della BCE per consentire a questa istituzione di iniziare l'acquisto di successive tranches, da 1000.000.000.000 di Euro ciascuna, di obbligazioni e titoli delle nazioni europee, super-autorità regionali, regioni, province e comuni, destinando i soldi esclusivamente alle infrastrutture e opere pubbliche. In effetti, la BCE deve offrire un riscontro di garanzia per queste nuove obbligazioni. Questi titoli devono avere un tasso d'interesse pari a 0%, e dovrebbe maturare in un tempo da 50 a 100 anni, a seconda delle aspettative di vita delle infrastrutture in corso di installazione. In generale, l'attuale politica di credito per le banche e altri istituti finanziari a quasi 0% dovrebbe essere riconosciuta come un fallimento e definitivamente abbandonata.

1000 miliardi di Euro nelle Infrastrutture - Queste tranche da 1000.000.000.000 di euro dei prestiti BCE dovrebbero essere utilizzate per la modernizzazione sistematica e l'espansione della rete europeroa di autostrade, ferrovie veloci e ferrovia maglev, per la produzione e la distribuzione di energia moderna, acquedotti e canali, abitazioni, ospedali, scuole e altre istituzioni educative, biblioteche, edifici pubblici, e altre opere pubbliche necessarie. L'obiettivo è quello di realizzare un aumento permanente dello stock europeo di beni strumentali, fino all'aggiornamento rapido della produttività del lavoro europeo.

40 milioni di nuovi posti di lavoro produttivi per la piena occupazione - La migliore stima corrente valuta il totale dei lavoratori disoccupati, sottoccupati, e scoraggiati nell'Unione europea in quasi 40 milioni di persone. Si tratta di un tragico spreco di alcune delle risorse umane più qualificate che si trovano in qualsiasi parte del mondo. Qualsiasi sistema che permette questo degrado scandaloso di capitale umano si condanna all'oblio automatico. Devono essere creati moderni posti di lavoro produttivi, che siano capital-intensive, ad alto consumo energetico, ad alto valore aggiunto, e compensati secondo le tabelle salariali Best Union, con pieni vantaggi. Ciò è necessario per fornire un livello di benessere delle famiglie e della cultura che equipaggerà la prossima generazione di europei ad affrontare con successo la sempre più intensa concorrenza globale. Il cedimento a livelli di disoccupazione permanente, che si incarna nel sistema tedesco Hartz e nelle politiche simili deve essere evitato.

Mettere fine alle ingerenze in Afghanistan, Libia, Kosovo, e ad altre ingerenze Militari - L'era di avventurismo coloniale è definitivamente finita, e tentare di farla rivivere significa semplicemente sollecitare un'inutile tragedia. Tutte le truppe europee devono quindi essere rimpatriate. E' tempo di allontanarsi da qualsiasi nozione di neo-colonialismo o neo-imperialismo, dal momento che anche questi sono radicalmente anti-storici. Invece, è indispensabile favorire una comunità di sviluppo di Stati sovrani che abbraccia l'Europa, la Russia, l' Africa, il Medio Oriente, e altre parti del mondo. La riforma del sistema monetario internazionale deve essere intrapresa senza indugio per permettere un tipo di riorganizzazione mondiale sulla base del vantaggio reciproco.

Dr. Webster G. Tarpley

Fonte: Global Research
Traduzione: Anna Moffa per I Lupi di Einstein
Tratto da: http://ilupidieinstein.blogspot.com/2011/10/l-deve-combattere-contro-gli-attacchi.html