venerdì 25 novembre 2011

Quella trappola per svendere Finmeccanica


Le voci su tangenti che sarebbero girate intorno a singoli affari di Finmeccanica non stupiscono: è evidente come un certo rapporto tra corruzione e politica non sia stato superato negli ultimi decenni. 
E ciò a causa di Mani pulite non nonostante Mani pulite. Le dimensioni patologiche della corruzione non si superano se non dando responsabilità a società e istituzioni, se ci affida politicamente ai magistrati, ai tecnici, se si restringono le basi dello Stato invece di allargarle, la patologia ben lungi dal restringersi si dilata. Lo provano i vari regimi autoritari del Novecento finiti in generali magna- magna.

Per Finmeccanica va osservato anche che non si sta discutendo di un qualche comunello che distribuiva bustarelle, bensì di una delle migliori e più grandi imprese manifatturiere del Paese, ricca di una professionalità invidiata in tutto il mondo, con una produzione superba. E per di più insediata in un settore sottoposto ai giochi geopolitici e quindi necessitata a difendere i suoi mercati con i mezzi opportuni.

Le accuse che gli indagatori fanno arrivare alle redazioni mischiano reati che se provati sarebbero gravi (le centinaia di migliaia di euro versati per singoli appalti) a contestazioni risibili: questo o quel parlamentare avrebbe sostenuto questo o quel candidato in un consiglio di amministrazione o in altro incarico di nomina politica. Insomma avrebbero fatto quel che ha combinato Enrico Letta con il suo bigliettino a Mario Monti.

Non abbiamo particolare fiducia nella nostra giustizia politicizzata, non ci scordiamo che solo poco tempo fa forse per impedire a Walter Veltroni di dialogare con Silvio Berlusconi venne arrestato Ottaviano Del Turco allora governatore dell’Abruzzo sotto il peso di prove schiaccianti poi evaporate. E siamo molto perplessi che in una fase di indebolimento della nostra sovranità nazionale, una magnifica azienda con funzioni strategiche sia sottoposta senza alcuna cautela ad un assalto selvaggio. Solo qualche mese fa una nostra impresa fondamentale nel settore agro-alimentare preziosa per consolidare la nostra produzione lattearia è stata consegnata da una nostra grande banca- incapace di accompagnarla con un progetto industriale adeguato – ai francesi, fine analoga farà la Edison la cui cessione ai francesi nasce dalla linea di smantellamento da parte della Fiat più politicizzata che tanto piaceva al Corriere della Sera , ora impegnato ad attaccare Sergio Marchionne che punta sulla produzione invece che sulle relazioni.

Analoga fine farà l’Alitalia e meno male che si è salvata la Malpensa, se no i milanesi per viaggiare sarebbero dovuti andare a Parigi. La possibilità di una qualche trappola per svendere il nostro gioiello della produzione aeronautica e degli armamenti, è molto forte. Al di là delle indagini penali che è bene procedano ma con riservatezza visti gli interessi nazionali in ballo, è bene stare attenti su quel che avverrà. Anche perché si ha la sensazione che dopo Finmeccanica, toccherà all’Eni.

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