mercoledì 13 aprile 2011

Mondo Arabo: verso l’omologazione planetaria



Comunque li si voglia considerare, le recenti rivolte in Medio Oriente, con i relativi interventi armati degli Occidentali, costituiscono un avvenimento epocale, una ulteriore svolta verso l’omologazione planetaria su basi “mondialiste”.
Chi nutriva speranze di cambiamenti, generate dalle scosse di ordine geopolitico che negli ultimi anni avevano rimescolato, almeno in parte, gli assetti e gli schieramenti internazionali, può anche riporle nel cassetto.

Le novità che si erano affacciate nel panorama internazionale dietro la spinta della crescita economica e politica della Cina, la crisi americana, la ripresa delle iniziative politiche della Russia di Putin, i nuovi ruoli assunti dal Venezuela, dal Brasile, dall’Iran, dalla Turchia, ecc., tanto da far sperare in un prossimo disfacimento di quella rete mondialista che ha sottomesso Stati e Nazioni alle grandi Organizzazioni e Istituzioni trans e over nazionali, si sono dissolte nel giro di pochi giorni.

Quanto sta accadendo nel mondo arabo, infatti, ci mostra chiaramente come le innumerevoli influenze di ordine politico, militare e culturale che gli occidentali – e per loro – le Organizzazioni e Istituzioni mondialiste che li dominano, siano riusciti a ribaltare l’andazzo negativo degli ultimi anni ed a spianare la strada per imporre da qui in avanti, un dominio indiscusso.

Incredibilmente, con una naturalezza che lascia sbigottiti e mostra un lavorio sotterraneo di anni, gli Occidentali stanno rivoltando da cima a fondo il mondo arabo, riuscendo a cavalcarne le sollevazioni, in parte sicuramente da loro indotte, volgendole a loro sicuro vantaggio.

Le conseguenze future di questi ribaltamenti non potranno che essere favorevoli, sotto tutti gli aspetti, alla strategia mondialista: sia dal punto di vista economico con l’arraffamento di ulteriori risorse energetiche e i già programmati investimenti e “prestiti” per i futuri piani di ricostruzione, ma soprattutto politico e culturale, perchè il vero tentativo in atto è quello di portare più nazioni e genti possibile dei paesi arabi, su modelli politici, culturali e standard di vita a somiglianza di quelli occidentali.

È pur vero che gli occidentali hanno dovuto sacrificare vecchi statisti da sempre loro alleati fedeli, come Mubarak in Egitto e Ben Alì in Tunisia, ma la posta in gioco ne è valsa il sacrificio.
Gli elementi essenziali che hanno caratterizzato questa nuova, incredibile, spudorata strategia occidentale, possono essere racchiusi in pochi passaggi, (che in altra occasione vedremo di approfondire meglio):

1. il lavorio sotterraneo delle intelligence e la preparazione psicologica di massa affinché la corruzione dilagante delle classi dirigenti (tra l’altro corrotte proprio dagli occidentali), le gravi contraddizioni, soprattutto in termini di iniquità economico sociale e arretratezza infrastrutturale, che caratterizzano i Paesi arabi (sia quelli ricchi come la Libia o quelli poveri come l’Egitto e la Tunisia), esplodessero in maniera dirompente.

2. una graduale e, inizialmente, prudente politica di equidistanza, di fronte alle crisi che una volta esplose, o fatte esplodere, mettevano sotto pressione governanti da sempre considerati alleati. Quindi un’accorta selezione, tra le stesse classi dirigenti poste sotto pressione, e i cosiddetti “rivoltosi” per estrapolare “nuove” figure su cui puntare, che potessero prendere in mano la nuova situazione, mostrando un “avvicendamento” del tutto apparente: il classico cambiare senza cambiare (quanto accaduto in Egitto è emblematico).

3. l’utilizzo dei mass-media di tutto il mondo, impegnati in una gigantesca operazione di stravolgimento della realtà, di esagerazione di fatti insignificanti e disinformazione totale sugli eventi reali. L’opera, da tempo sperimentata nelle innumerevoli “rivoluzioni colorate”, svolta dalle agenzie di stampa, dalle televisioni e supportata dal formicolante lavorio di Internet, è stata decisiva per far da gran cassa, per spingere grandi masse di popolo a scendere in piazza a manifestare con un crescendo inarrestabile.

4. l’intervento armato, esplicito e immediato, laddove le proteste e le manifestazioni, non sempre controllabili, rischiavano di venir soffocate dalla reazione del regime (come nel caso della Libia) e al contempo l’ignorare completamente quelle rivolte che, ponendo in pericolo aree di interesse strategico, potevano far rischiare un salto nel buio. Si è così sancita, ufficialmente, la fine definitiva di quel poco che rimaneva del vecchio “diritto internazionale”,

Tutto questo non può essere accaduto per caso¸ ma è sicuramente il frutto di lungo lavorio sotterraneo. Quel che ha costituito il vero e proprio asso nella manica, la carta vincente dell’Occidente, è stato sicuramente il formidabile richiamo rappresentato dal modello economico, culturale ed esistenziale del mondo occidentale, con la sua apparente opulenza, le sue mode, i suoi spettacoli, i suoi standard di vita basati sul confort e il modernismo, le sue istituzioni democratiche che ingenerano nella gente l’illusione di scegliersi i governanti.

Il richiamo psicologico di questo modello di vita, imperniato sul desiderio indotto di ogni bene di consumo, spesso persino insulso e nocivo, o addirittura virtuale è un qualcosa di irresistibile per la natura umana: in termini di masse, non ci sono valori religiosi ed etici che possano arginarlo; a poco a poco, l’attrazione verso questi “ideali di vita”, questi beni di consumo, diventa irresistibile.

Non a caso uno dei primi motivi che determinarono il crollo dell’ex impero Sovietico fu proprio l’attrazione nascosta di quelle popolazioni verso i beni di consumo e i modelli di vita occidentali che gli giungevano attraverso la filmografia, per quanto censurata, la televisione, il turismo, gli spettacoli, l’informazione in qualche modo circolante.

Ne sapevano qualcosa coloro che visitavano l’Urss, l’Ungheria, ecc., quanto erano desiderati certi oggetti, come calze di nylon, jeans, mocassini, ecc. Ed è così che interi popoli dell’ex impero sovietico sono passati dall’abbrutimento dei vecchi regimi pseudo comunisti alla nuova schiavitù del modernismo occidentale. È l’occidente, con questi suoi ideali, il suo turbo e spietato capitalismo, le sue kermesse elettorali, esche per gonzi, il vero nemico dell’uomo.

Che importanza può avere assistere a vecchi arnesi come Gheddafi, una figura divenuta con il tempo ambigua, contraddittoria e per certi versi ridicola, che vengono defenestrati, quando, al contempo, dobbiamo assistere allo spettacolo ributtante di gruppi di imbecilli che nelle strade della Libia, ostentano le bandiere degli Usa, della Francia di Sarkozy e compagnia bella?

Cosa possiamo aspettarci dall’inevitabile avvicendamento, tra l’altro prodotto, soprattutto in virtù dell’intervento militare dell’Occidente? È quindi la vittoria totale dell’Occidente e non può essere valutata soltanto sul piano economico, quello della facile previsione per cui le onnipotenti compagnie petrolifere occidentali, a breve, rientreranno dalla porta principale nelle stanze della gestione e dello sfruttamento delle risorse energetiche della Libia.

La posta in gioco è di più ampia portata laddove il “mondialismo” ha giocato le sue carte, innescando quanto è accaduto, per arrivare alla liquidazione totale del mondo islamico.
L’obbiettivo vero è l’omologazione delle genti mussulmane agli standard politici e ideali del mondo occidentale. La liquidazione di un potenziale pericolo rappresentato da culture, religioni e consuetudini, antitetici all’occidente e alla edificazione di una “Repubblica Universale”.

Tre ultime brevi considerazioni.

L’Italia. Il nostro Paese ne esce con le ossa rotte. Non solo per la meschina figura fatta dal governo Berlusconi, che solo ad agosto scorso riceve Gheddafi con tutti gli onori, ci stringe accordi, ecc., e poi, intuito come cambia il vento, lo rinnega e lo getta alle ortiche. Ma soprattutto per il fatto che il ruolo italiano nel delicato panorama delle risorse energetiche sulle vicine sponde del mediterraneo viene decisamente ridimensionato, a vantaggio di quello anglo francese, nostro nemico da sempre. Ne pagheremo sicuramente delle salate conseguenze sul piano economico e sociale.

In aggiunta dovremo anche fronteggiare una spaventosa invasione, del tutto incontrollata, di profughi che aggraverà ancor più la nostra tragica situazione in quest’ambito.

La Russia. L’atteggiamento della Russia, negli ultimi dieci anni è veramente incomprensibile. Non solo ha consentito (nei rapporti internazionali il non opporsi con decisione, significa “consentire”) a che gli Usa invadessero e depredassero l’Iraq, e poi a seguire l’Afganistan, due Paesi geograficamente strategici e con un delicato ruolo geopolitico di vitale interesse proprio per la Russia (a suo tempo l’ex Urss, si opponeva sempre al momento opportuno per evitare che, ad esempio, gli interventi bellici di Israele o degli Usa, potessero defenestrare Nasser o far occupare aree geografiche di interesse vitale per sovietici).

Ancora una volta, invece, di fatto, la Russia ha consentito questa nuova iniziativa bellica occidentale che avrà sicuramente delle conseguenze negative per la sua politica futura, metterà in crisi le posizioni dell’Iran, della Siria (con grande compiacimento per Israele) e rischierà in futuro di innescare torbidi e rivolte nei Paesi con entità mussulmane dello scacchiere russo asiatico. Come è stato possibile tutto questo?

È difficile trovare delle risposte soddisfacenti, ma molto probabilmente in Russia, realtà economico sociale che non è estranea al mondo occidentale, ma ne condivide innumerevoli consessi, istituzioni, organizzazioni, partecipazioni economiche, ecc., ed in altri ambiti anela ad entrarvi, è presente una forte e sotterranea presenza massonica “mondialista” che, nei momenti delicati e opportuni, riesce a mediare, a stemperare e inibire eventuali reazioni alla politica occidentale, superando anche quelli che dovrebbero essere i naturali e sacrosanti interessi della Russia stressa.

È quindi necessario adeguare i vecchi studi e canoni geopolitici, perchè è oramai evidente che le realtà nazionali e statali non si muovono più in termini di solo interesse geopolitico nazionale. Sono presenti, evidentemente, all’interno degli Stati e delle loro classi dirigenti e potentati economici, realtà sotterranee, influenze trasversali, di ordine cosmopolita e transnazionale (l’Alta Finanza del resto non è ancorata ad una precisa area geografica), che appoggiandosi a quelle Organizzazioni e Istituzioni mondialiste (dalla Banca Mondiale al FMI, dal Cfr, alla Comunità Europea, ecc.), ai tanti consessi politici ed economici (G8, GATT, WTO, ecc.), godendo di innumerevoli relazioni massoniche internazionali (Trilateral, Bilderberg, ecc.), impongono ai governanti scelte politiche anche antitetiche agli interessi geopolitici dei propri Stati.

L’ultima considerazione la riserviamo per tutte quelle “anime candide”, quei gonzi che hanno sempre creduto al pacifismo, alla “fratellanza universale” ed altre amenità del genere. Sentimenti rispettabili, ma che bisogna saper interpretare nel giusto modo. La natura umana, volenti o nolenti, prevede la guerra, il sacrificio degli essere umani. È un archetipo immutabile dell’uomo. La pace è soltanto un momento transitorio, da conquistarsi con la forze e il sacrificio, perchè è lo stato di tensione, di azione, di guerra appunto, quello che caratterizza i rapporti tra gli esseri umani.

Tutti gli Stati, degni di questo nome e le loro classi culturali e dirigenti, conoscevano perfettamente questa realtà e ne preparavano ed educavano le popolazioni, in particolare i giovani, strutturando al contempo le proprie forze armate a questi inevitabili compiti. La frase “chi non porta le proprie armi, finisce inevitabilmente per portare quelle degli altri”, non era solo uno slogan, ma rappresentava l’oggettiva conseguenza di un certo atteggiamento umano.

Poi vennero le “democrazie”, con le loro Istituzioni e i loro falsi valori ideali. Non che le democrazie non facessero le guerre, e solo guerre di aggressione e rapina per giunta! Anzi tutt’altro, ne abbiamo un bel campionario storico, succedutosi negli ultimi due secoli, di cui un paio addirittura a livello mondiale, ma le hanno fatte e le fanno fornendo la falsa illusione di esservi state costrette, a seguito dell’altrui “barbarie”. Delle crociate insomma.

Ma per carità, si uccide si, ma solo i “cattivi”, con bombardamenti “mirati” e precisione chirurgica.

Poi, nonostante le censure, o meglio le autocensure televisive e dell’informazione, si scopre che quei bombardamenti hanno ucciso più civili di quante vittime fecero i “cattivi”, che le bombe avevano anche un po’ di uranio impoverito, tanto per annientare le future generazioni con malattie di ogni genere, che le aree geografiche, finalmente “liberate” e democraticizzate, vanno incontro a guerre intestine, guerre civili e stragi di ogni genere. Ma questo ovviamente, viene “dopo”, a guerra fatta e portata a termine. E le agenzie di stampa e di informazione, i mass media, strumento di inconfessabili e potenti gruppi di potere, sempre lì pronte a stravolgere la realtà, a ingannare la popolazione.

Un gioco sporco e ripugnante, oltretutto, perchè mentre si compiangono e ci si indigna per i morti, opportunamente gonfiati nel numero, causati dalle brutali repressioni dei regimi arabi, al contempo se ne ignorano totalmente altri, come per esempio la martoriata popolazione palestinese di Gaza.

Un vero giochetto da illusionisti, per rabbonire e tranquillizzare il popolo e convincerlo che non sta facendo la guerra, ma un opera benemerita verso gli oppressi; che le sue campagne militari sono “missioni di pace” e così via. Ai vecchi ministeri della Guerra, non è forse stato imposto l’edulcorato nome di Ministero della Difesa?

di: Maurizio Barozzi

Tratto da: Rinascita.Eu

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