giovedì 14 luglio 2011

Piovono armi su Bengasi

Mosca e Pechino alzano la voce: si tratta di una aperta violazione del risoluzione 1973.
L’Unione africana afferma che le armi potrebbero finire ad al Qaida
Parigi ha rotto il ghiaccio, e dopo l’ammissione francese, in seguito alle rivelazioni di Le Figaro, sulla fornitura di armi ai ribelli libici, la Gran Bretagna si è accodata ammettendo di avere anch’essa provveduto ad armare i rivoltosi di Bengasi. È stato, ieri, lo stesso ministro degli Esteri britannico, William Hague, ha dichiarare che nel corso del conflitto Londra ha rifornito i ribelli di 5.000 set di armature, 6.650 uniformi della polizia, ed altri 5.000 equipaggiamenti ad alta visibilità e attrezzature di comunicazione. Un gesto, secondo Hague, “pienamente in linea” con le risoluzioni varate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite nel quadro dell’intervento Nato in Libia.

Tuttavia è stato proprio il segretario generale della Nato Anders Fogh Rasmussen, stavolta, a cercare quanto meno di smarcarsi dal sospetto che l’Alleanza fosse al corrente dei rifornimenti: a Vienna- a margine di una conferenza dell’Osce - ha voluto sottolineare che la Nato non è coinvolta nella fornitura di armi da parte di Parigi ai ribelli e precisare di “non avere informazioni” se altri Paesi abbiano fatto lo stesso. Come non bastano certo le interpretazioni estensive delle risoluzioni Onu a tranquillizzare chi, fin dal principio della crisi, ha espresso più di un dubbio sull’opportunità di armare i rivoltosi. Ieri la Cina ha voluto fare sentire la propria voce chidendo a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto in corso di “attenersi strettamente” al mandato del Consiglio di sicurezza dell’Onu. “La Cina - ha detto Hong Lei, il portavoce del ministero degli Esteri cinese, in una conferenza stampa - si appella alla comunità internazionale affinché segua strettamente lo spirito della risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu” e chiede alle parti impegnate nel conflitto di “evitare tutte le azioni che vanno oltre il mandato della risoluzione”. Ancora più duro il commento di Mosca, che ha accusato la Francia di violare la risoluzione dell’Onu sull’intervento in Libia. Il ministero degli Esteri russo ha anche chiesto spiegazioni al governo francese: armare i ribelli, ha affermato il capo della diplomazia russa, Serghei Lavrov, è infatti una “seria violazione” della risoluzione 1973. “Abbiamo chiesto ai colleghi francesi se le notizie riportate corrispondono a verità. (…) Attendiamo una risposta”, ha detto Lavrov.

La Russia è stata sin dall’inizio contraria all’intervento in Libia, tuttavia rinunciando ad avvalersi del diritto di veto al Consiglio di sicurezza Onu e preferendo astenersi aveva permesso l’approvazione della risoluzione 1973, quella che oggi viene usata da Parigi, Londra e alleati come paravento per i raid criminali sul Paese nordafricano. Mosca tra l’altro sta cercando - come pure Pechino, che ha contatti sia con il Cnt che con Tripoli – di portare avanti una mediazione fra le parti per giungere quanto prima ad un cessate il fuoco. Una sospensione delle ostilità che è anche l’obiettivo dell’Unione africana, che ieri e oggi si è riunita a Malabo per il 17esimo vertice dei capi di Stato africani. Il presidente della Commissione dell’Ua, Jean Ping, ha ricordato che la road map proposta dall’organizzazione regionale il 10 marzo scorso “è inevitabile”. Il piano prevede una tregua immediata, una transizione “consensuale” dei poteri e un piano di “riforme che risponda alle aspirazioni legittime del popolo libico alla democrazia, al buon governo e a uno Stato di diritto”.

Durante il vertice anche Ping si è unito alle perplessità di Cina e Russia sulle forniture di armi ai ribelli e ha sottolineato il pericolo che queste possano finire nelle mani di organizzazioni terroristiche capaci di destabilizzare l’intero continente. “Quello che ci preoccupa - ha detto - è che queste armi possano finire nelle mani dei terroristi o che abbiano già raggiunto Al-Qaeda. Ciò vuol dire che saranno utilizzate per destabilizzare gli Stati africani e per i rapimenti”. Pur lontani dal vertice africano, i ribelli libici hanno affermato che l’Ua riterrebbe che il leader libico Muammar Gheddafi debba lasciare il potere. “Sono tutti d’accordo sul fatto che Gheddafi deve lasciare. Alcuni lo dicono pubblicamente, altri no”, ha affermato Mansour Sayf Al-Nasr, coordinatore in Francia del Cnt, riferendosi ai capi di Stato africani.

di Alessia Lai (a.lai@rinascita.eu)
Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=9220

1 commento:

  1. E' dall'inizio della guerra che Gran Bretagna e Francia forniscono armi ai ribelli,e se lo so io per certo,capirai Rasmussen...
    Anzi,un paio di mesi prima erano all'opera a Bengasi istruttori militari inglesi e agenti francesi,oltre ad un paio di diplomatici Usa.

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