domenica 7 agosto 2011

Siria. La Russia lancia l’allarme: “Nato pronta a colpire”

Ue ed Usa pronti a boicottare le esportazioni di petrolio da Damasco, fra i principali acquirenti anche l’Italia

La Nato potrebbe lanciare sulla Siria un’operazione militare manipolando a proprio piacimento le decisioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, proprio come avvenuto alcuni mesi fa per giustificare l’attacco alla Libia. È questo l’allarme lanciato ieri dal rappresentante della Russia presso l’Alleanza Atlantica, Dmitrji Rogozin (foto), secondo il quale la Nato ha già cominciato a pianificare l’inizio di un’offensiva armata contro il Paese arabo.

“Questa campagna potrebbe diventare la logica conclusione delle operazioni di fuoco e mediatiche compiute da alcuni Paese occidentali in relazione all’Africa del nord”, ha spiegato il rappresentante del Cremlino al quotidiano Izvestia. Secondo Rogozin, inoltre, l’operazione ai danni della Siria, alla quale potrebbe seguirne anche una seconda nello Yemen, non servirebbe altro che a preparare il terreno per poi puntare direttamente all’Iran, contro il quale a suo avviso si starebbero già definendo programmi militari con conseguenze pesanti su tutta la regione.

Tuttavia , ha affermato infine l’inviato di Mosca presso la Nato, “la Russia si opporrà a qualsiasi scenario militare”. Purtroppo però, proprio come affermato dallo stesso Rogozin, anche qualora la Russia esprimesse la propria contrarietà a un intervento armato su Damasco, questo non impedirebbe all’Alleanza atlantica di attaccare. Soprattutto se proprio come in passato Mosca dovesse ricadere nella “trappola” degli Stati Uniti e dei propri alleati in seno al Consiglio di sicurezza dell’Onu, lasciando approvare in futuro una vera e propria risoluzione di condanna contro il presidente siriano al Assad e i membri del suo governo. Da giorni, infatti, Francia e Italia premono affinché il massimo organo delle Nazioni unite si esprima in maniera “più decisa e concreta” rispetto alla semplice dichiarazione di condanna votata mercoledì. Per di più la Gran Bretagna la scorsa settimana ha espresso apertamente e senza mezzi termini la volontà di intervenire militarmente nel Paese arabo. Una volontà che ha trovato l’immediato supporto degli Usa. Se questa volta, dunque, il Cremlino vuole davvero evitare che lo scenario libico possa ripetersi, non dovrà avere alcun timore a fare ricorso al proprio diritto di veto all’Onu e dovrà minacciare conseguenze reali e tangibili in caso di attacco delle Nato senza il consenso delle Nazioni Unite.

Nel frattempo, però, Stati Uniti e Unione europea si apprestano a sferrare un altro duro colpo all’economia di Damasco. Secondo quanto riportato ieri dal Washington Post, Usa e Ue avrebbero iniziato a discutere della possibilità di aumentare ulteriormente le sanzioni contro il Paese arabo iniziando un boicottaggio del petrolio siriano. Un provvedimento che, come sottolinea anche il giornale statunitense, creerebbe notevoli disagi a diversi Paesi europei. Se per gli Usa si tratta infatti di una sostanziale presa di posizione, non essendo Damasco fra i fornitori di greggio degli Stati Uniti, gli europei, al contrario, acquistano metà del petrolio estratto dalla Siria. Fra i principali acquirenti vi sono Francia, Germania, Italia e Olanda, che dovrebbero quindi andare a rifornirsi altrove. Escludendo, dunque, che questi Paesi possano rivolgersi al già sanzionato Iran e al Venezuela di Ugo Chávez, nemico giurato degli Usa, non potrebbero fare altro che andare a compare il petrolio dall’Arabia Saudita o da uno degli altri Paesi del golfo.

Per tanto, se questo nuovo ampliamento delle sanzioni divenisse realtà, il governo nordamericano sarebbe riuscito in sol colpo a infliggere un grave danno alla Siria e, al tempo stesso, far guadagnare i propri importanti alleati nella regione. L’Italia sarà in grado di resistere almeno questa volta alla pressione degli Usa? Considerando i precedenti, che hanno visto l’esecutivo di Roma voltare le spalle nonostante le ovvie conseguenze a due dei propri principali fornitori di greggio, quali l’Iran e la Libia, la risposta è molto semplice: no.

di Matteo Bernabei
Tratto da: Rinascita

1 commento:

  1. Ho forti dubbi che USA e Nato possano impelagarsi ulteriormente in una guerra in Siria,sia economicamente che politicamente,con in piedi ancora Libia e Afghanistan.
    Non si può mai dire,ma si aprirebbero scenari inquietanti.Il povero Frattini poi farebbe bene ad adndarsene dopo le figuracce libiche.

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