mercoledì 30 marzo 2011

Zitta zitta la Russia s'incunea nella guerra mondiale islamica

Il Cremlino la scorsa settimana ha riunito il premier israeliano Benjamin Netanyahu, il leader palestinese Abu Mazen e il ministro degli Esteri saudita Saud Al Faisal, accompagnato da Muqrin bin Abdul Aziz, capo dell'intelligence di Riad. Nell’incontro, fortemente voluto da Putin, si è discusso della situazione mediorientale e della preoccupazione d’Israele e dell’Arabia Saudita del crescente e minaccioso potere iraniano, perseguito dagli avatar come Hamas e Hezbollah.

I sauditi sono seriamente preoccupati dei progetti atomici degli ayatollah e della loro influenza nella regione, tanto quanto Israele, e la Russia ha assicurato entrambi i governi di impegnarsi a mediare con l’Iran, visto che il Cremlino è direttamente coinvolto nel programma nucleare di Teheran. Così, Mosca si pone come garante della futura stabilità della Regione mediorientale sorpassando Washington anche nella mediazione dei colloqui di pace tra Israele e Palestina, per cui è stata spesa una parte del briefing russo.

Abu Mazen, infatti, una volta tornato in patria, seguendo il consiglio del Primo ministro Medvedv, si è subito preoccupato di chiedere ad Hamas di essere ricevuto a Gaza, cosa che non succedeva dal 2007, e che negli ultimi mesi è stato il motivo, quello del riavvicinamento tra Al Fath e Hamas, che ha spinto a manifestare migliaia di giovani palestinesi. Ma è stata una scelta piuttosto infelice dal momento che Hamas prima di qualsiasi incontro pretende il rilascio delle centinaia di prigionieri rinchiusi nelle carceri dell'Anp e la fine del bando sulle proprie attività in Cisgiordania.

Inoltre, Hamas è sempre più interessato al Cairo dei Fratelli Musulmani che alla Ramallah di Al Fath, e il fallito attentato per far esplodere il gasdotto fra Egitto, Israele e Giordania di pochi giorni è un forte campanello d’allarme soprattutto perché sono trascorsi meno di due mesi dall’esplosione che aveva procurato al condotto una sospensione del flusso di gas. Pochi giorni dal lancio di tre razzi Grad che hanno raggiunto una zona mai colpita prima, nei pressi di Rishon-le-Tzion, a soli quindici chilometri dalla parte sud di Tel Aviv.

Netanyahu, dal canto suo, ha immediatamente chiesto ad Abu Mazen di scegliere tra i “colloqui con Israele o quelli con Hamas” visto che il partito della Striscia di Gaza ha nella propria Costituzione il non riconoscimento dello Stato ebraico e l’annientamento di tutti i discendenti di David. Solo una settimana fa, per esempio, alla proposta dell’Onu di un programma per insegnare nelle scuole di Gaza la storia della Shoah, Hamas ha risposto di “bloccare a qualunque costo ogni tentativo di insegnare l’Olocausto ai bambini palestinesi”.

Ad Abu Mazen, comunque, laureato con una tesi su "La connessione tra nazismo e sionismo”, non piangerà certo il cuore e si è dichiarato disposto anche a rinunciare agli aiuti finanziari Usa -circa quattrocento settanta milioni di dollari l’anno- se questo può portare a un accordo con Hamas per ricreare l'unità territoriale palestinese tra Cisgiordania e Gaza. Ma i dollari, forse, sono stati già convertiti in rubli.

Tratto da: http://www.legnostorto.com/index.php?option=com_content&task=view&id=31682&Itemid=28

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