lunedì 14 marzo 2011

Il sisma e il nucleare


Quando ancora eravamo alle prime notizie del tremendo sisma che si è abbattuto sulla costa nordorientale del Giappone, ecco che i siti e le agenzie italiane hanno iniziato a diffondere notizie sull’allarme nucleare. Orbene, se allo stato degli atti una prima cosa si può dire, è che proprio la terribile intensità del fenomeno abbattutosi sul Giappone ci consegna una nuova conferma del fatto che in materia di sicurezza di impianti nucleari, i passi in avanti compiuti negli ultimi decenni sono stati notevolissimi, tali da reggere nella realtà dei fatti senza creare pericoli per ambiente e popolazione proprio l’impatto di eventi terribilmente fuori scala, quale quello verificatosi e come prescrivono appunto le norme nel cui rispetto si costruiscono oggi centrali atomiche. Eppure, in Italia la speculazione è partita subito.

Il Giappone ha 54 centrali in esercizio secondo l’Agenzia Internazionale per ’Energia Atomica, centrali che coprono un quarto del fabbisogno elettrico del Paese. Come si può regolarmente verificare dai report del sito dell’Agenzia stessa, il Giappone è uno dei Paesi da sempre più impegnato nella piena trasparenza di quanto avviene nei suoi impianti. Proprio per l’elevatissimo rischio sismico di una parte rilevante de suo territorio, prossimo o attraversato da linee di faglia di zolle tettoniche oceaniche e continentali, ha realizzato i suoi impianti adottando criteri antisismici sempre più alti nei decenni.

Ed è questo il motivo per il quale le procedure automatiche di arresto dei reattori si sono subitaneamente attivate in quattro centrali nell’area nordorientale colpita dal sisma a epicentro oceanico, in altre due più distanti comunque entro 7 minuti è stato disposto il blocco, e in altre cinque ancora più lontane comunque entro 20 minuti le autorità giapponesi hanno disposto il fermo di sicurezza, per una completa verifica della tenuta di ogni parte degli impianti. Nella centrale di Onagawa, tra le quattro in cui il fermo è stato automatico, è stato subito estinto un incendio dovuto a cortocircuiti elettrici in una turbina non interna al circuito di raffreddamento del materiale fissile, e dunque senza nessun rilascio di scorie pericolose. Per un’altra centrale, quella di Fukushima, la più vicina a Sendai su cui si è abbattuto lo tsunami, è stata comunque disposta l’evacuazione della popolazione entro i due chilometri di raggio, come previsto dalle procedure nel caso in cui sia consigliabile prima pensare alla piena incolumità dei residenti e poi raddoppiare la piena verifica dell’assoluta tenuta degli impianti. Fino a ieri sera, i giapponesi hanno continuato a confermare all’AIEA che nessun rilascio di materiale pericoloso radioattività risultava segnalato

I media internazionali hanno, in altre parole, amplificato senza troppo comprendere la prima notizia rilanciata da Tokyo, relativa allo stato di emergenza nucleare proclamato dal governo di Tokyo prima che fosse trascorsa un’ora dall’evento. E’ una procedura standard di sicurezza, per eventi sismici superiori all’intensità 5 della scala Richter, e qui siamo in presenza di un’intensità 8,9, di energia letteralmente spaventosa come documentano le immagini che tutti abbiamo visto.

Stiamo parlando del settimo evento tellurico che mai abbia colpito il mondo dacché abbiamo strumenti e serie storiche per rilevarli, eppure le centrali hanno tenuto. Si sono rivelate molto utili le lezioni apprese alla maggiore centrale atomica operante al mondo, quella di Kashiwazaki-Karima che ha una potenza superiore agli 8 mila Mw, che il 16 luglio 2007 venne colpita da un sisma di magnitudo 6,6. L’impianto tenne, ma in quel caso furono i violentissimi movimenti oscillatori a determinare lo sversamento di 1,2 metri cubi di acqua da una piscina per il combustibile esausto di uno dei reattori. Il rilascio di radioattività per questo evento, e per il rilascio di alcuni radioisotopi dall’impianto di ventilazione, fu rilevato subito e monitorato nel tempo delle autorità giapponesi, ed è documentato nel sito AIEA come corrispondente a 10 milionesimi della dose ammessa in Giappone. Per conseguenza, l’incidente con nessun danno ambientale e sanitario venne classificato al livello zero della scala INES, che misura la gravità degli imprevisti atomici.

Possiamo trarre tre prime conclusioni. Una delle ragioni per cui le centrali elettronucleari costano tanto, è proprio la sicurezza,: ma come si vede sono soldi ben spesi. Secondo: le norme di sicurezza vigenti in Europa sono altrettanto ferree di quelle giapponesi. Terzo, l’Italia ha vaste zone sismiche ma i fenomeni non sono della magnitudo di quelli giapponesi. Assistere, ieri, su molti siti italiani antinuclearisti, a come si sovrapponevano sulla cartina dell’Italia le aree a rischio sismico e quelle addirittura a rischio incendi per tentare di dimostrare che il nucleare non possiamo permettercelo, è solo una dimostrazione di crassa ignoranza tecnologica.

Tratto da: Il Legno Storto
... ed ancora stesso argomento diversa Fonte ...

Nucleare? il momento di accelerare
Ci hanno provato subito, i professionisti della cagnara antinuclearista, a rilanciare il mantra consolidato della deprecazione lamentosa ed apocalittica.
Nemmeno il tempo di seppellire le centinaia, forse migliaia di vittime di uno dei più spaventosi cataclismi dell’epoca moderna quanto a potenziale distruttivo. La forza del pregiudizio e l’istinto dell’avvoltoio hanno prevalso ancora una volta.
Pazienza se i tempi gloriosi dell’impegno militante siano ormai trascorsi ed incanutiti assai i loro variopinti promotori, confinati in soffitta dalla prossima anche se non imminente carenza di oro nero e dalla insufficiente risposta delle fonti rinnovabili.
Proprio così, vista la poderosa inversione di marcia da parte di molti governi europei, e non solo, in tema di utilizzo dell’atomo per coprire il fabbisogno crescente di energia. Basti citare i casi di Finlandia, Spagna, Germania, Svizzera. Ma il movimento è molto più imponente: si calcola che entro pochi decenni il numero degli impianti dovrebbe addirittura raddoppiare e triplicare la quantità di gigawatt prodotti.
Non la panacea, ovviamente, nemmeno l’uranio, in fondo, è disponibile in quantità illimitate. Semmai un utilissimo stratagemma in attesa di scoprire l’optimum che combini l’alta resa con l’ecocompatibilità.

Anche l’Italia, a tutto merito dell’attuale governo, che non può vantarne moltissimi purtroppo, sembrava essersi messa al passo coi tempi. Al momento, tuttavia, a parte enunciazioni e proclami, poco si è visto. Comprensibile la paura di scontrarsi con l’apparato del fondamentalismo pseudoambientalista in mobilitazione permanente effettiva nel bel paese ancora fortissimo. Un carnevale ideologico che ha condannato uno dei paesi in cui più promettente era la ricerca a legarsi indissolubilmente a regimi autoritari e liberticidi per ovviare alla propria cronica mancanza di risorse. Davvero un bel risultato, non c’è che dire!
Ora servirebbe davvero cogliere la palla al balzo dell’ennesimo spauracchio agitato dai soliti noti per passare alla fase operativa del progetto. In fondo, parafrasando il gran lombardo, uno il coraggio riformatore o ce l’ha o non se lo può dare.

Tratto da: Rischio Calcolato

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