sabato 17 novembre 2012

Siria. L’Europa pronta a scendere in guerra al fianco dei ribelli


" ... I fronti del conflitto sono dunque sempre più delineati e vanno ben oltre i confini del territorio siriano. Le forze in campo sono molteplici, e gli interessi economici e strategici vanno ben oltre la solita farsa dell’esportazione della democrazia statunitense. Qualunque sarà l’evoluzione dei fatti, i Paesi del Vecchio Continente, e l’Italia in particolare, avranno soltanto da perdere. L’esempio libico, evidentemente, non è bastato."

La Francia chiederà a Bruxelles la rimozione del blocco sulle forniture di armi ai ribelli
e la Gran Bretagna parla già di no-fly zone
L’Europa si sta dimostrando ancora una volta più realista del re. Com’è accaduto spesso in passato il Vecchio Continente in materia di politica estera segue rigorosamente la linea dettata dagli Stati Uniti e anche riguardo al conflitto siriano non sono state fatte eccezioni. Negli ultimi 18 mesi l’Unione europea, visto lo stallo all’interno del Consiglio di Sicurezza Onu, ha approvato una lunghissima serie di sanzioni economiche che hanno influito direttamente non solo sull’economia del Paese arabo, ma anche su quella della stessa Europa. Un’azione autolesionista, in tempo di crisi, messa in atto solo per assecondare il volere della Casa Bianca.

Quanto fatto fino ad ora per compiacere il padrone d’oltreoceano non sembra però bastare alle colonie europee, che ora si apprestano ad andare oltre. “Per il momento c’è un embargo, così non vi sono armi fornite da parte europea e la questione sarà senza dubbio sollevata perché l’opposizione ci ha chiesto di farlo e questo è qualcosa che si può fare solo in stretto coordinamento con gli altri leader Ue”, ha dichiarato il ministro degli Esteri francese, Laurent Fabius (in foto con l’omologo Giulio Terzi), in un’intervista rilasciata a margine dei colloqui a 5 in corso a Parigi e ai quali prenderanno parte anche i responsabili della diplomazia e della difesa di Italia, Polonia, Spagna e Germania.
In sostanza i rappresentanti del governo transalpino chiederanno ufficialmente ai presenti di sostenere una presunta necessità di armare le opposizioni di fronte al parlamento e alla Commissione europea, tentando di far revocare il blocco.
“Ci sarà un documento di impegno in cui si affermerà la comune volontà di far progredire l’Europa della difesa, poiché se non vuole essere vittima, volente o meno, di un declassamento strategico deve agire, e prima lo fa e meglio è”, ha spiegato il ministro della Difesa francese, Jean-Yves Le Drian.
Una mozione che l’Italia sembrerebbe disposta ad appoggiare e che ha già raccolto il consenso dell’esecutivo britannico, il quale nel corso di un vertice interno presieduto ieri dallo stesso premier David Cameron ha anche discusso della possibilità di dare vita a una no-fly zone su alcune aree del Paese arabo. Pur non avendo ancora riconosciuto ufficialmente il nuovo fronte delle opposizioni quale unico rappresentante del popolo siriano, come già fatto invece dalla Francia, Italia e Gran Bretagna si preparano quindi a diventare parte attiva in una nuova guerra coloniale sostenuta da Washington, a scapito dei propri interessi e sposando una linea fin qui tenuta soltanto dalle monarchie sunnite del Golfo persico e dalla Turchia. E proprio quest’ultima ieri ha seguito l’esempio del governo francese, aprendo le porte alla nuova formazione nata a Doha nei giorni scorsi. “Ankara dà il benvenuto a questo traguardo importante, conferma il riconoscimento della Coalizione nazionale siriana come legittima rappresentante del popolo”, sono state le parole del responsabile della diplomazia turca, Ahmet Davutoglu, che ha inoltre lanciato un appello agli altri Stati membri dell’Organizzazione della Conferenza Islamica a fare lo stesso.
La fornitura di armi ai ribelli è stata invece fortemente criticata dalla Russia, fra le poche nazioni al mondo ad essersi realmente impegnata al fine di trovare una soluzione pacifica e negoziata del conflitto. “L’assistenza esterna all’opposizione volta a scatenare conflitti armati contro il governo legittimo, sarebbe una grave violazione delle disposizioni fondamentali del diritto internazionale”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri russo, Alexander Lukashevich, nel corso del tradizionale briefing a Mosca del giovedì.

I fronti del conflitto sono dunque sempre più delineati e vanno ben oltre i confini del territorio siriano. Le forze in campo sono molteplici, e gli interessi economici e strategici vanno ben oltre la solita farsa dell’esportazione della democrazia statunitense. Qualunque sarà l’evoluzione dei fatti, i Paesi del Vecchio Continente, e l’Italia in particolare, avranno soltanto da perdere. L’esempio libico, evidentemente, non è bastato.
di Matteo Bernabei

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