venerdì 11 marzo 2011

L’assassinio di JOHN FITZGERALD KENNEDY

Dopo quasi 50 anni, innumerevoli processi, dossier e ricostruzioni, l’unica cosa che appare certa nell’Assassinio del Presidente Kennedy è che non fu progettato, organizzato ed eseguito da una sola persona, anche se si è fatto di tutto affinché la versione ufficiale fosse questa. In questo post non è mia intenzione svelare alcun segreto, ma voglio solo ricostruire i fatti, svelare i moventi e descrivere il contesto in cui i è svolto l’omicidio ed i successivi occultamenti. Per fare questo ho attinto da varie fonti. Tutte cose sono state  già  dette e  ripetute, ma non sono mai state  prese in considerazione, ne hanno  mai intaccato la “Verità Ufficiale”.

<< A volte l'uomo inciampa nella verità,
ma nella maggior parte dei casi,
si rialza e continua per la sua strada. >>
(Winston Churchill)




Inanzitutto non essendo mia intenzione dilungarmi sulle ricostruzioni tecnico-balistiche dei proiettili, ma riconoscendo che è comunque importante dimostrare l’impossibilita che sia stato un solo esecutore materiale ad eseguire l’attentato vi segnalo questo articolo che le descrive in modo dettagliato e dimostra quanto sia “fantasiosa” la tesi ufficiale: JFK - Altrainformazione

Ma concentriamoci sulla parte più "interessante" :  IL MOVENTE


TERRIBILI IPOTESI SULL’ASSASSINIO DI JOHN FITZGERALD KENNEDY

(…) Non esiste dubbio ad ogni modo che, man mano che prendeva sempre più confidenza col potere, JFK cominciò a perseguire una politica interna e internazionale che lo mise in rotta di collisione con i poteri occulti americani, che da dietro le quinte operavano in barba a qualsiasi autorità ufficiale. Ciò sarebbe dimostrato anche da un discorso pubblico da JFK pronunciato nel 1961 dinanzi ai rappresentanti della carta stampata riuniti presso l’Hotel Waldorf-Astoria, dal quale vanno ripescati i seguenti passi, a dire la verità assai inquietanti e terribili visto anche quello che poi gli doveva accadere:


“La parola ‘segretezza’ è in sé ripugnante in una società libera e aperta e noi come popolo ci opponiamo storicamente alle società segrete, ai giuramenti segreti, alle procedure segrete...Stiamo correndo un gravissimo pericolo, che si preannuncia con le pressioni per aumentare a dismisura la sicurezza, posta nelle mani di chi è ansioso di espanderla sino al limite della censura ufficiale e dell’occultamento. Non lo consentirò, fin dove mi sarà possibile”.



Risulta quindi indubbio che JFK era andato a cozzare fragorosamente ad esempio contro la CIA allora amministrata da Allen Dulles, il quale non a caso venne sollevato dall’incarico, dopo il famoso e rocambolesco, oltre che grottesco, sbarco di centinaia di esuli cubani, naturalmente al soldo della Central Intelligence Agency, presso la Baia dei Porci a Cuba nell’Aprile del 1961, che si rivelò un fallimento totale (...)

ma andiamo per gradi ...


1959 – ANNO CRUCIALE NELLA STORIA AMERICANA

Nell’estate del 1959 Castro si impadronì di Cuba, creando immediatamente un doppio ordine di problemi, sia politici che economici.
Da una parte l’alleanza di Cuba con i sovietici aveva gettato nel panico gli uomini della CIA, che già vivevano da molti anni in stato di tensione permanente a causa della guerra fredda. Cuba infatti, come avrebbe dimostrato la Crisi dei Missili del 1962, rappresentava una postazione strategica di assoluta importanza nei Caraibi.

Dall’altra i danni economici riportati dalla Mafia, che di colpo aveva perso una delle capitali del gioco d’azzardo e della prostituzione, erano stati enormi.
Nascevano così le premesse per una delle più bizzarre alleanze mai conosciute nella storia della nazione americana, quella fra la CIA e la Mafia, che sarebbe durata per lunghissimi anni.
Vi era inoltre una impellenza di tipo normale economico, soprattutto da parte dell’industria dello zucchero, che spingeva per un immediato ripristino del controllo su Cuba.
Non ultime erano le spinte degli emigrati cubani, che erano riusciti a fuggire in Florida al momento della rivoluzione, e ora ambivano a rientrare al più presto, per riprendere possesso dei loro averi sull’isola.
Questa somma di motivi aveva scatenato all’interno della CIA una vera e propria “gara delle idee”, per chi suggerisse la migliore scusa per aggredire il barbuto ribelle senza apparire come dei brutali conquistatori agli occhi del mondo.

Uno di questi progetti, denominato “Baia dei Porci”, era stato messo a punto dal vicepresidente uscente Nixon, che contava di metterlo in atto non appena entrato alla Casa Bianca, l’anno seguente. Il progetto prevedeva che un gruppo di esuli cubani, dopo aver fallito uno sbarco armato su Cuba, avrebbe invocato l’aiuto degli americani, offrendo loro la classica scusa per lanciare l’offensiva armata e riconquistare l’isola.
Alla Casa Bianca invece ci andò Kennedy, ma il capo della CIA Allen Dulles decise comunque di presentargli il piano di invasione: in fondo, anche Kennedy aveva interesse a riconquistare l’isola, per motivi di prestigio. Dulles però non gli mostrò la parte del piano che prevedeva la richiesta di aiuto militare da parte degli esuli cubani, ed ottenne quindi con facilità l’approvazione del presidente, che in quel momento deve aver pensato: “Se gli esuli cubani riescono a riprendere l’isola tanto meglio per noi. Se non ci riescono, tanto peggio per loro”.

Invece, a poche ore dall’inizio dell’invasione, Kennedy si trovò di fronte alla richiesta ufficiale di aiuto da parte degli esuli, e solo in quel momento capì di essere stato ingannato da Allen Dulles. A quel punto Kennedy preferì fare una figuraccia davanti al mondo, riconoscendo di aver autorizzato un piano fallimentare, ma non diede l’autorizzazione all’intervento militare, per non rischiare uno scontro atomico con l’Unione Sovietica.
Appena la tempesta si fu calmata, Kennedy convocò Allen Dulles e lo licenziò in tronco.
Già da tempo, peraltro, Kennedy aveva manifestato la sua intenzione di smantellare completamente la CIA, che ormai operava autonomamente in politica estera, e di riportarla al suo ruolo originale di semplice agenzia di raccolta dati. (…)

C’era poi il cosiddetto complesso militare-industriale - termine coniato di recente dal presidente uscente Eisenhower - che già intravvedeva profitti miliardari grazie all’escalation militare in Vietnam. Ma Kennedy già dall’inizio del ‘63 parlava apertamente di ritirare l’appoggio militare USA al Vietnam, ed aveva fatto capire che l’operazione di rientro sarebbe scattata non appena avesse vinto la sua rielezione, nel 1964. Quasi a voler confermare le sue intenzioni, nel novembre ‘63 – poche settimane prima di morire - Kennedy aveva firmato un ordine presidenziale che prevedeva il rientro di un primo contingente di 1000 soldati americani entro il Natale di quell'anno.
Curiosamente, questo fu il primo ordine presidenziale che il neoeletto presidente Johnson fece annullare, 4 giorni dopo l’assassinio di John Kennedy. Da quel momento in poi, la storia del Vietnam cambiò direzione, e divenne la tragedia che tutti conosciamo.

Ma non erano solo i produttori di armi a vedere con preoccupazione la presidenza Kennedy. Tutto il mondo degli industriali era in subbuglio, da quando John Kennedy aveva preso di petto i produttori dell’acciaio, obbligandoli - dopo un braccio di ferro esasperante – a calmierare i prezzi dei loro prodotti invece di giocare al continuo rialzo. Che cosa sarebbe successo – si domandavano gli altri industriali - se un domani Kennedy si fosse messo in testa di regolare anche i prezzi del carbone, oppure quelli della carta, oppure del petrolio? *


PER UN DOLLARO D’ARGENTO

Nonostante tutto, i due “rampolli inseperti” aveva scelto di non lasciare nulla di intentato, e provarono anche a colpire al cuore del problema. Il sistema bancario e monetario, controllato dalla Federal Reserve. Forse non tutti sanno che la Federal Reserve di “federale” abbia molto poco, e sia un normalissimo ente privato il cui indirizzo è reperibile sulle Pagine Gialle, poco più sotto di quello della Federal Express.

La questione del sistema monetario è talmente importante e complessa che non basterebbero dozzine libri per esulcerarla. Diciamo solo che grazie ad un vero e proprio “colpo di mano” politico, avvenuto a Washington nel 1913, un gruppo di banchieri privati (Rotschild, Morgan, Rockefeller, Carnegie) si impadronì del futuro di miliardi di esseri umani, essendo da quel giorno in grado di determinare a piacimento il loro standard di vita effettivo, da momenti di subitaneo benessere a crisi economiche di portata internazionale.

Il fatto che un governo come quello degli Stati Uniti debba dipendere dagli umori dei banchieri, per vedersi prestare dei soldi a tassi di interesse più o meno favorevoli, invece di poter stampare i propri a tasso zero, la dice lunga sulla collocazione del vero potere nel mondo occidentale.

Nè si tratta peraltro di un problema nato nel 1913. In quell’anno i banchieri riuscirono solo a finalizzare un tentativo di acquisizione del potere che durava ormai da oltre un secolo. Lo stesso presidente Lincoln aveva tentato di uscire dalla morsa crescente del credito privato, stampando i famosi “greenbacks”, o “verdoni” governativi, con cui aveva finanziato la guerra contro la Confederazione Sudista.
Ed è proprio al pericolo che Lincoln rappresentava per i banchieri, sulla loro strada di conquista del sistema monetario, che gli storici più attenti attribuiscono la sua morte, avvenuta per mano del solito “folle solitario”.

Anche Kennedy era diventato cosciente del problema, specialmente dopo una crisi monetaria dovuta al rapporto di scambio fra oro e dollaro, che negli anni precedenti aveva iniziato a oscillare pericolosamente, mettendo a rischio l’affidabilità della moneta americana sui mercati mondiali.

Senza grande clamore, nel giugno del 1963 Kennedy aveva firmato l’Executive Order 11110 (Decreto Presidenziale), che autorizzava il Ministero del Tesoro a stampare moneta per il valore di circa 4 miliardi di dollari, corrispondenti alle riserve di argento presenti in quel momento nelle casse statali.
In altre parole, avocando al governo il diritto di stampare la propria moneta, Kennedy avrebbe risparmiato alla nazione gli interessi richiesti dalla Federal Reserve per “prestare” i soldi agli americani, riducendo in quel modo drasticamente il debito pubblico.
Chi ci avrebbe rimesso naturalmente era chi fino a quel giorno aveva lucrato su quegli interessi.

Come dicevamo all’inizio, si può quindi puntare il dito in un arco di 360° gradi senza timore di sbagliare ad indicare l’assassino del presidente Kennedy (e poi di Robert Kennedy, che 5 anni dopo aveva promesso di riprendere la battaglia contro gli stessi nemici, se fosse stato eletto alla presidenza).
Anche per quel che riguarda l’esecuzione fisica dell’attentato, diversi aspetti sono ormai stati chiariti dai migliori ricercatori del caso Kennedy, ma non è questa la sede per entrare nel dettaglio. Diciamo solo che la CIA si occupò di coordinare l’operazione ai livelli politici più alti, soprattutto nei delicati contatti con i Servizi Segreti, la cui collaborazione era essenziale per riuscire ad uccidere il presidente, mentre la mafia lo avrebbe eseguito materialmente. Hoover sarebbe stato ben felice di fornire il miglior cover-up di tutta la sua carriera, da parte dell’FBI, mentre Johnson potè finalmente soddisfare la sua ambizione di diventare presidente.

Gli industriali, i banchieri e i guerrafondai avrebbero provveduto a portare lo champagne.


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* Non solo, l’Executive Intelligence Review, attraverso una ricostruzione minuziosa del caso Mattei, afferma che il presidente dell’Eni, alla fine, era riuscito ad aprire un dialogo con la Casa Bianca , nonostante la stampa internazionale avesse dipinto Mattei come un pericoloso sovversivo anti-americano. Mattei, per l’Eir, era riuscito a far capire alla nuova amministrazione Kennedy che tutto ciò che desiderava era essere trattato alla pari, che egli non ce l’aveva con l’America ma con i metodi coloniali applicati dalle “sette sorelle” del petrolio. L’amministrazione Kennedy accettò il dialogo e fece pressioni su una compagnia petrolifera, la Exxon , per concedere all’Eni dei diritti di sfruttamento. L’accordo sarebbe stato celebrato con la visita di Mattei a Washington, dove avrebbe incontrato il Presidente Usa e ottenuto il conferimento di una laurea honoris causa da parte di una prestigiosa università statunitense.

Alla vigilia di quel viaggio, il 27 ottobre 1962, Mattei fu assassinato. Un anno dopo, fu ucciso Kennedy. In un rapporto confidenziale del Foreign Office del 19 luglio 1962, si leggeva che “il Matteismo” era “potenzialmente molto pericoloso per tutte le compagnie petrolifere che operano nell’ambito della libera concorrenza. (…)

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