lunedì 9 gennaio 2012

Qualche domanda scomoda sull'operazione Cortina (fumogena)

L’attenzione mediatica riservata ai controlli di Cortina non ha precedenti, anche se i controlli fatti non sono molto diversi da quelli fatti in altri luoghi turistici già la scorsa estate … ma allora perché tanta rilevanza mediatica? Forse per indorare la pillola al resto degli italiani, una sorta di mal comune mezzo gaudio, per la serie “pagano anche i ricchi di cosa ci lamentiamo” … insomma uno specchietto per la allodole, dove le allodole (o forse gli allocchi) siamo noi…

Nel dettaglio i controlli sono stati mirati, si sono infatti controllati 35 esercizi (considerati attività «a rischio», cioè che negli anni scorsi hanno dichiarato perdite di esercizio) su oltre 1000 attività, il che non è un campione molto rappresentativo per generalizzare; inoltre i numeri forniti dalla solita disinformazione e distrazione mediatica sono falsati e ingannevoli, si parla di aumenti del fatturato di ristoranti del 300 % in realtà questo dato non si riferisce alla media dei ristoranti controllati come si potrebbe credere, ma ad un unico caso (un solo ristorante, insomma un caso limite da condannare ma non da generalizzare).

Infine il raffronto è stato fatto su un solo giorno (il 30 dicembre), senza considerare il peso del “giorno settimanale”; si è paragonato infatti il fatturato degli esercizi commerciali del 30 dicembre 2012 (Venerdì) con quello del 30 dicembre 2011 (giovedì) quindi un’oscillazione in percentuale tra un giovedì e un venerdì (che fa già parte del weekend) può già derivare da questo. (Infotricks)

Qualche domanda scomoda sull'operazione Cortina (fumogena)

Dopo Luca Ricolfi di stamattina - che si ribella al clima di caccia alle streghe che occulta il vero problema, il troppo Stato - arriva, dal suo blog, lo sfogo condivisibile di Oscar Giannino. L'operazione Cortina dell'Agenzia delle Entrate è stata un successo. Di sicuro mediatico, con meno certezza si può affermare però che lo sia stata anche nella lotta all'evasione fiscale.

Il comunicato ufficiale sui cosiddetti "risultati" dell'operazione infatti è furbetto e molto poco trasparente. E' certamente di grande impatto sapere che in presenza degli ispettori gli introiti degli esercizi commerciali raddoppiano o triplicano. Ma posto che non si può assicurare la presenza di un ispettore in ogni esercizio commerciale per 365 giorni l'anno, di per sé quei dati non provano nulla, non sono "risultati", semmai una utile base di informazioni da cui l'Agenzia delle Entrate può far partire la sua azione di contrasto. Vengono invece omessi (perché?) i veri risultati: quanti verbali per violazioni riscontrate sono stati redatti? Quanti accertamenti avviati? E ci diranno, tra qualche mese, con quali esiti? Tra l'altro, l'incrocio tra i bolidi e i redditi dichiarati dai rispettivi possessori si sarebbe potuto fare restando tranquillamente seduti nel proprio ufficio, facendo risparmiare i costi di trasferta all'amministrazione pubblica. E detto tra parentesi, un Suv medio, per esempio il Rav della Toyota, è perfettamente compatibile con un reddito di 30 mila euro se in famiglia ci sono due entrate, e non si può comunque escludere che si possa accumulare onestamente abbastanza capitale per poterselo permettere anche con quel reddito.

Più che un'operazione Cortina, dunque, quella dell'Agenzia delle Entrate appare un'operazione cortina fumogena, che si inserisce bene sia nella strategia delle burocrazie della riscossione di procedere a colpi di sicuro effetto mediatico contro ricchi e vip dello sport, dello spettacolo e della moda - vicende che spesso lontano dai riflettori si concludono con patteggiamenti patetici (per lo Stato) - sia nelle campagne di stampa volte a gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica, cui si offrono «capri espiatori su cui scaricare ogni responsabilità per i tempi duri che viviamo» mentre il vero colpevole - lo Stato - si allontana indisturbato con il malloppo.

Il problema, parlo almeno per me, non è difendere i grandi evasori, evidentemente delinquenti che vanno puniti severamente, ma è comprendere e correggere strutturalmente il fenomeno. Ciò che rende l'evasione fiscale in Italia enorme non sono i grandi evasori, ma l'evasione e il nero diffusi, di massa, alimentati sia da una pressione fiscale che pone le attività economiche fuori mercato, sia dall'estrema complessità del sistema, che rende quasi impossibile essere perfettamente in regola. Molto laicamente occorre riconoscere che se non si prosciuga questo tipo di evasione, lo Stato non avrà né la forza né la volontà di perseguire i veri grandi evasori e debellare sostanzialmente il fenomeno. Infatti, è enormemente più vessatorio con i piccoli, che oppongono minore resistenza e hanno meno mezzi per difendersi. Il danno comunicativo di queste operazioni è che offrono sì uno sfogo all'opinione pubblica, ma non favoriscono la consapevolezza che il problema principale del nostro Paese è la bassa produttività cui ci condanna il troppo Stato.

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