sabato 5 febbraio 2011

La verità di Cossiga su Ustica



"Sono stati i francesi ad abbattere il DC9 che si è inabissato a Ustica", queste le parole che Francesco Cossiga dice nel docu-film di Marrazzo e Cerasola. Uno scossone senza precedenti a quello che una volta venne ribattezzato il "muro di gomma". Da ciò che afferma l'ex Presidente il DC9 sarebbe stato colpito per sbaglio, nel tentativo di colpire l'aereo che trasportava Gheddafi. Quando uscirà il film saremo in grado di dire cosa vuol significare questa testimonianza di Cossiga, inserita in un quadro più ampio che è quello in cui si incastonano queste dichiarazioni. Pare del tutto evidente, come lo stesso Cossiga dice apertamente, che in Francia non troveremo mai nessuno disposto ad ammettere che sia andata così, anche se dopo trent'anni non riesco francamente a comprendere quali conseguenze avrebbe una tale ammissione. Il muro di gomma ha portato addosso a sè tutta la forza della verità e ora sentire questa versione lascia un amaro in bocca che difficilmente va giù. Il punto, quindi, è un altro. Questo nostro paese è zeppo di verità nascoste, di segreti di Stato celati da decenni e di giustizia negata; ogni qualvolta si parla di un enigma italiano, di segreti da scoprire mi passa un brivido freddo lungo la schiena e mi vien da pensare che la verità, in questo Paese, ha davvero pochissima importanza. Potrei citare il periodo delle stragi, Gladio e Stay Behind, la morte di Moro, fino ad arrivare ai casi giudiziari irrisolti degli ultimi dieci anni. La certezza di vivere in un paese vero e onesto con i suoi cittadini è minata alle fondamenta e queste verità che riemergono dalle ceneri del tempo, non fanno altro che intorbidire il sentimento di distacco che la gente nutre verso una patria sempre più lontana. Credo sia arrivato il momento di rileggere la storia italiana alla luce di un regolamento nuovo del Segreto di Stato e di tutta la normativa correlata. Non che i cittadini debbano partecipare alle attività di intelligence, che rivestono un'importanza fondamentale per la sicurezza degli Stati, ma che siano informati in maniera trasparente di come agisce il proprio paese nelle relazioni con l'estero e con i corpi sociali intermedi. Si badi bene, non si tratta di qualunquisimo o populismo spicciolo, ma semplicemente di una richiesta di trasparenza che anima le speranze di tutti, affinchè ogni singolo elemento che compone l'ordinamento statale possa tornare a fidarsi, ma questo è, evidentemente, un discorso che tocca varie parti del discorso socio-politico riguardante il paese. Perchè solo oggi qualcuno si decide a parlare e oltretutto avverte gli autori del docu-film sulla pericolosità di un loro eventuale soggiorno in Francia? La tempesta mediatica e politica si scatenerà comunque e il cittadino rimarrà atterrito e stordito dinnanzi allo svolgersi di eventi che tenderanno solo a confonderlo ulteriormente. Perchè il silenzio domina le radici della nostra democrazia? Il vecchio adagio secondo il quale la politica può tenere in cassaforte determinati segreti per il bene del popolo non regge più, soprattutto quando uno Stato traballa così pesantemente, come l'Italia di oggi. L'auspicio è di avviare un percorso di apertura graduale, verso la ricerca della trasparenza, nei limiti del possibile, affinchè non dominino sempre la dietrologia e le illazioni facili, base a loro volta della nascita di pericolosi estremismi interni. Di questo la poltica si deve far carico, qualunque sia la fazione al governo. E' una questione nazionale e ne va avviata la soluzione in maniera condivisa. Da tutti.


... ed ancora ...
... Morti sospette, depistaggi ed omissioni ...

Cronologia degli avvenimenti.
 
27 giugno 1980
Ore 20,59 e 45 secondi. Scompare dagli schermi radar del Centro di controllo di Roma Ciampino un DC9 della compagnia Itavia, matricola I-TIGI, nominativo radio IH-870, in volo a 25.000 piedi lungo l’aerovia Ambra 13. L’aereo, con a bordo 77 passeggeri, tutti di nazionalità italiana, e 4 membri dell’equipaggio, era decollato con due ore di ritardo, alle 20,08, dall’aeroporto Guglielmo Marconi di Bologna; alle 21,13 doveva atterrare allo scalo siciliano di Palermo Punta Raisi. L’ultima “battuta” registrata dai radar è sul mar Tirreno, a nord dell’isola di Ustica, nel punto “Condor” delle carte aeronautiche.

28 giugno 1980
Ore 7,25. In fortissimo ritardo rispetto all’inabissamento del DC9, un elicottero individua una vasta macchia scura di combustibile. Circa quattro ore dopo l’incrociatore della Marina Militare Andrea Doria recupera i primi cadaveri: in tutto affioreranno dal Tirreno solo 39 corpi su 81. Più tardi giunge alla redazione romana del Corriere della Sera una telefonata anonima di rivendicazione a nome dei Nuclei Armati Rivoluzionari (Nar) in cui si afferma che a bordo del DC9 si trova Marco Affatigato, un terrorista di estrema destra, latitante, legato al Sismi. La notizia verrà smentita l’indomani e classificata come un depistaggio. Alle 18 si diffondono le prime ipotesi sulla caduta dell’aereo: cedimento strutturale, improvvisa anomalia nei valori di pressurizzazione o collisione in volo. La compagnia Itavia viene accusata di far volare “aerei carretta”. Il ministro dei Trasporti Rino Formica nomina una Commissione d’inchiesta alla cui guida viene chiamato il direttore dell’aeroporto di Alghero, Carlo Luzzatti. Il generale Saverio Rana, presidente del Registro aeronautico italiano, mostra una fotocopia di un tracciato radar al ministro Formica da cui emerge che il DC9 ha avuto un impatto con un missile, un meteorite o con un altro oggetto.

(...)

18 luglio 1980
Sulle montagne della Sila in Calabria vengono rinvenuti i resti di un MiG 23 libico. Il cadavere del pilota è in avanzato stato di decomposizione tanto da far pensare che l’aereo sia caduto almeno venti giorni prima. Verosimilmente il MiG riuscirà a violare lo spazio aereo italiano mentre nel basso Mediterraneo è in corso un’imponente esercitazione della Nato denominata “Natinad Demon Jam V”.



3 ottobre 1980
Nel Centro radar dell’Aeronautica di Marsala il pm Santacroce sequestra le bobine con le registrazioni della sera del 27 giugno.

25 novembre 1980
Un esperto americano del National Transportation Safety Board, John Macidull, analizza il tracciato radar di Ciampino e si convince che, al momento del disastro, accanto al DC9 volava un altro aereo. Per Macidull, il DC9 è stato colpito da un missile lanciato dal velivolo non identificato rilevato nelle vicinanze. Tale aereo secondo l’esperto del Ntsb attraversa la zona dell’incidente da Ovest verso Est ad alta velocità (tra 300 e 550 nodi) approssimativamente nello stesso momento in cui si verifica l’incidente, ma senza entrare in collisione con l’Itavia 870.

17 dicembre 1980
Il presidente della compagnia aerea Itavia, Aldo Davanzali, afferma di avere la certezza che ad abbattere il suo DC-9 è stato un missile lanciato da un aereo.

21 gennaio 1981
Il ministro dei Trasporti revoca la concessione dei servizi di linea all’Itavia. Già colpita da una forte crisi economica (ha ipoteche per 150 miliardi di lire) la compagnia il 14 aprile dichiarerà lo stato di insolvenza e verrà posta in amministrazione straordinaria il successivo 31 luglio.

9 maggio 1981
Muore di infarto a Grosseto il capitano dell’Aeronautica Maurizio Gari. La sera del disastro è capo controllore di sala operativa presso il centro radar di Poggio Ballone. La sua testimonianza sarebbe stata di grande utilità per l’inchiesta.

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26 luglio 1982
Va in onda sulla Bbc un servizio sulla strage di Ustica dal titolo “Murder in the Sky” dove Macidull ribadisce che nei pressi del DC9 c’era in volo un caccia non identificato. Nel corso dello stesso servizio un altro esperto, questo del Pentagono, John Transue, afferma che il caccia, che ha abbattuto il DC9, potrebbe essere un MiG 23 o un MiG 25 libico.

9 gennaio 1984
Per il ministro della Difesa Giovanni Spadolini il DC9 è stato abbattuto dalla deflagrazione di un ordigno, probabilmente confezionato con esplosivo T4, tracce del quale sono state trovate su alcuni reperti da un esperto esplosivista dell’Aeronautica.

10 gennaio 1984
Il pm Giorgio Santacroce formalizza l’inchiesta sulla sciagura del DC9 e l’incidente si trasforma, giuridicamente, in strage aviatoria. Santacroce viene affiancato dal giudice istruttore Vittorio Bucarelli. Le indagini, pur andando avanti, per il momento non si avvalgono della collaborazione tecnica di esperti aeronautici.

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31 marzo 1987
Viene trovato impiccato ad un albero sul greto del fiume Ombrone, nei pressi di Grosseto, il maresciallo dell’Aeronautica Mario Alberto Dettori. La sera del 27 giugno 1980 il sottufficiale era controllore di difesa aerea al radar di Poggio Ballone. Rientrando a casa Dettori scosso dice a sua moglie “stanotte è successo un casino; qui vanno tutti in galera”. Pochi giorni dopo si confida anche con sua cognata: “Sai, l’aereo di Ustica, c’è di mezzo Gheddafi, è successo un casino, qui fanno scoppiare una guerra”. Per gli inquirenti sulla morte del sottufficiale permangono indizi di collegamento con il disastro del DC9 e con la caduta del MiG sulla Sila.

8 maggio 1987
La ditta francese Ifremer, che verrà poi accusata di essere legata ai servizi segreti d’Oltralpe, comincia le operazioni di recupero della carcassa del DC9 adagiata a 3.600 metri sul fondo del Tirreno. Il recupero si concluderà in parte nel maggio del 1988. Verrà recuperata anche una delle due scatole nere, il Cockpit Voice Recorder, che registra le comunicazioni radio con terra e quelle interne al velivolo. L’analisi permetterà di ascoltare l’ultimo frammento di parola “Gua…”, pronunciata dal pilota tre minuti dopo l’ultima comunicazione con Ciampino.

6 maggio 1988
Nel corso della trasmissione televisiva di Rai 3 “Telefono giallo”, condotta da Corrado Augias un anonimo chiama in diretta e si qualifica come aviere in servizio al radar di Marsala. L’uomo afferma di aver esaminato le tracce radar ma il giorno successivo il maresciallo responsabile del servizio l’aveva invitato a farsi gli affari propri. Ecco il Video:

video

7 maggio 1988
Il procuratore di Marsala, Paolo Borsellino, apre un’inchiesta sulla telefonata giunta a “Telefono giallo” e fa identificare tutti i militari in servizio al radar di Marsala la sera del 27 giugno.

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30 maggio 1988
Durante gli interrogatori, tutti i militari in servizio a Marsala la sera del disastro, eccetto uno, riferiscono di non aver visto al radar quanto stava accadendo nel cielo di Ustica. Il muro di gomma si rompe con le dichiarazioni del maresciallo Luciano Carico. L’ufficiale di identificazione si accorse che il DC9 era scomparso dagli schermi, e avvertì i suoi diretti superiori. Carico osservò nei pressi del DC9 anche la traccia di un altro velivolo, che crede di identificare in un boeing 720 dell’Air Malta, che seguiva l’Itavia e che poi lo sorpassò a velocità superiore. Il maresciallo intercettò le due tracce, Itavia e Air Malta, pochi minuti prima delle 21, all’altezza di Ponza. Viene accertato che quel velivolo non poteva essere l’Air Malta perché a quell’ora il boeing si trovava ancora all’altezza dell’Argentario. Carico dichiara, inoltre, di aver identificato, come friendly, cioè come traccia amica, il DC9 e ribadisce di aver notato la sua traccia diminuire di qualità proprio sul mare, dove stava precipitando. Carico comprese che in quella traccia c’era qualcosa di strano: si mise in contatto con Punta Raisi e Fiumicino ma nessuno è mai più riuscito a trovare quelle conversazioni.

28 agosto 1988
Durante uno spettacolo acrobatico alla base Nato di Ramstein perdono la vita, scontrandosi in volo, due ufficiali dell’Aeronautica, piloti delle Frecce tricolore. Sono i tenenti colonnello Mario Naldini e Ivo Nutarelli. La sera del 27 giugno 1980, fino a circa dieci minuti prima della scomparsa del DC9 i due ufficiali erano in volo su un intercettore TF-104 decollato da Grosseto. Per gli inquirenti i due avieri, che dovevano essere sentiti dalla Procura erano a conoscenza di molteplici circostanze sul caso Ustica.

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16 marzo 1989
Il collegio dei periti Blasi consegna al giudice istruttore una relazione in cui sostiene la tesi del missile lanciato da un caccia non identificato ed esploso in prossimità della zona anteriore dell’aereo.

5 maggio 1989
Il capo di stato maggiore dell’Aeronautica Franco Pisano consegna al ministro della Difesa Valerio Zanone i risultati di un’inchiesta tecnico-amministrativa in cui si difende l’operato dell’Aeronautica e si contestano le conclusione a cui sono giunti i periti del collegio.

10 maggio 1989
La commissione governativa nominata da De Mita giunge alla conclusione che l’aereo è stato abbattuto da un missile ma non scarta l’ipotesi di una bomba collocata a bordo.

28 giugno 1989
Il giudice Bucarelli e il pm Santacroce incriminano, per falsa testimonianza e favoreggiamento, ventitrè tra ufficiali e avieri in servizio la sera del disastro nei centri radar della Difesa di Licola e Marsala.

18 settembre 1989
Bucarelli, anche in base ai risultati delle relazioni Pratis e Pisano, chiede al collegio Blasi di rispondere a quattro quesiti supplementari: vuole sapere se a causare la caduta del DC9 sia stato un missile o una bomba.

12 ottobre 1989
Il leader libico Muammar Gheddafi scrive al Capo dello Stato Francesco Cossiga stigmatizzando le manovre Nato nel Mediterraneo del 1980: “hanno disperso tutti gli sforzi compiuti dalle forze progressiste ed amanti della pace, per la sicurezza e l’integrità del Mediterraneo. Non avete scordato certamente il delitto e la tragedia occorsa al DC9 dell’Itavia, abbattuto il 27 giugno 1980, in cui hanno perso la vita decine e decine di vittime, a causa della aggressione ed in conseguenza della presenza delle basi e delle flotte militari, nel Mediterraneo, come non avete scordato l’attacco americano alla Giamahiria, che causò la morte di decine e decine di morti fra civili inermi, le nostre donne, bambini e vecchi”.

5 gennaio 1990
Nel corso di una conferenza stampa, in merito al presunto viaggio che egli avrebbe effettuato la sera del disastro di Ustica, Gheddafi afferma che il suo aereo era in volo sul Mediterraneo diretto in Europa per riparazioni, ma che egli non era a bordo. Gli Usa avrebbero preso un tragico abbaglio. Secondo il leader, nel tentativo di abbatterlo, hanno invece colpito l’aereo italiano e uno libico, convinti poi d’aver eliminato lui stesso o un esponente palestinese.

26 maggio 1990
Due dei cinque periti del collegio Blasi si dissociano dalle conclusioni consegnate al giudice il 16 marzo 1989 e sostengono la tesi di una bomba a bordo. Gli altri tre esperti ribadiscono che ad abbattere l’aereo è stato un missile aria-aria non italiano.

17 luglio 1990
Il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Giuliano Amato accusa, nel corso di un'audizione alla Commissione Stragi, il giudice Bucarelli di avergli mostrato alcune foto del relitto, scattate dagli americani prima che lo stesso fosse recuperato, ma di non averle acquisite come prova. Il magistrato, prima di abbandonare l'inchiesta, negherà, querelando tra l'altro il parlamentare, di possedere quelle foto.

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15 gennaio 1992
Al termine di decine di interrogatori e confronti, il giudice Priore incrimina 13 alti ufficiali dell’Aeronautica e li accusa di aver depistato le indagini sulla strage. Tra loro vi sono i generali Lamberto Bartolucci, Capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica, Franco Ferri, sottocapo di Stato Maggiore, Zeno Tascio, Capo del Sios, e Corrado Melillo, Capo del terzo reparto dello Stato Maggiore. Il reato ipotizzato nelle comunicazioni giudiziarie è quello di attentato contro l’attività del governo con l’aggravante dell’alto tradimento e della falsa testimonianza, in relazione all’accusa di strage ipotizzata contro ignoti.

14 aprile 1992
La Commissione Stragi, presieduta dal senatore Libero Gualtieri, approva la relazione conclusiva sul caso Ustica, che segnala in modo pesante reticenze e menzogne di poteri pubblici e istituzioni militari. Gualtieri, scrive nelle sue conclusioni, che è giunto il momento di chiedere conto agli altri Paesi di quanto è accaduto nei cieli italiani.

12 gennaio 1993
Durante uno strano tentativo di rapina in strada viene ucciso a Bruxelles il consulente dell’Alenia e generale dell’Aeronautica Roberto Boemio. Nel 1980 era capo di Stato maggiore presso la Terza Regione aerea di Bari. La magistratura belga non ha mai risolto il caso.

3 marzo 1993
L’ex colonnello del Kgb, Alexej Pavlov, afferma in un’intervista al Gr1 della Rai che il DC9 è stato abbattuto da missili americani e che i sovietici videro tutto da una base militare segreta vicino Tripoli.

27 giugno 1993
Robert Sewell, esperto statunitense di missili e consulente per conto dei familiari delle vittime, sostiene che la principale causa del danneggiamento del velivolo sia stata la detonazione di una o forse due testate missilistiche di grande potenza, avvenuta nella parte anteriore destra della fusoliera, e la perforazione della fusoliera stessa da parte del missile.

23 dicembre 1993
Un imprenditore toscano, Andrea Crociani, riferisce al giudice Rosario Priore, le confessioni ricevute dal tenente colonnello Mario Naldini, morto nel 1988 nella tragedia delle Frecce Tricolori a Ramstein. Naldini, che era in volo su un TF-104 insieme a Ivo Nutarelli, anche lui morto a Ramstein, riferì all’imprenditore di aver intercettato, prima di ricevere l’ordine di rientrare a Grosseto e prima della caduta del DC9, tre aerei: uno autorizzato e due no.

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21 dicembre 1995
Il maresciallo dell’Aeronautica Franco Parisi s’impicca ad un albero nella periferia di Lecce. Nel 1980 Parisi era controllore di difesa aerea presso la sala operativa del centro radar di Otranto. Anche su quest’ultimo suicidio gli inquirenti nutrono fortissimi dubbi; potrebbe essere collegato con il disastro del DC9 e la caduta del MiG sulla Sila.

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23 dicembre 1995
I consulenti di parte Itavia, Luigi Di Stefano e Mario Cinti, ex generale e portavoce della compagnia aerea, presentano un documento che evidenzia le contraddizioni dell’ipotesi bomba. Gli esperti forniscono al giudice una ricostruzione virtuale del relitto del DC9, utilizzando tecniche di disegno elettronico. Cinti e Di Stefano sostengono che il DC9 sia stato abbattuto dai corpi inerti di due missili, esplosi a una distanza tale da non potersi determinare l’impatto delle schegge della testa di guerra: proseguendo nella loro corsa avrebbero così trapassato la parte anteriore della fusoliera dell’aereo causando la caduta. Durante la nuova perizia radaristica ordinata dal giudice Priore, gli stessi periti dell'Itavia sosterranno che l'aereo aggressore è penetrato nello spazio aereo italiano mascherandosi con una operazione di guerra elettronica, che risulta riconoscibile dall'esame dei tracciati radar militari.

26 marzo 1996
La Nato nega al giudice istruttore Rosario Priore i codici per decifrare il funzionamento del sistema radar Nadge. Per la Nato tali codici sono assolutamente riservati e su di essi non può essere tolto in alcun modo il segreto.

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16 giugno 1997
Tre esperti, Franco Donali, Roberto Tiberio e Enzo Dalle Mese, consegnano a Priore una perizia radaristica in cui è definita plausibile l’ipotesi di un velivolo nascosto nella scia del DC9 e uno scenario attorno al volo civile più complesso di quanto non sia emerso dalla perizia del collegio Misiti. Per gli esperti quella sera sul Tirreno c'era sicuramente un intenso traffico di aerei militari e una portaerei in navigazione ma non si tratta della Usa Saratoga che era alla fonda nel porto di Napoli. In questa fase risulterà determinante, dopo le pressioni esercitate dal Governo, la collaborazione offerta dalla Nato nel decifrare i tracciati radar.

6 dicembre 1997
In un supplemento di perizia radaristica, i periti nominati dal giudice istruttore affermano che la sera del disastro a tutti gli aerei militari che si muovevano nello spazio percorso dal DC9, fu impartito l’ordine di spegnere il transponder che avrebbe consentito la loro identificazione.

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8 aprile 1999
Al giudice Priore giungono le note conclusive dei periti radaristi: l’incidente al DC9 è occorso a seguito di azione militare di intercettamento verosimilmente nei confronti dell’aereo nascosto nella scia del DC9: l’aereo di linea è rimasto vittima fortuita di tale azione. L’ipotesi più probabile che spiega le modalità di rottura del DC9 sarebbe da ricercare nella “mancata collisione”. Lo scenario così delineato è perfettamente congruente con tutti i dati disponibili e per di più offre spiegazioni logiche a tutta una serie di fatti fino a quel momento inspiegabili, determinati dalla necessità di mantenere segreta una operazione militare che tale doveva rimanere. A tale riguardo i fatti più rilevanti sono: la reticenza dell’Aeronautica e più in generale del personale in servizio nei vari siti al momento dell’incidente, la mancata collaborazione internazionale alle ripetute rogatorie dell’autorità giudiziaria, le innumerevoli incongruenze registrate nella vicenda del MiG caduto in Sila, la sparizione di dati e reperti che sarebbero stati fondamentali per l’inchiesta, le illogicità presenti in ipotesi alternative come quella della presenza di una bomba a bordo.

31 agosto 1999
Il giudice Rosario Priore rinvia a giudizio i generali Lamberto Bartolucci, Zeno Tascio, Corrado Melillo e Franco Ferri e gli altri 5 ufficiali per attentato contro gli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento, mentre dichiara di non doversi procedere per strage perché “ignoti gli autori del reato”. Per Priore il DC9 è stato abbattuto, “è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un'azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto”.
23 giugno 2000
La procura militare di Roma chiede l'archiviazione dell'indagine sul disastro di Ustica: "Non ci sono i presupposti per rivendicare spazi di giurisdizione da parte della magistratura militare".

28 settembre 2000
Si apre a Roma nell'aula bunker di Rebibbia, davanti alla sezione terza della Corte d'Assise di Roma, il processo sui presunti depistaggi.

1 dicembre 2000
La Corte d'Assise di Roma dichiara la nullità dell'attività istruttoria compiuta dal Giudice Istruttore Rosario Priore nei procedimenti per il reato di falsa testimonianza contestato agli imputati Pugliese Francesco, Alloro Umberto, Masci Claudio, Notarnicola Pasquale e Bomprezzi Bruno, e dell'Ordinanza di rinvio a giudizio.

11 aprile 2001
Aldo Davanzali, presidente dell'Itavia, chiede allo Stato un risarcimento di 1.700 miliardi per i danni morali e patrimoniali subiti dopo la strage di Ustica.

2 luglio 2001
Il processo resta di competenza della giustizia civile. Lo stabilisce la Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso del procuratore militare Antonino Intelisano contro l'ordinanza del gip militare che gli aveva imposto di indagare i quattro generali già sotto processo dinanzi alla III^ Corte d'Assise di Roma.

24 gennaio 2002
La Corte dei Conti chiede 27 miliardi di lire a militari ed altre persone coinvolte a vario titolo nell'inchiesta sulla strage di Ustica come risarcimento per le spese sostenute per recuperare la carlinga del Dc9 dell'Itavia.

1 settembre 2003
Il leader libico Gheddafi nel corso di un discorso al Paese, in occasione del 34° anniversario della rivoluzione libica, afferma che il DC9 è stato abbattuto da aerei Usa. Secondo il colonnello gli americani credevano che in volo ci fosse lui stesso e volevano eliminarlo.

26 novembre 2003
Il Tribunale di Roma condanna i ministeri della Difesa, dei Trasporti e dell'Interno a risarcire 108 milioni di euro alla compagnia Itavia perché lo Stato non avrebbe garantito la sicurezza dell'aerovia nella quale viaggiava il DC9. L'Itavia sostiene che il disastro di Ustica “non fu provocato da cedimento strutturale dell'aereo, ma da un missile lanciato da un altro aereo”.
19 dicembre 2003
I pm Erminio Amelio, Maria Monteleone e Vincenzo Roselli, nel corso delle requisitorie in Corte d'Assise, chiedono la condanna a 6 anni e 9 mesi di reclusione, di cui 4 anni condonati, per i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri, accusati di attentato agli organi costituzionali con l'aggravante dell'alto tradimento. Secondo l'accusa: avrebbero omesso di fornire informazioni al Governo. Chiesta l'assoluzione nei confronti dei generali Zeno Tascio e Corrado Melillo.

30 aprile 2004
Si chiude il processo sui presunti depistaggi: la Corte d'Assise di Roma assolve da tutte le accuse i generali dell'Aeronautica Lamberto Bartolucci, Franco Ferri, Zeno Tascio e Corrado Melillo. Per un capo di imputazione, nei confronti di Ferri e Bartolucci, riguardante le informazione errate fornite al Governo in merito alla presenza di altri aerei la sera dell'incidente, il reato è considerato prescritto in quanto derubricato.
27 novembre 2004
La Corte d'Assise di Roma deposita le motivazioni della sentenza di assoluzione dei quattro generali dell'Aeronautica. Per i giudici i militari non si macchiarono del reato di alto tradimento, ma solo di quello di turbativa. Non riferirono al Governo i risultati dell'analisi dei dati del radar di Ciampino né le informazioni in merito al possibile coinvolgimento nel disastro di altri aerei. Secondo gli stessi giudici è errata l'ipotesi che il MiG trovato sulla Sila sia precipitato la stessa sera del disastro del DC9. I giudici rilevano, tra l'altro, “una forte determinazione ad orientare nel senso voluto dallo Stato maggiore dell'Aeronautica le indagini a qualsiasi livello svolte su Ustica”. Le motivazioni depositate, secondo Daria Bonfietti, presidente dell'Associazione dei parenti delle vittime della strage, “ribadiscono che ad opera dei vertici dell'Aeronautica è stato commesso il reato di alto tradimento: in quanto, avendo dati sulla presenza di altri aerei attorno al DC9 inequivocabilmente significativi, decisero di non trasmetterli al Governo”.
15 febbraio 2005
Il pm e i difensori di parte civile presentano una richiesta di appello contro la sentenza pronunciata dalla Corte d'Assise di Roma il 30 aprile 2004. Presentano la stessa richiesta anche i legali della compagnia Itavia.

(...)


15 dicembre 2005
I giudici della prima Corte d'Assise d'Appello di Roma, presieduta da Antonio Cappiello, assolvono "perché il fatto non sussiste" Bartolucci e il suo vice Ferri.
(...)

6 aprile 2006
La Corte d'Assise d'Appello di Roma deposita le motivazioni della frettolosa sentenza del 15 dicembre 2005 che ha assolto i generali Bartolucci e Ferri. Per la Corte sostenere che accanto al DC9 la sera del disastro c'era un aereo significa compiere "un salto logico non giustificabile". Tale ipotesi, si legge nelle motivazioni, è supportata solo "da deduzioni, probabilità e basse percentuali e mai da una sola certezza". Bartolucci, non poteva, secondo il giudice Antonio Cappiello, "omettere di comunicare al ministro della Difesa ciò che probatoriamente gli era ignoto".
10 maggio 2006
La Procura Generale di Roma propone ricorso per Cassazione perché venga annullata la sentenza della Corte d'Appello del 15 dicembre 2005 dichiarando che "il fatto contestato non è più previsto dalla legge come reato" anziché "perché il fatto non sussiste". Leggi il ricorso in pdf.

1 giugno 2006
Il Governo dà mandato all'Avvocatura dello Stato, costituita quale parte civile, a proporre ricorso per Cassazione contro la sentenza della Corte d'Appello di Roma del 15 dicembre 2005 che assolse i generali Bartolucci e Ferri.
1 giugno 2006
Lo Stato risarcisce i genitori di Rita Guzzo, morta all’età di 30 anni sul DC9. A pagare (123 mila euro più le spese legali) sarà il Ministero alle Infrastrutture e dei Trasporti per effetto di una sentenza pronunciata dal Tribunale civile di Palermo.

20 giugno 2006
La Corte dei Conti assolve in via definitiva 35 tra alti ufficiali, sottufficiali e militari dall'accusa di aver procurato un danno all'erario facendo spendere al Governo quasi 28 miliardi di lire per il recupero della carlinga del DC9. Per i giudici contabili quelle spese furono disposte dal magistrato inquirente in assoluta autonomia nel tentativo di far luce sulla vicenda e non possono essere addebitate agli ufficiali inquisiti.
25 giugno 2006
Il relitto del DC9 viene trasferito dall'hangar dell'aeroporto romano di Pratica di Mare a Bologna. Trasportati da un lungo convoglio di mezzi dei vigili del fuoco, i resti del velivolo, dopo essere stati affidati in custodia al Comune di Bologna, verranno riassemblati nel Museo della Memoria all'ex deposito Zucca di via Saliceto.

27 giugno 2006
Nel ventiseiesimo anniversario della strage una mozione parlamentare al Senato chiede al Governo di intraprendere nelle sedi più opportune ogni possibile iniziativa finalizzata all’accertamento della verità sull’abbattimento del Dc9 e di adoperarsi presso le istituzioni internazionali affinché Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Libia collaborino alle indagini.

10 gennaio 2007
La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso della Procura Generale del Tribunale di Roma e rigettando anche quello delle parti civili, assolve definitivamente, per mancanza di prove, i generali Bartolucci e Ferri. L’istruttoria, secondo i supremi giudici, “si è limitata ad acquisire un’imponente massa di dati dai quali peraltro non è stato possibile ricavare elementi di prova a conforto della tesi di accusa”. La sentenza di appello, scrivono ancora nelle motivazioni, “ha ritenuto in modo chiaro ed esplicito che la prova dei fatti contestati sia del tutto mancata” e quindi la formula assolutoria è dovuta alla mancanza di prove e non all'insufficienza o alla contraddittorietà delle stesse. Leggi le motivazioni in PDF

25 gennaio 2007
Il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga in un'intervista a Radio Rai parlando della strage di Ustica scagiona Libia e Stati Uniti e afferma di non poter dire, pur sapendolo, qual è il Paese alleato che “puntando male un missile” colpì il DC9.

30 maggio 2007
La seconda sezione civile del Tribunale di Palermo condanna i ministeri dei Trasporti e della Difesa al risarcimento, per complessivi 980 mila euro, di 15 familiari di quattro delle 81 vittime: Gaetano La Rocca, Marco Volanti, Elvira De Lisi e Salvatore D'Alfonso.

(...)
9 gennaio 2008

88 familiari delle vittime della strage di Ustica citano in giudizio, dinanzi al Tribunale di Palermo, i ministeri della Difesa e dei Trasporti, «colpevoli delle omissioni e delle negligenze» che, di fatto, avrebbero impedito di sapere cosa accadde la sera del 27 giugno del 1980.

19 febbraio 2008
Il Presidente Emerito della Repubblica, Francesco Cossiga, in un'intervista a Sky Tg24, afferma: «furono i nostri servizi segreti che, quando io ero Presidente della Repubblica, informarono l'allora Sottosegretario Giuliano Amato e me che erano stati i francesi, con un aereo della Marina, a lanciare un missile non ad impatto, ma a risonanza. Se fosse stato ad impatto non ci sarebbe nulla dell'aereo. La tesi è che i francesi sapevano che sarebbe passato l'aereo di Gheddafi. La verità è che Gheddafi si salvò perchè il Sismi, il generale Santovito, appresa l'informazione, lo informò quando lui era appena decollato e decise di tornare indietro. I francesi questo lo sapevano videro un aereo dall'altra parte di quello italiano che si nascose dietro per non farsi prendere dal radar».

4 giugno 2008
La Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il generale Giuseppe Cucchi, direttore del Dipartimento delle Informazioni per la Sicurezza (DIS), smentisce ufficialmente l'esistenza di un dossier riservato o di atti secretati sulla strage di Ustica rispondendo all'istanza dell'avvocato Daniele Osnato, difensore di parte civile di alcuni familiari delle vittime. Secondo il DIS: "su indicazione del presidente del Consiglio dei ministri che, a seguito dell'istruttoria effettuata, è emerso che nel corso del procedimento penale non è mai stato opposto il segreto di Stato, né risulta che tale vincolo sia stato apposto su atti o documenti inerenti il caso Ustica".

21 giugno 2008
La procura di Roma riapre l'inchiesta sulla strage di Ustica, dopo aver convocato e sentito come testimoni il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga e Giuliano Amato, ai tempi sottosegretario alla presidenza del Consiglio. L'iniziativa dei pm Maria Monteleone e Erminio Amelio fa seguito alle dichiarazioni dell'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga a Sky Tg24.

6 maggio 2009
Sarà un nuovo processo civile a stabilire le eventuali responsabilità dei ministeri della Difesa e dei Trasporti nel mancato controllo dello spazio aereo in cui avvenne la tragedia del Dc 9. A deciderlo è la Cassazione, accogliendo il ricorso della compagnia Itavia contro la sentenza della Corte di appello di Roma che aveva negato il risarcimento danni alla società ed escluso le responsabilità civili dei due ministeri in relazione al disastro. La Terza Sezione Civile della Cassazione osserva: «che il solo fatto che i ministeri non avessero conoscenza della presenza di velivoli nell'aerovia assegnata ad Itavia, e a maggior ragione, che si trattasse di aerei militari non identificati, di per sé non è elemento idoneo ad escludere la colpevolezza, poiché integra proprio, se non altrimenti giustificato, l'inosservanza delle norme di condotta e di sorveglianza e di controllo o quanto meno il difettoso esercizio di tali attività». sentenza (pdf)

8 maggio 2010
Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, celebrando al Quirinale il Giorno della Memoria per le vittime del terrorismo e delle stragi, afferma che sulla strage di Ustica «oltre ad intrecci eversivi, ci furono anche intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all'accertamento della verità».

15 giugno 2010
La Corte d'appello di Palermo conferma la condanna dei ministeri dell'Interno, dei Trasporti e della Difesa a risarcire complessivamente un miliardo e 240 milioni di euro a sei familiari di tre delle 81 vittime del disastro aereo di Ustica.
22 giugno 2010
Il portavoce del ministero degli esteri francese Bernard Valero, rispondendo a una domanda di un giornalista dell'Ansa in merito al caso Ustica, afferma che «non appena le autorità italiane ci invieranno una rogatoria internazionale, siamo pronti a cooperare pienamente».

1 luglio 2010
Il ministro della Giustizia, Angelino Alfano, firma e inoltra quattro rogatorie internazionali sul caso Ustica: i Paesi interessati sono gli Stati Uniti, la Francia, il Belgio (Nato) e la Germania. La richiesta di rogatoria era stata avanzata al Guardasigilli dalla Procura di Roma nell'ambito della nuova inchiesta sul caso Ustica avviatasi nel 2008 dopo le dichiarazioni dell'ex Capo dello Stato Francesco Cossiga.

22 novembre 2010
«A causare la strage del DC9 Itavia fu una bomba messa nella toilette di coda, non un altro aereo che passando radente fece collassare il velivolo, tantomeno un missile». Lo afferma il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Carlo Giovanardi, nel corso di una conferenza stampa tenuta nella Prefettura di Bologna, insieme ad Aurelio Misiti, membro del collegio peritale che svolse, dal '90 al '94, la perizia sulla carlinga.










2 commenti:

  1. L'unica dichiarazione video esclusiva di Cossiga su Ustica è nell' inchiesta SOPRA E SOTTO IL TAVOLO DI Gianluca Cerasola e G. Marrazzo, non di Sky, http://www.morol.it/main/2010/01/sopra-e-sotto-il-tavolo/ Ma gli autori non riescono a renderla pubblica, LA RAI E LE ALTRE TV NON VOGLIONO MANDARLA IN ONDA, Si è parlato brevemente nei tg solo quando l inchiesta è stata confermata dalla cassazione nel 2013. E' assurdo che dopo 33 anni la Tv non faccia vedere le dichiarazioni e affermazioni che stanno portando alla verità. Ancora è tutto nascosto. c'è un libro E DVD con la prefazione di Andreotti con l inchiesta che si può comprare PIRONTI EDITORE: "SOPRA E SOTTO IL TAVOLO".

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  2. gurdate e capirete perche ancora è tutto nascosto http://www.morol.it/main/2010/01/sopra-e-sotto-il-tavolo/

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