mercoledì 18 gennaio 2012

I Forconi siciliani sono l'emblema di un mondo che cambia

Non so quanta “fortuna” avrà la protesta dei Forconi che sta paralizzando la Sicilia, così come non conosco le prospettive di una movimentazione che sembra manifestarsi (per la prima volta in Italia) realmente trasversale, abiurando i partiti e tentando di mettere nel cassetto le divisioni settarie fra “rossi e neri” che da sempre minano alla radice qualsiasi battaglia in questo disgraziato paese, conducendola ogni volta sul binario morto della diffidenza e dei distinguo.

Ma la protesta dei Forconi mi piace, non solamente perché da l’impressione di un movimento di popolo che si ritrova nella difesa del proprio futuro e sputa in faccia alle differenze, ma anche perché rompe profondamente con un passato fatto di manifestazioni in piazza con le varie bandierine di partito tutti lì, a discutere quale striscione debba sfilare prima dell’altro, in base a gerarchie decise la notte prima durante concitate riunioni fra i vari gruppi, partiti e partitucoli. Tutti lì a marciare in fila come pecore belanti, per fare folklore e difendere una causa (quale essa sia) che sistematicamente resterà inascoltata. E poi tutti a casa, compiaciuti per una reazione, ahimè immaginifica, dopo non aver ottenuto alcun risultato che prescinda dalla costruzione della carriera politica di qualche leader rampante in cerca di gloria.

Un passato fatto di banchetti, finalizzati alle firme per un referendum che non verrà mai realizzato e anche se arrivasse fino alle urne non cambierebbe assolutamente nulla.

Un passato fatto di volantinaggi nei mercati e nei centri cittadini, come tanti Don Chisciotte, impegnati nel tentativo di alfabetizzare l’un per cento dell’opinione pubblica teledipendente, mentre il restante 99% si divide fra chi passa oltre infastidito e chi ha ormai realizzato che non serve a nulla.

Un passato di coreografie, colorate del colore dei partiti, utili solo all’autocompiacimento, che non hanno mai spostato di una virgola le decisioni di chi gestisce il potere, ma hanno sempre indotto i cittadini a sostare su un binario morto, in attesa non si comprende di che e in ossequio al politicamente corretto.

La protesta dei Forconi, caso più unico che raro, esce da questa logica consolidata, cogliendo l’unico vero senso di una protesta, consistente nell’ottenere qualcosa di concreto. E comprende che per ottenerlo non bastano girotondi e marcette folkloristiche, occorre detrminare disagi, tentare di paralizzare il paese e creare un problema politico che costringa il governo a tornare sui propri passi.

Probabilmente i Forconi siciliani non riusciranno ad ottenere tutto ciò, magari cadranno rovinosamente a terra, ammazzati dalle calunnie e dal discredito che i “dipendenti” dei partiti e partitucoli già stanno riversando loro addosso in quantità industriale, o magari riusciranno, nonostante il fango a far sentire a lungo la propria voce, come gli auguro di cuore.

Una cosa però è certa, i Forconi hanno tracciato una via diversa e praticabile, che mette in luce tutta l’ipocrita messinscena che ha menato per il naso fino ad oggi chi voleva protestare con tanta buona fede e altrettanta buona volontà. A questo punto si tratta solo di percorrerla.

di  Marco Cedolin

Tratto da: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2012/01/i-forconi-siciliani-sono-lemblema-di-un.html

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Aggiornamenti:
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Rivolta Sicilia: Forconi, avanti tutta di Michele Mendolicchio

venerdì 13 gennaio 2012

Liberammazziamo


Dopo avere imbonito con astuzia i seguaci del babaismo, attraverso la spettacolare operazione “Cortina fumogena” e terminata la prima tranche di nuove tasse (autoreplicanti) per tutti, soprattutto se poveri, il balitore al servizio dell’usura, Mario Monti, sembra avere intenzione di dedicarsi ad un nuovo capitolo del progetto “affonda Italia” che sta alacremente portando avanti per conto terzi. Laddove i terzi sono costituiti dalla grande finanza internazionale, coniugata attraverso banche e multinazionali.

Per iniziare a prodursi nei licenziamenti di massa probabilmente i tempi non sono ancora maturi, ragione per cui, nell’attesa che lo diventino, contando sull’ausilio della “stampa amica” che incensa ogni passo compiuto dal Cagliostro di Goldman Sachs, trasformando il letamaio in un balsamario, l’usuraio sembra per ora accontentarsi di qualche provvedimento minore, finalizzato a caducare l’art. 18 ed eliminare progressivamente i contratti nazionali, affinché la strada per le lettere di licenziamento risulti il più possibile sgombra da impicci.

Sembrano maturi invece i tempi per lanciare la campagna delle paventate liberalizzazioni, già tentate a suo tempo dal buon Bersani , precedute come sempre dall’elegiaco e starnazzante codazzo dei giornalisti italiani impegnati ad avallare la nuova bareria, presentandola come un irrinunciabile passo sulla via dell’eldorado costituito dal progresso e dal libero mercato, sulle cui terre tutti (poveri e ricchi) un giorno del mai potranno allegramente banchettare in compagnia.

Agli italiani viene raccontato sulle pagine dei giornali che grazie alla bonomia del grande usuraio (Stefano Benni avrebbe usato un altro termine assai più consono) i cittadini avranno più taxi e ad un costo più basso, troveranno più farmacie e potranno fare indigestione di farmaci a prezzo da discount, potranno andare a fare shopping la notte con la carta di debito dentro ad esercizi commerciali sempre aperti in trepidante attesa dei loro chip, saranno in grado di fare finalmente causa a tutto e tutti (compreso il vicino e la signora con il cane che sporca il marciapiedi) grazie ad uno stuolo di avvocati pronti a “bussare” all’ombrellone come vu cumprà, godranno finalmente dei saldi tutto l’anno, perché i commercianti impareranno a nutrirsi di aria fritta, sacrificando il proprio ricarico sull’altare di un’Italia che si modernizza e diventa bella e libera, come gli States.

In realtà, scrostando le evanescenti illusioni sostenute da tanto bettolare, l’operazione liberalizzazioni viene portata avanti con l’unico scopo di eliminare definitivamente i tassisti, i benzinai, i commercianti, i farmacisti (titolari di farmacia) gli avvocati indipendenti ed alcune altre categorie.

Le grandi compagnie (facenti capo a banche e multinazionali) gestiranno il mercato dei taxi, più ricco di mezzi ma con al volante dipendenti precari con paghe da fame, facendo si che laddove sbarcavano il lunario migliaia di famiglie sostenute da un lavoratore imprenditore, sopravviveranno sotto la soglia di povertà migliaia di poveracci costretti ad un lavoro indecente, saltuario e mal pagato.

Le farmacie passeranno progressivamente dalle mani d’imprenditori facoltosi che avevano investito un discreto capitale nell’impresa, a quelle dei colossi dell’industria farmaceutica e della grande distribuzione, che non mantengono famiglie (tranne le poche che compongono i gruppi di potere) ma fondi d’investimento anonimi quanto può esserlo un alieno.

I pochi negozi ancora in piedi chiuderanno i battenti, non potendo competere in termini di costi con la grande distribuzione che aspetta trepidante di fagocitarli e magari riciclarne i titolari sotto forma di precari part time.

I benzinai termineranno di essere titolari (o semi titolari visto che la situazione attuale già non è idilliaca) del loro esercizio e nel migliore dei casi potranno aspirare ad un ruolo di dipendente precario delle grandi compagnie petrolifere, presso la pompa che gestivano da parecchi decenni e che una volta consentiva loro di mantenere la famiglia.

Gli avvocati diventeranno dipendenti (agiati?!) di grandi studi modello americano che fattureranno cifre astronomiche a beneficio del gotha che ben conosciamo.

E gli italiani? Si ritroveranno sempre più poveri e sempre più americani, ma vuoi mettere l’ebbrezza di fare shopping sotto le stelle e viaggiare in taxi quando vuoi? Sempre che il mestiere che ti permetteva di accedere al desco due volte al giorno non fosse il commerciante, il tassista o il benzinaio (farmacisti ed avvocati il lunario lo sbarcheranno lo stesso), in questo caso nada, è il progresso, bellezza!

di Marco Cedolin

Tratto da: http://ilcorrosivo.blogspot.com/2012/01/liberammazziamo.html

Inoltre vi segnalo:
Il colpo di stato di Mario Monti
COSI' MONTI PROMUOVE SALDI DI ENERGIA E DIFESA, IL DIRETTORIO RINGRAZIA
CONTRO MONTI, CONTRO L’EUROPA

mercoledì 11 gennaio 2012

COSI' MONTI PROMUOVE SALDI DI ENERGIA E DIFESA, IL DIRETTORIO RINGRAZIA


Potrebbero cominciare presto i saldi al "discount Italia", il grande centro commerciale gestito oggi da un "consiglio d`amministrazione" che sembra rispondere ad azionisti stranieri che ci si ostina a chiamare partner invece che concorrenti e rivali. Non c`è bisogno di aderire a teorie complottistiche per notare le forti sponsorizzazioni esterne del governo Monti. Ha fatto scalpore la notizia resa nota dal Wall Street Journal della telefonata tra Angela Merkel e il presidente Giorgio Napolitano, ma pochi ricordano i contatti tra Napolitano e Barack Obama durante la messa a punto del governo tecnico e dai quali sarebbero emersi i nomi dei ministri di Esteri e Difesa: l`ambasciatore negli Stati Uniti, Giulio Terzi, e il presidente del Comitato militare della Nato, l`ammiraglio Giampaolo Di Paola. Uomini che garantiscono alla Casa Bianca l`assoluta fedeltà dell`Italia.

Sull`applicazione di nuove sanzioni a Teheran, Terzi ha detto già un mese fa che "l`Italia sostiene con piena convinzione il piano di sanzioni economiche annunciato dall`Amministrazione americana". Monti ha dichiarato che l`Italia sarebbe "pronta a partecipare a tutte le nuove sanzioni imposte dall`Europa" nonostante l`Italia importi da Teheran il 13 per cento del suo greggio (la Francia solo il tre). Il ministro Di Paola ha blindato le missioni all`estero con uno stanziamento da 1,4 miliardi di euro che coprirà il 2012 mettendole così al riparo da eventuali crisi dell`esecutivo. Nessuna riduzione delle truppe in Afghanistan e più soldati in Kosovo. Conti alla mano molto di più di quanto possiamo permetterci ma esattamente quello che vogliono da noi Nato e America.

Sul piano economico le "potenze occupanti euroamericane" sembrano determinate a eliminare l`Italia dalla lista dei concorrenti sui mercati internazionali. La manovra del governo tutta tasse e zero sviluppo ci affosserà per anni tra recessione ed elevata inflazione mentre il crollo in Borsa di grandi aziende italiane ne facilita l`acquisto da parte dei gruppi stranieri.

Finmeccanica ha oggi una capitalizzazione di appena due miliardi di euro a fronte di un valore almeno doppio soltanto contando i beni immobiliari e l`unico argine alla scalata al gruppo (in testa i franco-tedeschi di Eads e Thales, quest`ultima interessata a Wass e Oto Melara) è la golden share, l`azione privilegiata con la quale il Tesoro controlla anche Enel, Snam rete gas, Eni e Telecom. Nicolas Sarkozy, Angela Merkel, e persino i vertici della Ue Van Rompuy e Barroso hanno imposto a Monti l`abrogazione della "golden share" entro un mese, pena pesanti sanzioni.

Il mese sta per scadere ed è certo che l`argomento verrà discusso nel tour che il premier ha iniziato in un`Europa che non sembra aver fretta però di demolire meccanismi simili presenti in Germania e Francia per impedire scalate straniere. Lo shopping al discount Italia è già cominciato. La settimana scorsa la francese Edf ha acquisito l`81 per cento di Edison mentre Eads ha comprato il 67 per cento dell`italiana Space Engineering specializzata in tecnologie radar e telecomunicazioni. Abrogata la golden share, senza una nuova legge a protezione dei nostri asset pregiati, cominceranno i saldi. Con il rischio che non siano quelli di fine stagione ma quelli per "cessata attività".

di Gianandrea Gaiani*
Fonte: http://www.ilfoglio.it/
Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9661

*Nato nel 1963 a Bologna dove si è laureato in Storia Contemporanea, si occupa dal 1988 di analisi storico-strategiche, studio dei conflitti e reportage dai teatri di guerra. E' un "fogliante" dal 1997 (sua la rubrica Militaria) ma scrive anche sui quotidiani Il Sole 24 Ore e Libero e sui settimanali Panorama e Gente. E' opinionista sui temi di Difesa e Sicurezza del Giornale Radio RAI e Radio Capital e dal gennaio 2000 dirige il mensile web Analisi Difesa. A partire dal 1991 ha realizzato reportage da numerose aree di crisi e ha seguito sul campo le operazioni militari condotte dalle Forze Armate Italiane in Kurdistan, Somalia, Mozambico, Albania, Croazia, Bosnia, Macedonia, Kosovo, Afghanistan, Sinai e Iraq. Dal 1999 collabora con l'Istituto di Studi Militari Marittimi di Venezia (ISMM) e ha insegnato all'Istituto Superiore di Stato Maggiore Interforze (ISSMI) a Roma. E' autore di diverse pubblicazioni tra le quali "Iraq Afghanistan - Guerre di pace italiane" uscito nel 2008.


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lunedì 9 gennaio 2012

Smilitarizzare lo Stato ed imporre una Polizia Militare Europea con poteri illimitati.

Dopo la perdita della sovranità politica ed economica ecco che subiamo anche la smilitarizzazione dello Stato.

Abolire al Guardia di Finanza,
sciogliere l’Arma dei Carabinieri,
- far transitare un cospicuo numero di militari di Marina, Esercito ed Aeronautica nella Pubblica Amministrazione ...

… proposte vere (per quanto possano sembrare inverosimili) che prese singolarmente potrebbero anche sembrare giustificabili dalle motivazioni addotte da chi le propone, ma che prese tutte insieme delineano una situazione alquanto inquietante … Ancor più se si considera che stanno smilitarizzando lo Stato Italiano e probabilmente anche gli altri stati europei sostituendo le forze militari e di polizia nazionali, sottoposte al controllo statale e dei propri Parlamenti, con una forza di polizia sovranazionale, l'EUROGENDFOR la polizia militare europea che è totalmente libera dal controllo di organi democraticamente eletti dei singoli Stati ed a cui il trattato di Velsen (ed indirettamente il Trattato di Lisbona) ha conferito praticamente poteri illimitati. 

Ma cos’è l’EUROGENDFOR costituita con il Trattato di VELSEN ?

Per capire esattamente che cos’è, leggiamo qualche passo del trattato. I compiti: «condurre missioni di sicurezza e ordine pubblico; monitorare, svolgere consulenza, guidare e supervisionare le forze di polizia locali nello svolgimento delle loro ordinarie mansioni, ivi comprese l’attività di indagine penale; assolvere a compiti di sorveglianza pubblica, gestione del traffico, controllo delle frontiere e attività generale d’intelligence; svolgere attività investigativa in campo penale, individuare i reati, rintracciare i colpevoli e tradurli davanti alle autorità giudiziarie competenti; proteggere le persone e i beni e mantenere l’ordine in caso di disordini pubblici» (art. 4). Il raggio d’azione: «EUROGENDFOR potrà essere messa a disposizione dell’Unione Europea (UE), delle Nazioni Unite (ONU), dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE), dell’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico (NATO) e di altre organizzazioni internazionali o coalizioni specifiche» (art. 5). La sede e la cabina di comando: «la forza di polizia multinazionale a statuto militare composta dal Quartier Generale permanente multinazionale, modulare e proiettabile con sede a Vicenza (Italia). Il ruolo e la struttura del QG permanente, nonché il suo coinvolgimento nelle operazioni saranno approvati dal CIMIN – ovvero - l’Alto Comitato Interministeriale. Costituisce l’organo decisionale che governa EUROGENDFOR» (art. 3).

Ricapitolando: la Gendarmeria europea assume tutte le funzioni delle normali forze dell’ordine (carabinieri e polizia), indagini e arresti compresi; la Nato, cioè gli Stati Uniti, avranno voce in capitolo nella sua gestione operativa; il nuovo corpo risponde esclusivamente a un comitato interministeriale, composto dai ministri degli Esteri e della Difesa dei paesi firmatari. In pratica, significa che avremo per le strade poliziotti veri e propri, che non si limitano a missioni militari, sottoposti alla supervisione di un’organizzazione sovranazionale in mano a una potenza extraeuropea cioè gli Usa, e che, come se non bastasse, è svincolata dal controllo del governo e del parlamento nazionali.

Infatti: L'articolo 21 del trattato di Velsen prevede l'inviolabilità dei locali, degli edifici e degli archivi di Eurogendfor. L'articolo 22 immunizza le proprietà ed i capitali di Eurogendfor da provvedimenti esecutivi dell'autorità giudiziaria dei singoli stati nazionali. L'articolo 23 prevede che tutte le comunicazioni degli ufficiali di Eurogendfor non possano essere intercettate.

L'articolo 28 prevede che i Paesi firmatari rinuncino a chiedere un indennizzo per danni procurati alle proprietà nel corso della preparazione o esecuzione delle operazioni. L'articolo 29 prevede infine che gli appartenenti ad Eurogendfor non potranno subire procedimenti a loro carico a seguito di una sentenza emanata contro di loro, sia nello Stato ospitante che nel ricevente, in tutti quei casi collegati all’adempimento del loro servizio.

Come si evince chiaramente, una serie di privilegi inconcepibili in uno Stato di diritto.

Inoltre nel trattato di Velsen c'è un'intera sezione intitolata "Missions and tasks", in cui si apprende che Eurogendfor potrà operare "anche in sostituzione delle forze di polizia aventi status civile", in tutte le fasi di gestione di una crisi e che il proprio personale potrà essere sottoposto all'autorità civile o sotto comando militare.

Vastissimi sono i compiti che il trattato affida a Eurogendfor: tra le altre cose garantire la pubblica sicurezza e l’ordine pubblico, eseguire compiti di polizia giudiziaria (anche se non si capisce per conto di quale Autorità Giudiziaria, controllo, consulenza e supervisione della polizia locale, compreso il lavoro di indagine penale, dirigere la pubblica sorveglianza, operare come polizia di frontiera, acquisire informazioni e svolgere operazioni di intelligence.

Forse il vero scopo di Eurogendfor è proprio in questo ultimo punto: con tutte le immunità e le protezioni di cui si è dotata, la struttura somiglia più a un servizio di spionaggio interno ed esterno, che ad uno di polizia. E’ stata progettata una sorta di struttura militare sovranazionale che potrà operare in qualsiasi parte del mondo, sostituirsi alle forze di Polizia locali, agire nella più totale libertà e che, al termine dell’ingaggio, dovrà rispondere delle sue azioni al solo comitato interno. Pertanto, non sembra una Polizia, ma qualcosa di simile al KGB sovietico, alla Stasi della DDR, alla Gestapo di Hitler.

Il 14 maggio 2010 la Camera dei Deputati della Repubblica Italiana ratifica l’accordo. Presenti 443, votanti 442, astenuti 1. Hanno votato sì 442: tutti, nessuno escluso. Poco dopo anche il Senato dà il via libera, anche qui all’unanimità. Il 12 giugno il Trattato di Velsen entra in vigore in Italia. La legge di ratifica n° 84 riguarda direttamente l’Arma dei Carabinieri, che verrà assorbita nella Polizia di Stato, e questa degradata a polizia locale di secondo livello. Come ha fatto notare il giornalista che ha scovato la notizia, il freelance Gianni Lannes (uno che per le sue inchieste ora gira con la scorta), non soltanto è una vergogna constatare che i nostri parlamentari sanciscano una palese espropriazione di sovranità senza aver neppure letto i 47 articoli che la attestano, ma anche che sia passata inosservata un’anomalia clamorosa. Il quartiere generale europeo è insediato a Vicenza nella caserma dei carabinieri “Chinotto” fin dal 2006. La ratifica è dell’anno scorso. E a Vicenza da decenni ha sede Camp Ederle, a cui nel 2013 si affiancherà la seconda base statunitense al Dal Molin che è una sede dell’Africom, il comando americano per il quadrante mediterraneo-africano.

La deduzione è quasi ovvia: aver scelto proprio Vicenza sta a significare che la Gestapo europea dipende, e alla luce del sole, dal Pentagono. Ogni 25 Aprile i patetici onanisti della memoria si scannano sul fascismo e sull’antifascismo, mentre oggi serve un’altra Liberazione: da questa Europa e dal suo padrone, gli Stati Uniti.

La ciliegina sulla torta è data infine dal Trattato di Lisbona all’articolo 52 paragrafo 3 integra la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti dell'Uomo e delle libertà fondamentali (detta CEDU) a parte costituente del trattato. Tale CEDU all’articolo 2 comma 2 in merito al diritto alla vita recita:

“La morte non si considera inflitta in violazione di questo articolo quando risulta da un ricorso alla forza resosi assolutamente necessario ... per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione.”

In pratica uccidere diventa lecito in caso si debba reprimere una sommossa o una insurrezione !!!

Insomma hanno proprio pensato a tutto: affamono il popolo, smilitarizzano lo stato ed in caso di rivolte hanno “licenza” di uccidere …  c’è ancora qualcuno che pensa che il Nuovo Ordine Mondiale sia solo una paranoia complottista?

Link correlati e citati:
Proposta choc nelle mani di Monti: abolire la Guardia di Finanza

Qualche domanda scomoda sull'operazione Cortina (fumogena)

L’attenzione mediatica riservata ai controlli di Cortina non ha precedenti, anche se i controlli fatti non sono molto diversi da quelli fatti in altri luoghi turistici già la scorsa estate … ma allora perché tanta rilevanza mediatica? Forse per indorare la pillola al resto degli italiani, una sorta di mal comune mezzo gaudio, per la serie “pagano anche i ricchi di cosa ci lamentiamo” … insomma uno specchietto per la allodole, dove le allodole (o forse gli allocchi) siamo noi…

Nel dettaglio i controlli sono stati mirati, si sono infatti controllati 35 esercizi (considerati attività «a rischio», cioè che negli anni scorsi hanno dichiarato perdite di esercizio) su oltre 1000 attività, il che non è un campione molto rappresentativo per generalizzare; inoltre i numeri forniti dalla solita disinformazione e distrazione mediatica sono falsati e ingannevoli, si parla di aumenti del fatturato di ristoranti del 300 % in realtà questo dato non si riferisce alla media dei ristoranti controllati come si potrebbe credere, ma ad un unico caso (un solo ristorante, insomma un caso limite da condannare ma non da generalizzare).

Infine il raffronto è stato fatto su un solo giorno (il 30 dicembre), senza considerare il peso del “giorno settimanale”; si è paragonato infatti il fatturato degli esercizi commerciali del 30 dicembre 2012 (Venerdì) con quello del 30 dicembre 2011 (giovedì) quindi un’oscillazione in percentuale tra un giovedì e un venerdì (che fa già parte del weekend) può già derivare da questo. (Infotricks)

Qualche domanda scomoda sull'operazione Cortina (fumogena)

Dopo Luca Ricolfi di stamattina - che si ribella al clima di caccia alle streghe che occulta il vero problema, il troppo Stato - arriva, dal suo blog, lo sfogo condivisibile di Oscar Giannino. L'operazione Cortina dell'Agenzia delle Entrate è stata un successo. Di sicuro mediatico, con meno certezza si può affermare però che lo sia stata anche nella lotta all'evasione fiscale.

Il comunicato ufficiale sui cosiddetti "risultati" dell'operazione infatti è furbetto e molto poco trasparente. E' certamente di grande impatto sapere che in presenza degli ispettori gli introiti degli esercizi commerciali raddoppiano o triplicano. Ma posto che non si può assicurare la presenza di un ispettore in ogni esercizio commerciale per 365 giorni l'anno, di per sé quei dati non provano nulla, non sono "risultati", semmai una utile base di informazioni da cui l'Agenzia delle Entrate può far partire la sua azione di contrasto. Vengono invece omessi (perché?) i veri risultati: quanti verbali per violazioni riscontrate sono stati redatti? Quanti accertamenti avviati? E ci diranno, tra qualche mese, con quali esiti? Tra l'altro, l'incrocio tra i bolidi e i redditi dichiarati dai rispettivi possessori si sarebbe potuto fare restando tranquillamente seduti nel proprio ufficio, facendo risparmiare i costi di trasferta all'amministrazione pubblica. E detto tra parentesi, un Suv medio, per esempio il Rav della Toyota, è perfettamente compatibile con un reddito di 30 mila euro se in famiglia ci sono due entrate, e non si può comunque escludere che si possa accumulare onestamente abbastanza capitale per poterselo permettere anche con quel reddito.

Più che un'operazione Cortina, dunque, quella dell'Agenzia delle Entrate appare un'operazione cortina fumogena, che si inserisce bene sia nella strategia delle burocrazie della riscossione di procedere a colpi di sicuro effetto mediatico contro ricchi e vip dello sport, dello spettacolo e della moda - vicende che spesso lontano dai riflettori si concludono con patteggiamenti patetici (per lo Stato) - sia nelle campagne di stampa volte a gettare fumo negli occhi dell'opinione pubblica, cui si offrono «capri espiatori su cui scaricare ogni responsabilità per i tempi duri che viviamo» mentre il vero colpevole - lo Stato - si allontana indisturbato con il malloppo.

Il problema, parlo almeno per me, non è difendere i grandi evasori, evidentemente delinquenti che vanno puniti severamente, ma è comprendere e correggere strutturalmente il fenomeno. Ciò che rende l'evasione fiscale in Italia enorme non sono i grandi evasori, ma l'evasione e il nero diffusi, di massa, alimentati sia da una pressione fiscale che pone le attività economiche fuori mercato, sia dall'estrema complessità del sistema, che rende quasi impossibile essere perfettamente in regola. Molto laicamente occorre riconoscere che se non si prosciuga questo tipo di evasione, lo Stato non avrà né la forza né la volontà di perseguire i veri grandi evasori e debellare sostanzialmente il fenomeno. Infatti, è enormemente più vessatorio con i piccoli, che oppongono minore resistenza e hanno meno mezzi per difendersi. Il danno comunicativo di queste operazioni è che offrono sì uno sfogo all'opinione pubblica, ma non favoriscono la consapevolezza che il problema principale del nostro Paese è la bassa produttività cui ci condanna il troppo Stato.

venerdì 6 gennaio 2012

2011: L'ANNO PEGGIORE


Con il 2011 si è chiuso l’anno peggiore della storia d’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale. Abbiamo perduto la democrazia, abbiamo perduto l’indipendenza, siamo diventati poveri, ci troviamo nella condizione assurda di essere “rappresentati” da parlamentari che hanno tradito il mandato ricevuto dai cittadini. Parlamentari che avevano due strade legittime da seguire di fronte alla nomina irrituale da parte del Capo dello Stato di un governo non eletto da nessuno: non dargli la fiducia in Parlamento, oppure dimettersi tutti dal proprio incarico rinviando le scelte ai cittadini. Non l’hanno fatto, e continuano a mantenere in vita un governo illegittimo affermando con ogni loro Sì di essere incapaci di fare il proprio lavoro delegandolo ad altri, e prendendo anche di conseguenza uno stipendio cui non hanno diritto.

Questa è la situazione. Ne consegue - e non poteva non essere così – che è stato instaurato un governo dispotico, il quale, come ha affermato pubblicamente, non deve rispondere a nessuno di ciò che fa (un tempo almeno i sovrani, pur essendo assoluti, dicevano di rispondere a Dio delle proprie azioni) e che, sotto le vesti grottesche di una finta democrazia, esercita un potere inquisitorio, poliziesco, nel quale è stata abolita ogni libertà d’azione e ogni sfera privata. I controllori del fisco e i banchieri sono stati appositamente trasformati in un nuovo corpo di polizia al servizio del governo.

Non c’è nessuna giustificazione possibile. Ogni volta che i detentori del potere hanno instaurato il dispotismo, il terrorismo di stato, hanno sempre esibito dei buonissimi motivi. I governanti attuali non fanno eccezione. La ricerca bancaria dell’evasione fiscale è soltanto una forma moderna di ricerca, da parte dell’ Inquisizione, dell’osservanza del precetto pasquale con relativa condanna pubblica sul ponte San’Angelo. Cambiano le persone, ma i detentori del potere sono sempre uguali: sono sicuri e si compiacciono del proprio potere soltanto se opprimono i sudditi.

Cosa possiamo fare? L’ho già detto più volte e debbo necessariamente ripetermi: sul piano della legittimità gli unici che possono farci uscire da questa situazione sono i parlamentari: votino No anche soltanto a una norma del governo Monti, quella sull’uso del denaro contante e dell’obbligo di aprire un conto corrente se si superano i mille euro. Metterebbero fine all’illegittimità della propria condotta con la semplice, ma nobile, rivendicazione del diritto alle libertà democratiche. E il debito pubblico? Su quello non c’è nulla da aggiungere a quanto tutti sanno benissimo: bisogna tornare alla sovranità monetaria, quindi alla lira. Pochi giorni fa in un’intervista sull’Avvenire, Lucio Caracciolo l’ha spiegato con concise, limpide parole: per l’euro non c’è speranza. Stiamo buttando denaro, sacrifici, addirittura le vite di coloro che si suicidano a causa della crudelissima stretta del credito, in un enorme “vuoto”: le ambizioni dei costruttori della moneta unica. Basta, non possiamo aspettare più. La massima responsabilità nelle disavventure della storia è sempre spettata in primo luogo, non ai massimi detentori del potere, ma a coloro che, potendolo, non si sono opposti ai loro accessi di follia.

di Ida Magli
Fonte:  http://www.italianiliberi.it/Edito11/2011-anno-peggiore.html
Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=9639

mercoledì 4 gennaio 2012

Cura BCE: i devastanti effetti collaterali

"(...) L’Italia sta seguendo, sotto la guida di Monti e della sua banda di banchieri e militari Nato, la stessa strada scelta e imposta dalla Banca Centrale Europea alla Grecia. I segnali che fanno presagire una sorte simile a quella greca ci sono tutti. I tagli, che colpiscono prevalentemente lavoratori e pensionati, sono il cardine della manovra economica presentata dal nuovo esecutivo, la svendita delle industrie strategiche dello Stato è da molto tempo nell’agenda del Governo, l’aumento della benzina è già in vigore da qualche settimana, alcune testate giornalistiche, anche se non ce ne rammarichiamo troppo, stanno chiudendo e il tasso dei suicidi, nonostante non raggiunga la spaventosa percentuale greca, è in costante aumento. Questo campanello d’allarme dovrebbe suonare all’orecchio di chi ancora si fida di questo governo e continua a credere nel messianico ruolo del mercato regolatore che porrà fine alla crisi e alle nostre sofferenze. Questi chiari e preoccupanti segnali dovrebbero allarmare quella parte della sinistra italiana che, avendo come unica ragione d’essere l’antiberlusconismo, ora che il “mostro” Berlusconi non c’è più, è incapace di proporre un’alternativa credibile al massacro al quale le Banche ci stanno sottoponendo."

Anche in Grecia, per traghettare il Paese fuori dalla crisi (che tradotto significa per fare macelleria sociale…), la finanza ha scelto un banchiere. Luca Papademos è stato quindi nominato, all’inizio di novembre, primo ministro. Saltano subito all’occhio i ruoli di spicco ricoperti in Europa dal nuovo premier greco, ma ancor più evidente è la sua presenza fino al 1998 nella Commissione Trilaterale, di cui ha fatto parte anche il neo-presidente del consiglio italiano Mario Monti. Anche le sorti dei due Paesi si assomigliano molto, e la cura adottata è molto simile. In Grecia però la strada era già stata abbondantemente spianata dal precedente governo e Papademos, salvo qualche intoppo, sta avendo gioco facile.

Infatti, nonostante i tagli verticali al settore pubblico, che hanno lasciato senza lavoro migliaia di persone, e nonostante le drastiche riduzioni di pensioni e salari, stando a quanto afferma un sondaggio di Eurobarometro, condotto tra il 5 e il 20 Novembre, il 76% dei greci sostiene che il peggio deve ancora venire. Anche se queste dichiarazioni possono sembrare esageratamente pessimiste, alcune notizie delle ultime settimane lasciano poco spazio a previsioni più floride. La cura della BCE sta di fatto originando diversi devastanti effetti collaterali, che rischiano di riportare il Paese all’età della pietra. Recentemente infatti il governo ha adottato una nuova misura anticrisi, che prevede l’aumento dei prezzi di combustibili e carburanti. Questo provvedimento, unito alla pesante recessione in atto e al conseguente aumento del costo della vita, ha portato i greci a scendere nelle loro cantine e a riesumare le vecchie stufe a legna o ad accendere il caminetto. Questo ha di conseguenza prodotto un’impennata nel mercato della legna che, non riuscendo a soddisfare la domanda, ha aperto la strada ad un vero e proprio contrabbando di legname. Si sono formate alcune squadre di taglialegna che, senza alcun permesso, stanno devastando numerose foreste e si sono anche rese protagoniste di atti di violenza aggredendo sia la polizia che tentava di fermarli sia altri gruppi di taglialegna rivali. Oltre al danno ambientale provocato dal disboscamento feroce e sregolato, ad opera di taglialegna abusivi e non, va anche considerato il conseguente aumento di emissioni di CO2 prodotto da caminetti e stufe obsoleti.

Come se non bastasse, ad aumentare l’incertezza dei cittadini greci, ci pensano gli Stati Uniti che, forti dell’appoggio di un governo amico, si sono già precipitati sull’invitante torta delle fonti energetiche greche. Lo riferisce il quotidiano Kathimerini, secondo cui anche l’ambasciatore statunitense ad Atene, Daniel Smith, ha confermato l’interesse delle imprese nord-americane per l’estrazione di idrocarburi al largo delle coste di Creta e nel Mare Ionio. Tuttavia la Grecia non rischia di perdere solo le sue risorse energetiche, ma anche i principali attori nel campo dell’informazione. Dopo la chiusura della stazione televisiva privata Alter, stando alle dichiarazioni della società editrice X.K. Tegopoulos A.E., anche il secondo quotidiano nazionale Elefterotipia (Stampa Libera) di cui è proprietaria, sta per chiudere i battenti. Questo comporterà il licenziamento in tronco di tutti gli impiegati che perderanno gli arretrati e la tredicesima. Non c’è da stupirsi quindi se solo l’8% dei greci ha fiducia in Papademos e appena il 12% crede ancora che il parlamento possa migliorare le cose. La medicina che la BCE sta somministrando, per mano di Papademos, al popolo greco, non solo non funziona, ma sta portando sempre più rapidamente il Paese ad una condizione di malato terminale. In tre anni la Grecia, stando ai dati forniti dal quotidiano Athens News, ha visto il suo tasso di suicidi raddoppiare, passando dai 2,8 ogni 100.000 abitanti ai circa 4 attuali. La hotline anti-suicidio aperta 24 ore su 24 dall’organizzazione non governativa Klimaka, conferma che le motivazioni principali sono legate alle condizioni economiche e alla mancanza del lavoro, riferendo anche di molti uomini che dicono di soffrire di un pesante sconforto dovuto alla perdita di dignità e di orgoglio.

A questo va aggiunto un vertiginoso aumento della criminalità che raggiunge livelli altissimi ad Atene. Nell’ultimo anno ad esempio, stando a quanto riferisce la polizia greca, i casi di rapina a mano armata sono pressoché raddoppiati e le autorità con i pochi mezzi a disposizione fanno quello che possono. L’insicurezza economica, le tensioni sociali in aumento e una completa sfiducia nelle istituzioni sta portando il popolo greco a simpatizzare sempre più per movimenti estremisti. Si registra infatti un aumento di simpatizzanti sia di movimenti xenofobi, sia di movimenti di estrema sinistra che non disdegnano l’uso di bombe, come il neonato movimento anticapitalista “Tolleranza Zero”, passato alle ribalte della cronaca dopo aver fatto detonare alcuni ordigni in vari uffici ministeriali.

L’Italia sta seguendo, sotto la guida di Monti e della sua banda di banchieri e militari Nato, la stessa strada scelta e imposta dalla Banca Centrale Europea alla Grecia. I segnali che fanno presagire una sorte simile a quella greca ci sono tutti. I tagli, che colpiscono prevalentemente lavoratori e pensionati, sono il cardine della manovra economica presentata dal nuovo esecutivo, la svendita delle industrie strategiche dello Stato è da molto tempo nell’agenda del Governo, l’aumento della benzina è già in vigore da qualche settimana, alcune testate giornalistiche, anche se non ce ne rammarichiamo troppo, stanno chiudendo e il tasso dei suicidi, nonostante non raggiunga la spaventosa percentuale greca, è in costante aumento. Questo campanello d’allarme dovrebbe suonare all’orecchio di chi ancora si fida di questo governo e continua a credere nel messianico ruolo del mercato regolatore che porrà fine alla crisi e alle nostre sofferenze. Questi chiari e preoccupanti segnali dovrebbero allarmare quella parte della sinistra italiana che, avendo come unica ragione d’essere l’antiberlusconismo, ora che il “mostro” Berlusconi non c’è più, è incapace di proporre un’alternativa credibile al massacro al quale le Banche ci stanno sottoponendo.

Tratto da: http://www.statopotenza.eu/1350/cura-bce-i-devastanti-effetti-collaterali

martedì 3 gennaio 2012

Putin inseguito dal fantasma di Gheddafi ... tra tensioni geopolitiche, avidità delle lobbies ed intrighi dei servizi segreti ...

Un Putin politicamente in difficoltà ha scelto di rilanciare la polemica contro gli Stati Uniti a partire da un tema cruciale, cioè le dirette responsabilità americane nell'assassinio di Gheddafi. All'opinione pubblica russa, questa presa di posizione di Putin rischia però di apparire come una tardiva scoperta dell'acqua calda, che non ottiene altro che di mettere ancora più in rilievo la linea di acquiescenza seguita dal Cremlino nei confronti dell'aggressione della NATO alla Libia.[1]

La diplomazia russa, nel marzo scorso, aveva condiviso supinamente la narrazione NATO circa un Gheddafi tiranno isolato, pronto a bombardare il suo popolo: un Gheddafi politicamente morto.[2]

Nei fatti invece il regime di Gheddafi si è confermato come il vero referente dell'equilibrio tribale in Libia; tanto che ci sono voluti più di sette mesi di bombardamenti feroci per sconfiggerlo, nonostante alcune opportunistiche defezioni interne al regime. Persino per la conquista sul terreno non sono bastati i sedicenti "ribelli", ma sono risultate necessarie non solo truppe mercenarie inviate dal Qatar, ma anche truppe scelte britanniche, come le SAS.[3]

Queste cose i cittadini russi le sanno, poiché la loro informazione gliele ha raccontate giorno per giorno; e la frustrazione è stata tanta, non soltanto in riferimento all'aggressione contro un Paese ritenuto amico, ma anche per le gravi conseguenze a scapito della sicurezza russa. Appare perciò strano un Putin che rinfaccia alla NATO il suo comportamento criminale, ma che poi continua ad apparire esitante di fronte alle nuove aggressioni in programma da parte della stessa NATO, come quelle nei confronti della Siria e dell'Iran. Solo pochi giorni fa la diplomazia russa ha lanciato una proposta di risoluzione ONU sulla Siria che è un vero esercizio di cerchiobottismo.[4]

Se Putin volesse davvero rifarsi una verginità, gli basterebbe offrire pubblicamente la sua garanzia militare alla Siria ed all'Iran, che sono anche Paesi a ridosso dei confini russi. Ma Putin può permettersi un ritorno alla guerra fredda? Su un piano strettamente politico e militare se lo potrebbe permettere, eccome.

Ci sono però in ballo gli affari di Gazprom, che non sopporterebbero un inasprimento dei rapporti con la NATO. La Russia è oggi il maggiore produttore ed esportatore di petrolio al mondo, davanti persino all'Arabia Saudita.[5]

Il gruppo dirigente di Gazprom, di provenienza KGB, sta accumulando fortune personali da capogiro, cosa che la dice lunga sui veri motivi della caduta del comunismo. Gazprom è riuscita a far approvare una legge che le consente persino di farsi un proprio esercito privato.[6]

Il giro di affari russo con la Germania è di proporzioni spaventevoli, tanto che Putin è stato incensato sfacciatamente dal governo tedesco; un dettaglio che ha fatto molto arrabbiare il filosofo e russofobo francese André Glucksmann.[7]

Persino Marchionne è in contatti di affari con la Russia, ed è volato a Mosca, probabilmente non solo a discutere di mercato russo, ma anche per riscuotere da Putin garanzie e coperture circa l'ulteriore colonizzazione dell'Europa dell'Est.[8]

A coronamento del suo percorso affaristico, oggi la Russia è stata accolta trionfalmente nell'Organizzazione Mondiale per il Commercio (WTO), cosa che spiega le timidezze di Putin verso la NATO e verso le sue minacce colonialistiche contro Siria ed Iran.[9]

Le sparate di Putin possono perciò incantare i tanti "putiniani" dell'Europa occidentale, ma non convincono più i Russi, che cominciano a vedere in lui un fumoso parolaio funzionale all'affarismo; un affarismo che oggi costituisce un'oggettiva minaccia per la integrità della Russia, dato che proprio la vicenda di Gheddafi dimostra che le oligarchie occidentali non si accontentano di trovare partner d'affari, ma vogliono colonie.

Per le recenti elezioni russe si è parlato di brogli, ma in effetti anche i brogli hanno funzionato poco, visto che il partito comunista di Zyuganov si è avvicinato nei risultati alle sue dimensioni reali, che sono storicamente quelle del partito di maggioranza relativa. Zyuganov oggi è in piazza a protestare contro i brogli, ma probabilmente è il primo a rendersi conto che una situazione di instabilità prolungata rischierebbe di favorire non lui, bensì soluzioni del tipo "rivoluzione colorata", con l'emergere di qualche fantoccio della NATO, del genere di Vaclav Havel.[10]

Il problema è che in Russia non c'è solo Gazprom a fare affari, ma è rimasta ancora una presenza significativa ed incombente della multinazionale British Petroleum, che è oggi la seconda nel giro di affari del petrolio e del gas russi.[11]

La convivenza di BP con Gazprom è conflittuale, ma entrambe condividono il culto degli affari ed il timore nei confronti di Zyuganov. La rivoluzione colorata, con la conseguente colonizzazione e lo smembramento della Russia, diventerebbe una prospettiva concreta se alla crisi del putinismo non dovesse corrispondere un'immediata affermazione di forze decisamente anticolonialiste.

La British Petroleum è da sempre in simbiosi con i servizi segreti britannici. Le attuali legislazioni occidentali sul lobbying e sul conflitto di interessi non sono soltanto permissive, ma addirittura promuovono i rapporti tra imprese private e servizi segreti. Anche l'Italia si è adeguata a questa tendenza con la Legge 124/2007, che prevede e favorisce accordi diretti tra affaristi privati e servizi segreti. Appena l'anno scorso il servizio segreto interno, l'AISI, e Confindustria hanno stretto ufficialmente una sorta di patto d'acciaio.[12]

Questa ufficialità dei rapporti tra imprese private e servizi segreti consente oggi alle notizie a riguardo di uscire tranquillamente allo scoperto. Ha fatto di recente scalpore in Gran Bretagna la vicenda di un agente del servizio segreto MI6, un esperto di Russia e Cina, prepensionatosi per andare a fare il lobbista alla British Petroleum; tanto non c'è più rischio di incriminazione ad esibire certe "connection", che una volta avrebbero suscitato non solo stupore, ma anche scandali ed inchieste giudiziarie; magari poi insabbiate, ma comunque fastidiose.[13]

Le direttive del Fondo Monetario Internazionale, della Banca Mondiale e del WTO circa lo Sviluppo del Settore Privato (Private Sector Development) hanno infatti trasformato le istituzioni pubbliche in agenzie del lobbying delle imprese private, cioè in enti assistenziali per ricchi. Il conflitto di interessi non solo viene accettato, ma è stato anche consacrato dalla dottrina economica ufficiale.[14]

Nell'orticello italiano ciò ha fatto sì che un banchiere privato come Attilio Befera possa vantare il suo incredibile curriculum. Partito da Efibanca per presiedere dapprima una società per azioni a capitale pubblico come Equitalia, Befera è andato poi alla conquista della dirigenza del suo principale azionista, cioè l'Agenzia delle Entrate, dalla quale ora può controllare anche la Guardia di Finanza.[15]

A questo punto non è neppure più una sorpresa che Befera possa ostentare pubblicamente i suoi rapporti con i servizi segreti, andando a scrivere sull'organo ufficiale dell'AISI, la rivista "Gnosis". C'è una intossicazione informativa piuttosto diffusa che cerca di dirottare le notizie sui conflitti di interessi nel calderone del complottismo. Ma immaginiamoci il povero Befera intento ad organizzare un complotto: per mettere insieme Efibanca, Equitalia, Agenzia delle Entrate, Guardia di Finanza ed Aisi, sarebbe costretto a parlare sempre da solo.[16]

Nella grande arena internazionale, lo Sviluppo del Settore Privato (o Assistenzialismo per Ricchi) ha comportato che la British Petroleum oggi possa vantare tra i suoi lobbisti nientemeno che l'Unione Europea, che è quella che assiste e tutela gli affari di BP in Russia, ed intercede per essa quando finisce nel mirino delle autorità russe per averla fatta troppo grossa.[17]

C'è da chiedersi come Putin possa aver pensato di affrontare questi fior di criminali super-assistiti mantenendosi le mani legate. Ma l'avidità può ottundere anche l'istinto di conservazione.

Note
[1] http://www.corriere.it/esteri/11_dicembre_15/putin-contro-usa_b23498ea-2704-11e1-853d-c141a33e4620.shtml
[2] http://www.instablog.org/ultime/111834.html
[3] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.guardian.co.uk/world/2011/aug/23/sas-troopers-help-coordinate-rebels&ei=JfGwTs61HY7OswaBxuDrCg&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CDwQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3Dqatar%2Blibya%2Bguardian%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns
[4] http://blog.panorama.it/mondo/2011/12/16/siria-la-russia-a-sorpresa-presenta-una-bozza-di-risoluzione-allonu/
[5] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.energytribune.com/articles.cfm/8444/TNK-BP-Gazprom-Lead-Russia-To-Record-High-Oil-Output&ei=69vsToavEav24QSz_9yQCQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=10&ved=0CHEQ7gEwCQ&prev=/search%3Fq%3Dgazprom%2Bvs%2Bbritish%2Bpetroleum%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%Dimvns
[6] http://translate.google.it/translate?hl=it&langpair=en%7Cit&u=http://www.liveleak.com/view%3Fi%3D829_1183743028
[7] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.gazprom-germania.de/en/&ei=wtrsTrjCFoWM4gSflbDsCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=10&ved=0CF8Q7gEwCQ&prev=/search%3Fq%3Dgazprom%2Baffari%2Bgermania%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvns
http://archiviostorico.corriere.it/2011/luglio/10/Germania_incorona_Putin_Lavora_per_co_9_110710021.shtml
[8] http://www.trend-online.com/ansa/fiat-marchionne-vola-in-russia/
[9] http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-17/russia-entra-anni-negoziati-081533.shtml?uuid=Aae0Q5UE
[10] http://www.agenziastampaitalia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=4768:zyuganov-il-neo-colonialismo-della-nato-minaccia-anche-la-russia&catid=3:politica-estera&Itemid=35
[11] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.bp.com/sectiongenericarticle.do%3FcategoryId%3D483%26contentId%3D2000676&ei=vt3sTs-gDI6K4gSMy8mICQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=1&ved=0CDAQ7gEwAA&prev=/search%3Fq%3Drussia%2Bbp%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns
[12] http://www.oipamagazine.eu/categoria1060/Imprese/Tecnologia-e-Business/aisi--confindustria-piano-per-la-tutela-delle-imprese-strategiche-italiane.html
[13] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://www.dailymail.co.uk/news/article-2015538/Revolving-door-row-ex-MI6-spy-lands-BP-job.html&ei=N6btTtHZL_D34QScleilCQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=2&ved=0CCsQ7gEwAQ&prev=/search%3Fq%3Dbp%2Bmi6%26hl%3Dit%26rlz%3D1R2ACAW_it%26prmd%3Dimvns
[14] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://wwwr.worldbank.org/fpd&ei=VNTwTpz5E8zY4QSRmOW0AQ&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=3&ved=0CEgQ7gEwAg&prev=/search%3Fq%3Dprivate%2Bsector%2Bdevelopment%2Bwto%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26prmd%3Dimvnsb
[15]http://www.agenziaentrate.gov.it/wps/content/nsilib/nsi/agenzia/chi+siamo/organigramma+centrale+2009/direttore+agenzia+delle+entrate
[16] http://www.sisde.it/gnosis/Rivista19.nsf/ServNavig/13
[17] http://translate.google.it/translate?hl=it&sl=en&u=http://archive.corporateeurope.org/docs/extracting_influence_russia.pdf&ei=MaLtTtbVEsPQhAeUrLmxCA&sa=X&oi=translate&ct=result&resnum=9&ved=0CGwQ7gEwCA&prev=/search%3Fq%3Dbritish%2Bpetroleum%2Bsecret%2Bservice%26hl%3Dit%26sa%3DG%26rlz%3D1W1ACAW_itIT338%26biw%3D960%26bih%3D507%26prmd%3Dimvns

Fonte: Comidad
Tratto da: http://informazioneconsapevole.blogspot.com/2011/12/putin-inseguito-dal-fantasma-di.html

domenica 1 gennaio 2012

Stretto di Hormuz: chi comanda davvero?

Minacce iraniane, controminacce USA.
Ma chi ha davvero il controllo dello Stretto di Hormuz, e chi può far rispettare le leggi?

Foto - Zerohedge
Avevo promesso di non parlare più dello Stretto di Hormuz fino almeno allo scoppio della guerra termonucleare globale. Ma chi non legge il blog insiste, e quindi credo di far cosa utile nel cercare lumi su come funzioni davvero questo fatidico braccio di mare.

Non sto a ripetere cose stradette (1, 2, 3, 4, e soprattutto 5). Ma gli iraniani continuano con le spacconate ("Chiudiamo lo Stretto!"), e gli USA replicano minacciando di scatenare le armate di Mordor. Così, è venuto naturale chiedermi chi comandi davvero su questo accidenti di Stretto.

E' territorio iraniano, e quindi l'Iran ha tutto il diritto di bloccarlo a suo piacimento? E' per caso acqua territoriale statunitense e io non lo sapevo, beata ignoranza? E' terra di nessuno, fascia di sicurezza ONU, proprietà privata di un pescatore, insomma come funziona?

Ebbene lo Stretto di Hormuz, nella sua parte più assottigliata, è largo appena 22 miglia. 11 miglia appartengono all'Iran, e 11 all'Oman. Per quanto riguarda le aree limitrofe (l'entrata e l'uscita, per capirsi) c'è un po' di discussione in corso, in quanto il diritto marittimo stabilisce che, qualora vi siano isole, le acque territoriali partano dalle isole e non dalla terraferma. Ne consegue che le isolette lì posizionate sono oggetto di diatriba mai risolta.

Non solo. Il diritto internazionale marittimo stabilisce che, nel passaggio di uno stretto, le navi mercantili godono di diritti inviolabili da parte dello Stato a cui appartengono le acque; persino le navi da guerra hanno diritto a mantenersi in stato di allerta, seppur monitorate da chi controlla lo Stretto.

Hanno ragione gli Stati Uniti, allora, a minacciare guerra contro chi ritiene di poter chiudere stretti a piacimento?

Qui arriva il paradosso divertente, che non manca mai. Ebbene: gli Stati Uniti non hanno mai ratificato il diritto internazionale marittimo. Non è una legge che riconoscono. Perché diamine allora si sentono in diritto di ergersi a paladini?

Mah. C'è anche da considerare un ultimo dettaglio sullo Stretto di Hormuz, un dettaglio geografico. Sembra che le sue acque siano troppo poco profonde perché le petroliere possano agevolmente passare: si trovano costrette ad una specie di zigzag per pescare i fondali più alti. E indovinate da che parte si trova il fondale profondo, nella parte più piccola dello Stretto? Esatto: proprio nelle acque iraniane. Una faccenda complicata, eh.
(Se siete interessati allo spiegamento militare iraniano in zona, trovate tutto qui, arma per arma.)
 
di Debora Billi
Tratto da: http://petrolio.blogosfere.it/2011/12/stretto-di-hormuz-chi-comanda-davvero.html
 
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