venerdì 5 ottobre 2012

WALL STREET FA IL TIFO PER IL MONTI-BIS


Dopo Goldman Sachs anche Morgan Stanley e Citigroup auspicano che l’Italia non abbandoni la linea del premier che dovrebbe restare al governo alla guida di una grande coalizione o in alternativa salire al Colle

Il messaggio è chiaro, Wall Street punta su un Monti-bis, o comunque su un governo che non esca dal solco tracciato dall’attuale presidente del Consiglio. Goldman Sachs pochi giorni fa, in un lungo report dedicato alle prospettive politiche italiane, aveva spezzato una lancia per il Pd, motivando però l’implicito endorsement con la constatazione che la vittoria di una coalizione di Centrosinistra guidata dal partito di Pierluigi Bersani avrebbe sostanzialmente proseguito la politica di rigore del governo Monti.

Ora è la volta di Citigroup e Morgan Stanley, che hanno appena pubblicato due studi aggiornati (tengono conto anche della crisi politica nella Regione Lazio) ed entrambe finiscono per auspicare che le prossime elezioni conducano ad una grande coalizione che riporti Monti a Palazzo Chigi, o anche al Quirinale (proprio ieri, peraltro, l’attuale premier ha chiarito che lui non si candiderà alle elezioni). Una soluzione del genere, scrivono gli analisti di Citi, sarebbe la migliore per «mettere l’Italia sulla strada della ripresa». Di Monti, è scritto ancora nel report, si può dire che «ha fatto un eccellente lavoro nel ristabilire la credibilità dell’Italia all’estero», non ha avuto altrettanto successo però nel tagliare il debito o cambiare mentalità e abitudini degli italiani.

Ciononostante è emerso come un leader notevole (anche se si aggiunge che lo stesso non si può dire di alcuni ministri). Tracciando diversi scenari per il futuro Citi arriva quindi ad auspicare un prossimo governo, sostenuto da una grande coalizione e basato su una formula ibrida tecnico-politica, che sarebbe nella migliore posizione per chiedere «un programma tipo Troika con condizioni lievi, che consenta alla Bce di iniziare a comprare titoli di Stato italiani». Uno scenario, insomma, che avrebbe come completamento l’elezione di Monti al Quirinale, con «un ruolo che probabilmente sarebbe molto più importante di quello di premier per preservare i futuri rapporti dell’Italia con i suoi partner europei»

Altre soluzioni, per Citi, sarebbero molto più pericolose, e con un chiaro riferimento al ritorno in campo di Silvio Berlusconi, gli analisti si chiedono: «Compreremmo titoli di Stato di un Paese il cui premier possa proporre un altro ponte sullo Stretto?».

Anche Morgan Stanley auspica che l’Italia non abbandoni il Montismo. Del resto, scrivono gli analisti della banca d’affari: «Il rischio è che in vista delle elezioni, la volontà e la capacità di implementare le riforma venga meno». MS crede che «una situazione politica non risolta», che veda «nessun partito in grado di ottenere una maggioranza assoluta, e la crescente importanza dei partiti marginali, potrebbe trasformarsi in un canale di contagio».
«Se tutti i pezzi del puzzle politico andranno a posto», concludono gli analisti di Citigroup, che pure mantengono negativo l'outlook a breve, «crediamo che l'azionario italiano, che scambia circa il 60% al di sotto dei livelli del 2007 e con il minor P/E 2013 di qualsiasi altro Paese europeo, offra un potenziale per ritorni notevoli dopo anni di sottoperformance».

di Antonio Satta
Tratto da: http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=10866
Fonte: www.milanofinanza.it

Monti bis. Svegliati Italia, per non morire di tasse
 
 
Quando la “Patria” chiama l’uomo delle banche risponde signorsì. “Spero di no, ma se le forze politiche lo chiedono sono disponibile a un secondo mandato”, questa la preoccupante dichiarazione di Monti. Francamente dovremmo tutti cominciare a porci il problema. La prima cura del governo dei Professori è stata disastrosa, non solo perché sta portando il Paese alla recessione ma soprattutto perché sta togliendo i sogni. Sognare un lavoro ben retribuito, sognare una casa, sognare una famiglia, sognare una vita di qualità. Purtroppo invece con le sue politiche ammazza cavallo ci sta portando nel baratro. E il pensiero di un mandato bis deve preoccupare tutti gli italiani, altro che questione di credibilità all’estero. Se la credibilità deve portarci alla perdita della nostra sovranità e dei nostri diritti di cittadini e di lavoratori allora meglio tornare alle politiche nazionali dove almeno questo ha ancora un suo valore. Ora nessuna meraviglia per questa disponibilità di Monti, perché al suo no a ricandidarsi non ci abbiamo mai creduto. Non per niente abbiamo sempre sostenuto che si sarebbe riproposto, come i peperoni. Oltretutto bisogna sempre tener presente le sollecitazioni di Casini che nelle larghe intese e nel Monti bis ha sempre creduto. Solo il povero Vendola e il povero Di Pietro hanno cullato questa illusione.
Anche Bersani e D’Alema stanno prendendo per il naso i propri elettori, facendo credere di voler tornare a Palazzo Chigi. Cosa impossibile perché né la Bce né il Fmi né l’Ue credono nelle capacità della dirigenza piddina. E quindi Monti sarà ancora una volta preso come esterno e messo a dirigere l’orchestra formata da Bersani, Casini, Berlusconi e Fini.
Che poi si arrivi o no alla nuova legge elettorale a questo punto è insignificante. I mercati vogliono Monti e così sarà. A meno che gli italiani e il popolo europeo non si sveglino dal torpore, ribellandosi a questo disegno. Se dopo i sogni di Berlusconi ci tocca pure risvegliarsi con l’incubo Monti, allora è bene tornare a manifestare la propria rabbia contro queste politiche di miseria e perdita di dignità. Non può essere la finanza a decidere sul nostro presente e sul nostro futuro. Monti logicamente dice che in questa sua disponibilità non c’è stato nessun dietrofront. Difatti non si candita per nessuna delle due sponde ma si rende pronto a servire ancora una volta il Paese. A questo punto non resta che affidarsi all’astensionismo. Di fronte a queste prospettive l’unica forma di ribellione è quella delle urne vuote o semivuote. Non è possibile mandar giù una seconda ondata di pillole ammazza italiani. E di fronte a questa sciagura siamo costretti ad assistere a questa ridicola sceneggiata delle primarie. Ma cosa ce ne può importare di Bersani, di Renzi, di Vendola quando poi i giochi sono già decisi dalla Bce, dal Fmi, da Bruxelles? “Nel caso di circostanze particolari, che spero non si verificheranno, potrebbero chiedermi di tornare. Potrei considerare questa ipotesi, ma spero di no”. Purtroppo invece il Monti bis è alle porte. Sveglia italiani basta ad ascoltare questi cartomanti di centrosinistra e di centrodestra, torniamo ad essere sovrani del nostro presente e del nostro futuro.
 
di Michele Mendolicchio
 
SARA’ MONTI-BIS E la speculazione gongola

 
Come le famose verginelle, i nostri paludati “commentatori” e “opinionisti”, quelli che discettano sui profondi valori e verità della politica politicante nazionale, si sono ieri accorti che “il Monti-bis spiazza tutti”.
Già, per tali arguti venditori di parole, la candidatura del Sobrio Tecnico della Finanza (quella “Alta”) non scelto dal popolo, sarebbe giunta inattesa, come un fulmine a ciel sereno.
Per questo quotidiano però, non soltanto “era nell’aria”, ma preventivata, come andiamo scrivendo da sempre.
Mr. Monti non è nato per partenogenesi dalla testa di Giove come Minerva, ma è il frutto di una “inseminazione artificiale”, organizzata dai poteri atlantici politici e finanziari. Un parto poi supervisionato dalla “troika” Fmi-Bce-Ue e avvenuto sotto le cure di un’ “ostetrica” del vaglio di Napolitano.
L’Italia doveva essere retta - come la Grecia e tanti altri piigs, d’altra parte - da fedeli esecutori delle nefaste politiche del rigore e della recessione globalizzastrice imposte dalla speculazione internazionale e dai loro manutengoli ospiti della Casa Bianca e di Downing Street.
E, poichè la cura lacrime e sangue, volta a far diventare la nostra Nazione una “regione” del mercato globale dedita esclusivamente ai cosiddetti “servizi” (turismo e ospitalità per gli oligarchi del mondo), non è ancora stata ben digerita, occorre ancora lasciare al potere, a Palazzo Chigi, un fedele esecutore della mostruosa terapia.
Così stavano e stanno tuttora le cose.
E Silvio Berlusconi, il Defenestrato, questo la sapeva e lo sa ancora molto bene: è per questo che ha tirato un anno fa i remi in barca, è per questo che adesso rispolvera pro-domo sua argomenti tabù (tanto è all’opposizione, “teorica”), come la polemica anti-euro, come gli attacchi all’Unione europea, come le accuse all’ “estorsore” Equitalia, come le critiche al meccanismo europeo di stabilità (che il suo Pdl ha però approvato e che è entrato nel suo feroce vigore proprio ieri). Si sta allenando soltanto, ma per il medio futuro, non certo per il 2013.
Chi, beota, gongola, è il postdemocristiano Casini, dall’ultimo posto del meccanismo partitocratico. Chissà perché. Forse è l’unico, da buon democristiano, a credere ancora che i cittadini sono dei sudditi e non si ribelleranno mai.
Chi, invece, si sente schiaffeggiato dal Monti-bis, è il Pd di Bersani, che aveva assunto le vesti del più convinto assertore di questo governo “tecnico” ammazza-Italia. Il vertice “democratico” si era evidentemente bevuto d’un sorso la barzelletta di un “governo tecnico a tempo”, così come sussurrato dal Mentore Quirinalizio.
Ed ora ecco il circo dei partiti blaterare di “proporzionale”, “riforma elettorale” etc. etc.
Non sanno più che pesci prendere. E allora si rifugiano nelle tenzoni polemiche fini a se stesse e guardandosi bene dal sottolineare come l’annuncio della “disponibilità” (sic) di Mr. Monti ad un nuovo mandato di legislatura sia stato in tempi record elogiato dalla Moody’s (“l’Italia ci guadagnerà”, ha affermato il “chief economist” Mark Zandi dell’agenzia di rating privata).
D’altra parte la Moody’s, per la quale anche Mr. Monti ha lavorato (contro l’Italia) non è altro che la”“commissionaria” delle banche d’affari che speculano sui tutoli pubblici nazionali. E’ la stessa “agenzia privata” che con le sue “pagelle” continua a svalutare l’economia nazionale per farne uno spezzatino e offrirla così a prezzi stracciati alle fameliche multinazionali in attesa delle “privatizzazioni” di quel che resta delle nostre aziende strategiche: Snam, Finmeccanica, Ilva, Enel e così via.
Ma Vi domandiamo: come mai soltanto noi scriviamo su carta queste verità?
Come mai c’è un generale accordo a “silenziare” queste semplici constatazioni?
Sappiamo bene, purtroppo il perché. E’ scomodo rinunciare ai riflettori e dire la verità, ammettere che gli italiani sono sudditi e schiavi di un’oligarchia. E che loro ne sono i corifei.
 
di Ugo Gaudenzi
 
Moody’s alza il rating dell’amico Monti
 

Eravamo quattro amici a Wall Street.
Mario Monti, da ex consulente di Moody’s e di Goldman Sachs ha lasciato un buon ricordo di sé da quelli parti, come del resto alla City di Londra. Così, il giorno dopo aver fatto da New York (!) la grande concessione di essere pronto dopo le elezioni del 2013 a guidare un governo di salvezza (si fa per dire) nazionale, l’ex consigliere di amministrazione della Fiat ha ottenuto dai vecchi (beh insomma) amici di Moody’s il riconoscimento di essere insostituibile per l’Italia. Insostituibile quindi per affossare definitivamente il nostro sistema industriale, per svenderne la parte pubblica (Eni, Enel e Finmeccanica) ad aziende straniere e per impoverire definitivamente i cittadini italiani.
Si deve osservare che è il termine insostituibile a lasciare sconcertati, ma consoliamoci ricordando che Clemenceau, primo ministro francese, diceva che i cimiteri sono pieni di persone insostituibili. Pur augurando a Monti una vita ancora lunga, gradiremmo però che la vivesse altrove e ben lontano dalle stanze del potere legale e politico. Certo, se teniamo conto del peso e dei condizionamenti dell’euro e delle speculazioni della finanza anglofona contro l’Italia, non siamo così ingenui da pensare che l’origine vera delle decisioni di politica economica sia da ricercarsi nelle stanze di Palazzo Chigi.
Ma la presenza di Monti alla guida del governo è la dimostrazione della scomparsa della classe dirigente politica nel nostro Paese. Gli esponenti dei partiti attuali sono, chi più chi meno, delle mezze calzette. I tanto deprecati politici della Prima Repubblica avevano quanto meno il merito di essere ben coscienti di cosa fosse l’interesse nazionale che, sia pure con alti e bassi, sono riusciti a difendere unitamente alla nostra sovranità. Come hanno dimostrato Enrico Mattei nella gestione dell’Eni e Bettino Craxi nell’episodio di Sigonella.
Le attuali mezze calzette che popolano le aule del Palazzo e quelli che ora bussano alle porte per entrarvi, non hanno la benché minima percezione di cosa significhi le parole Patria e Nazione, tranne che in occasione delle partite di calcio. Si tratta di politici che ai tempi di Craxi e Andreotti erano relegati in panchina o politici di nuova generazione che non hanno ancora preso le misure del mondo nel quale sono entrati. Gli uni e gli altri sono tifosi e sostenitori del Libero Mercato, si dichiarano ultra liberisti, e vedono con favore le pressioni dei mercati finanziari contro i nostri titoli di Stato, considerandole quasi un invito a tagliare la spesa pubblica, ridurre il disavanzo e il debito pubblici.
Quelli che bussano per entrare, e si preparano a farlo alle prossime elezioni, come gli esponenti del Movimento 5 Stelle, danno l’idea di non sapere andare più in là della richiesta di una amministrazione pubblica più efficiente e meno sprecona. Grillo da parte sua, rimane un enigma. Dopo aver assunto in passato posizioni meritevoli contro la cessione di sovranità monetaria alla Bce e contro le imposizioni della tecnocrazia internazionale; dopo aver attaccato alle assemblee della Telecom l’attività del gruppo azionario di controllo che giocava con l’ingegneria finanziaria per mantenere il proprio potere, danneggiando i piccoli azionisti; dopo tutto questo, oggi Grillo ha assunto posizioni liberiste per quanto riguarda il mercato interno che rischiano se applicate di fare vincere la legge della giungla, con il trionfo del più forte, ossia l’Alta Finanza e le banche. Quell’Alta Finanza di cui Mario Monti è il più genuino interprete anche per essere stato commissario europeo alla Concorrenza e al Mercato Interno.
Il sostegno di Moody’s a Monti non deve essere interpretato come rivolto ad un economista che ha dimostrato di essere perfettamente in linea con certe logiche ma rappresenta soprattutto un monito ad una Italia alla quale le elezioni dell’anno prossimo promettono di assicurare l’incapacità di far nascere un governo che possa contare su una maggioranza parlamentare stabile. A quel punto, Monti, che essendo senatore a vita non ha bisogno di presentarsi alle elezioni, potrebbe essere chiamato a furor di finanza a guidare un governo di grande coalizione come l’attuale e in grado di superare le tempeste scatenate dai prevedibili attacchi della speculazione internazionale. E vale poco in tale ottica che nel PD e nel PdL in diversi abbiano rivendicato un primato della politica che dovrebbe tornare a prendere in mano la situazione. Moody’s è stata quanto mai esplicita. Ha dichiarato infatti il suo capo economista che se le elezioni finissero in un pareggio, e a fronte di un periodo economico straordinariamente difficile, Monti potrebbe offrire le sue capacità per mantenere dritta la barca. Il veleno è in coda: si deve capire, dice Moody’s, se il governo futuro sarà impegnato come quello di Monti nelle riforme strutturali e nel ridurre la spesa pubblica. E chi meglio di Monti potrebbe completare l’opera?
All’ex Goldman Sachs è arrivato pure l’appoggio di Angela Merkel. Con lui, ha fatto sapere, la collaborazione è ottima. E da parte tedesca si desidera che questo spirito di collaborazione e di cooperazione continui. Difficile dire se questo sia un merito o un aggravante.
 
di Filippo Ghira

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