domenica 22 luglio 2012

L’Occidente scavalca l’Onu: “Supporteremo i ribelli siriani”

Rice: “Gli Usa intensificheranno il lavoro con una diversa serie di partner per portare al massimo la pressione che il regime di Assad può sopportare”


“I diplomatici occidentali hanno ostentato arroganza e inflessibilità durante le trattative. Dopo che la risoluzione è stata bocciata, si sono affrettati a puntare il dito contro Russia e Cina, ma debbono biasimare soltanto se stessi per aver cercato d’imporre al Consiglio di Sicurezza un testo così avventato”. Così ieri il governo cinese ha replicato, attraverso i media di Stato, alle accuse lanciate contro Mosca e Pechino da Stati Uniti e Gran Bretagna all’indomani del nuovo veto posto sull’ennesima risoluzione di parte riguardante la crisi siriana.

 I funzionari nordamericani e britannici, dopo il voto di giovedì, sono infatti tornati a scaricare la responsabilità dell’escalation di violenza nel Paese arabo sui due Stati rivali.

 “Ai politici di Londra e Washington interessa unicamente legare le mani a Damasco, mentre le operazioni sempre più violente delle forze anti-governative sono destinate a essere tollerate e, addirittura, incoraggiate”, ha incalzato ancora il governo di Pechino portando alla luce l’atteggiamento di un Occidente che si adopera per la pace soltanto a parole. Secondo il Quotidiano del Popolo, organo del partito comunista cinese, inoltre, il tentativo di far approvare quest’ultima risoluzione non era altro che “un modo per ottenere luce verde all’intervento militare”. Un’interpretazione condivisa anche dall’ambasciatore russo alle Nazioni Unite, Vitaly Churkin (foto), che ha anche accusato i suoi colleghi di oltre oceano di “cercare di montare tensioni all’interno” della Siria ad ogni occasione. Purtroppo, però, neppure la votazione di ieri sembra aver messo fine alle mire interventiste degli Stati Uniti e dei loro alleati, che ieri hanno annunciato l’intenzione di agire anche senza alcun mandato da parte del Palazzo di Vetro.

Il rappresentate nordamericano all’Onu, Susan Rice, ha affermato senza problemi che, dopo quello che ha definito come un “completo fallimento” del Consiglio di Sicurezza per colpa del doppio veto russo cinese, gli Usa “intensificheranno il lavoro con una diversa serie di partner per portare al massimo la pressione che il regime di Assad può sopportare”. Strategia che, stando alle dichiarazioni del ministro degli Esteri William Hague, adotterà anche la Gran Bretagna. “Agiremo tutti di più fuori dal Consiglio di sicurezza – ha detto il responsabile della diplomazia londinese - ci sono diverse cose che possiamo fare: innanzitutto garantire più sostegno logistico all’opposizione siriana, ma non armi”. Nulla di nuovo in realtà: da oltre un anno infatti i Paesi Nato provvedono al supporto logistico e all’equipaggiamento dei ribelli; mentre le armi, per ammissione della stessa Casa Bianca, sono fornite da alcuni Stati della regione, molto probabilmente dalle monarchie del Golfo persico, che da subito si sono schierati al fianco delle opposizioni islamiste e da sempre favorevoli all’invio di un contingente arabo in Siria. L’annuncio pubblico di un sostegno alle opposizioni armate per rovesciare il governo di Damasco da parte dell’Occidente è tuttavia allarmante, poiché potrebbe nascondere l’intenzione di agire ancor più direttamente al fianco delle milizie illegali all’interno del Paese arabo.

“Se dichiarazioni e intenzioni di questo tipo fanno parte della politica reale è un segnale abbastanza preoccupante per tutti noi”, ha commentato all’agenzia Interfax il portavoce del ministero degli esteri russo, Aleksandr Lukashevich. Le parole, seppur molto esplicite degli esponenti russi e cinesi, non possono però bastare a fermare l’attacco dell’Occidente a Damasco. E mentre Mosca rinvia la fornitura di elicotteri da battaglia alla Siria per evitare che finiscano nelle mani sbagliate, il fronte interventista continua a portare avanti la sua guerra per la conquista del Paese arabo incurante delle conseguenze e con ogni mezzo possibile, compreso quello mediatico. “Lo scenario è molto difficile: abbiamo visto che vi sono in campo forze della jihad islamica e che si stanno usando strumenti jihadisti.

Occorre un rafforzamento degli ‘Amici del popolo siriano’, puntando a un’aggregazione sempre più forte degli oltre 100 Paesi membri per far capire ad al Assad che è finito il suo tempo e deve lasciare il potere”, ha affermato il ministro degli esteri italiano, Giulio Terzi, intervistato da Sky Tg24. Parole dalle quali un ascoltatore disattento o poco informato potrebbe evincere che sia il governo siriano a utilizzare certi metodi, che comprendono anche atti terroristici. Eppure la realtà è un altra, una realtà che ieri ha visto morire il capo dell’intelligence siriana, Hisham Bakhtyar, rimasto ferito nel vile attentato di mercoledì rivendicato proprio dal braccio armato delle opposizioni estere che tanto piacciono all’Occidente.

 Il Consiglio di Sicurezza Onu ieri ha superato l’empasse per approvare una risoluzione che prevede il prolungamento di 30 giorni della missione degli osservatori internazionali nel Paese arabo. Una missione fin qui servita però veramente a poco, se non a fornire una facciata democratica al tentativo di conquista di Damasco di Usa e alleati.

di Matteo Bernabei

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