venerdì 16 settembre 2011

Le manovre su Finmeccanica preludio a un Britannia 2


Una delle ragioni della speculazione finanziaria in corso contro i nostri titoli di Stato, in particolare i Btp decennali, non è soltanto la volontà degli anglo-americani di colpire con un effetto domino il sistema dell’euro, ma nel caso dell’Italia si tratta pure del disegno di mettere le mani sulle nostre principali imprese pubbliche, come Eni, Enel e Finmeccanica. In questi giorni proprio il titolo della società pubblica è volato in Borsa. A Milano ad esempio mercoledì scorso l’azione ordinaria ha realizzato un incremento del 17%.

A muovere gli acquisti è stata la notizia del più che probabile acquisto delle controllate Ansaldo Breda e Ansaldo Sts da parte della statunitense General Electric, il più grande gruppo industriale di oltre oceano. Ansaldo Breda, che produce treni e metropolitane, se la passa piuttosto male mentre Ansaldo Sts, che realizza sistemi di segnalazioni ferroviarie è più che solida e con un significativo portafoglio ordini da Paesi esteri. Ieri in Borsa anche Ansaldo Sts ha realizzato significativi aumenti con oltre il 9%. Se Finmeccanica vendesse le due società entrerebbero in cassa una bella quantità di quattrini una parte dei quali finirebbe come dividendi nelle capaci tasche dei gentili azionisti privati. Le indiscrezioni parlano di una offerta degli americani per Sts con Finmeccanica che avrebbe rilanciato legando la vendita a quella della Breda. Se volute una vi dovete prendere pure l’altra.

Al di là del caso specifico di Finmeccanica e delle sue due controllate, la vendita annunciata di imprese pubbliche da parte del Tesoro dà l’idea che stiamo di fronte ad un nuovo processo di privatizzazione, simile a quello che venne avviato nel 1992, dopo la Crociera del Britannia del 1992, dopo la speculazione anglo-americana contro la lira in autunno (con il noto criminale George Soros in prima fila) che portò ad una svalutazione del 30% della nostra moneta e ad un conseguente deprezzamento monetario per una analoga percentuale delle aziende pubbliche che vennero progressivamente svendute. Basta ricordare che i governi che si succedettero al potere misero in vendita, tra le altre cose, il 30% circa di Eni e di Enel.

Le aziende che sono rimaste pubbliche, pensiamo ad Ansaldo Energia e alla stessa Sts, sono degli autentici gioielli, tanto da essersi aggiudicate giorni fa commesse in Algeria per 340 milioni di euro, di 122 milioni in Danimarca e altri 44 milioni in India. Sono quindi società in grado di ricavarsi ampi spazi di manovra e di fungere da effetto traino per altre società nazionali. Significativo è peraltro il ruolo di Ansaldo Energia in campo nucleare grazie agli accordi stabiliti negli Usa, prima di Fukushima e prima del secondo no referendario italiano al nucleare, con l’americana Westinghouse controllata a sua volta dalla giapponese Toshiba. L’impianto di Fukushima, per la cronaca, era della General Electric. A dimostrazione che le aziende italiane non stanno ferme e che se l’Enel aveva stabilito contratti di collaborazione azionaria e operativa con la francese Edf per realizzare impianti atomici di “terza generazione” in Normandia e sulla Manica, un’altra azienda italiana stava cercando una strada alternativa per non perdere il treno del nucleare che tra qualche decennio porterà alla realizzazione di centrali a fusione, con energia pulita e ad impatto ambientale pari allo zero.

Assistere quindi in questa fase alla cessione svendita di aziende italiane di un certo peso deve preoccupare perché, al di là del fatto specifico, essa deve essere intesa come il primo passo di un più generale processo di privatizzazioni che, il governo in carica, potrebbe varare o essere costretto a varare per abbattere il debito pubblico e vanificare la speculazione contro i titoli di Stato. Non è un caso che Giulio Tremonti abbia lasciato filtrare la notizia di essere pronto a indire una riunione con banche d’affari italiane ed internazionali, con finanzieri vari (speculatori compresi?), e con i dirigenti delle imprese pubbliche interessate, un vertice significativamente ribattezzato Britannia 2 (sic) per illustrare i pregi e la convenienza per tutti delle privatizzazioni. Dove quel “tutti” sono sicuramente le banche d’affari che incasseranno non pochi quattrini per organizzare il tutto e per collocare le azioni sui mercati ma non sono sicuramente i cittadini italiani e l’Italia come Paese che al termine delle svendite si troverà scippata di quel che resta della propria sovranità nazionale. Soprattutto se Tremonti e compagnia venderanno il gruppo l’Eni (con Saipem e Snam) e l’Enel. E’ comunque sorprendente la deriva in atto di un Tremonti che dopo i suoi attacchi passati al “Mercatismo”, all’idea cioè che il mercato sia un soggetto in grado di regolarsi da solo con vantaggi per tutti, e dopo gli attacchi di tre giorni fa alle banche che dettano le regole al posto dei governi, abbia deciso o sia stato obbligato ad effettuare una svolta a 180° e abbia deciso di fare quelle cose che gli speculatori e gli investitori di facciata, loro cavalli di legno, chiedevano da lungo tempo.

A dare comunque l’idea di quale sia il clima nel nostro Paese c’è la notizia di una apertura di una inchiesta giudiziaria per il presunto versamento di tangenti da parte appunto di Finmeccanica per ottenere commesse all’estero. Sarà pure vero, sarà pure un reato, ma chi conosce il mondo e gli uomini, chiunque ha un minimo di buon senso sa bene che senza ungere un po’ le ruote ai vari ministri o ras locali (gli arabi lo chiamano“baksheesh” cioè “mancia”), lavorare all’estero diventerebbe un sogno.

di Filippo Ghira
Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=10358

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