venerdì 22 luglio 2011

Goldman Sachs aspetta l’Italia al varco


La Goldman Sachs, una presenza inquietante nella storia italiana, approva con riserva il contenuto della manovra economica varata e approvata dal governo la scorsa settimana. La banca, per la quale hanno lavorato o offerto la loro consulenza, Romano Prodi, Mario Monti, Mario Draghi, Gianni Letta e il non compianto, da noi, Tommaso Padoa Schioppa, nel suo rapporto trimestrale, giudica “incoraggiante” il via libera ad un provvedimento teso ad “ assicurare l'equilibrio di bilancio entro il 2014”.

Per la banca d’affari e speculazione, il rapporto tra debito e Prodotto Interno Lordo dovrebbe scendere nei prossimi anni, tuttavia l'attuale alto livello dei rendimenti sui titoli (con l’aggravio degli interessi da pagare) potrebbe rallentare il ritmo di miglioramento delle finanze pubbliche. In particolare, viene sottolineata la crescita “improvvisa” del differenziale (“spread”) dei rendimenti con i titoli tedeschi, i più stabili in Europa. Un rialzo che obbliga a rivedere al ribasso le previsioni di crescita del Pil, fatte dalla stessa Goldman Sachs. Una crescita che dovrebbe aversi nella seconda metà dell’anno e che la banca, che è pesantemente presente nella vita italiana almeno fin dal 2 giugno 1992 (giorno della Crociera del Britannia), stima complessivamente in un più 1,3% quest’anno e un più 1,4% nel 2012.

Il riferimento della Goldman Sachs allo “spread” con i titoli tedeschi è a dir poco incredibile perché proprio dagli ambienti ad essa vicini o collaterali è partita la speculazione contro i nostri titoli di Stato, per abbassarne il valore di mercato e farne alzare di riflesso i rendimenti. Un’azione che in questa fase si è attenuata, il differenziale che la scorsa settimana era a 347 punti ieri è sceso a 247, anche in conseguenza dei risultati del vertice europeo, ma che non nasconde che oggi, come 20 anni fa, la Goldman Sachs sta lavorando per un cambio di governo e per la nascita di un esecutivo guidato da un uomo di sua fiducia, tanto per non fare nomi Mario Monti (nella foto). Un nuovo governo che completi il processo di privatizzazioni imposto all’Italia, grazie anche alla massiccia speculazione contro la lira dell’autunno del 1992, partita da Londra e New York. Un processo di privatizzazioni che adesso vedrebbe protagoniste, loro malgrado, quelle società, come Eni, Enel e Finmeccanica che servono a garantirci un minimo di sovranità nazionale. Un esecutivo tecnico quello di Monti che finirebbe per privatizzare tutte le aziende pubbliche e per liberalizzare tutte i settori di attività accusati di essere ancora condizionati da lacci e lacciuoli. Una svolta che in buona sostanza trasformerebbe l’Italia in terreno di caccia per le scorrerie dei peggiori speculatori in circolazione, i banchieri e i finanzieri anglo-americani. Una svolta che, da noi come altrove, vedi la Grecia, cancellerebbe di fatto lo Stato sociale, tagliando le pensioni e la sanità, e trasformerebbe il lavoro in qualcosa di sempre più flessibile e precario.

Ieri Mario Monti, dalle colonne del Financial Times, ha fatto le prove generali per Palazzo Chigi, sottolineando come un crollo dell'eurozona sarebbe dannoso soprattutto per la Germania. In tale ottica l'introduzione degli Eurobond, garantiti dalla Bce di Draghi (!) sarebbe l'unica risposta per superare la crisi. Ma non l’aveva già detto Tremonti?

di Andrea Angelini

Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=9623

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