mercoledì 13 luglio 2011

CENSURA DI INTERNET IN CORSO ANCHE NEGLI USA


Professori in legge avvertono che la nuova legislazione permetterà allo stato di chiudere i siti web per aver linkato altri siti che ospitano materiale soggetto a copyright

La nuova legislazione che darebbe al governo degli Stati Uniti il potere di chiudere domini per capriccio senza possibilità di rettifica solamente per aver linkato siti che ospitano materiale soggetto a copyright è stata definita come il marchio di fabbrica dei “regimi repressivi” da un gruppo di professori in legge che avvertono come la disposizione consente allo stato di “distruggere il sistema degli indirizzi Internet”.

La legge Protect IP, al momento ferma al Senato, rappresenta un colpo mortale alla libertà di parola in Internet. Trasformerebbe tutta la rete di un clone simile a YouTube, che censura e cancella abitualmente il materiale quando gli viene richiesto dai governi o dalle corporations e chiuderebbe gli user channel senza possibilità di appello.

La legislazione codifica semplicemente quello che la Homeland Security sta già mettendo in pratica, sequestrando e chiudendo i siti web senza alcun rispetto di una procedura legale e in molti casi senza nemmeno notificarlo al proprietario.

In una lettera aperta scritta dal professor Mark Lemley della Stanford University, da David S. Levine della Elon University e da David G. Post della Temple University, avvisano che la legge richiederà alle aziende di hosting di Internet e ai motori di ricerca di depennare interi siti web sulla base di un semplice richiamo al copyright del detentore del diritto, senza che venga intrapreso un processo legale o un accordo tra le parti.

Anche linkare un sito web che i detentori del copyright indicano sia in violazione delle leggi a tutela della proprietà intellettuale darà modo agli agenti federali di sequestrare il tuo dominio e di imporre sanzioni penali.

“In un periodo in cui molti governi stranieri hanno notevolmente incrementato i propri sforzi per censurare la comunicazione su Internet, [il Protect IP Act] incorporerebbe per la prima volta nelle leggi degli Stati Uniti un principio che viene sempre associato ai regimi repressivi: il diritto di insistere nella rimozione del contenuto da tutto Internet, senza considerare dove abbia origine o sia ubicato per soddisfare la direttiva di una legge interna”, afferma la lettera.

Nel suggerire che la rimozione dei siti web senza nessuna possibilità di rettifica sia una evidente violazione della legge costituzionale così come intesa dalla Suprema Corte, i professori affermano che la disposizione darebbe modo al governo il potere di “distruggere il sistema dell’indirizzamento in Internet”.

“Impone ai provider di Internet e agli operatori dei server di Internet di rifiutarsi di riconoscere quei domini Internet che una corte considera “dedicate ad attività di contraffazione”. Ma invece di attendere che un sito web venga giudicato colpevole di una violazione imponendo così l’equivalente della pena di morte, la legge consentirebbe ai tribunali di ordinare a un qualsiasi provider Internet di fermare di riconoscere il sito anche in base a un ordine restrittivo limitato o un’ingiunzione preliminare emesso lo stesso giorno in cui venga esposto il reclamo. Le corti potrebbero emettere un ordine del genere anche se al proprietario del nome del dominio non venisse mai notificato di avere un caso contro di lui.”

I motori di ricerca, le compagnie di carte di credito e anche i pubblicitari potrebbero essere obbligati a rifiutarsi di trattare con il proprietario di un sito in base alla legge in discussione, rendendo “straordinariamente difficile ai pubblicitari e alle aziende che operano con le carte di credito di fare affari in Internet.”

Come abbiamo in modo esaustivo documentato, i fautori di una maggiore regolamentazione della rete, come il senatore Senator Joe Lieberman, hanno chiaramente sancito la loro intenzione di creare un sistema di controllo di Internet stile comunismo cinese, affidando a Obama il potere di bloccare intere aree della rete con un pulsante di morte virtuale.

In effetti, il network Cloud di Amazon é noto per aver deletato l’intero sito di Wikileaks dai propri server in seguito a una chiamata telefonica del Senate Homeland Security Committee del senatore Joe Lieberman che richiedeva che quel sito venisse fatto fuori.

Lieberman ha spifferato le vere ragioni dietro questa mossa a favore della censura della rete nel corso di un’intervista alla CNN dove ha affermato che “proprio in questo momento la Cina, il suo governo, può scollegare parti della sua Internet in caso di conflitto e anche noi dobbiamo avere la stessa possibilità.”

In una più recente intervista con il network, Lieberman ha etichettato le denunce che lui stesse creando un “pulsante di morte per Internet” come “disinformazione”, continuando nel ripetere la stessa asserzione secondo cui il governo USA deve avere il potere di “disconnettere parti della sua Internet in caso di conflitto”.

Naturalmente, come abbiamo già provato, la Cina non disconnette Internet “in caso di guerra”, lo fa solamente per censurare e intimidire le persone che esprimono il dissenso contro le atrocità del governo o la corruzione. Questo è esattamente il tipo di ambiente online che i governi occidentali stanno tentando di replicare mentre cercando di soffocare l’ultimo bastione della vera libertà di parola, il mondo della rete.

di PAUL JOSEPH WATSON 
Traduzione per www.comedonchisciotte.org a cura di SUPERVICE

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