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mercoledì 25 maggio 2011

Referendum BUFALA: Un buco nell'ACQUA - Seconda Parte

di Info Tricks

Nella prima parte Referendum BUFALA : ci prendono in giro e spendono i nostri soldi !!! ho parlato del quesito referendario sul Legittimo Impedimento e di come sia insensato ed inutile (oltre che economicamente gravoso) abrogare una legge che decade comunque ai primi di ottobre di quest'anno (18 mesi dall'entrata in vigore) considerato che la trafila burocratica, in caso di vittoria dei "SI", porterebbe all'abrogazione di tale legge a fine Settembre.

In questa seconda parte invece tratterò dei due seguenti quesiti referendari:



Tali quesiti sono comunemente ed approssimativamente definiti dai più come Referendum sulla "privatizzazione dell'acqua".

Inanzitutto dei due quesiti citati solo uno tratta espressamente e completamente del servizio idrico riferendosi alla determinazione della tariffa dello stesso.
Questo Referendum propone di abrogare il comma 1 dell'art. 154 (Tariffa del servizio idrico integrato) del Decreto Legislativo del 3 aprile 2006, n. 152, recante «Norme in materia ambientale», limitatamente alla seguente parte: «dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito».

Ma contestualizziamo:
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Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152

Art. 154
Tariffa del servizio idrico integrato

1. La tariffa costituisce il corrispettivo del servizio idrico integrato ed è determinata tenendo conto della qualità della risorsa idrica e del servizio fornito, delle opere e degli adeguamenti necessari, dell'entità dei costi di gestione delle opere, dell'adeguatezza della remunerazione del capitale investito e dei costi di gestione delle aree di salvaguardia (...)
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In pratica questo comma definisce come viene determinata la tariffa del servizio idrico, cioè tenendo conto della qualità, delle opere di adeguamento, dei costi di gestione, del capitale investito etc
Votando "SI" a questo Referendum noi abroghiamo la parte relativa al capitale investito e questo a mio avviso va contro la tutela del consumatore, infatti in questo modo si disincentivano gli investimenti ed in ogni caso si "liberalizzano" gli aumenti tariffari a prescindere dal capitale investito.

L'altro quesito referendario propone di abrogare l' art. 23-bis (Servizi pubblici locali di rilevanza economica) del Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112, recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria».

Si tratta dunque di abrogare l'intero articolo 23-bis che tratta di TUTTI i servizi pubblici locali di rilevanza economica e quindi non SOLO del servizio idrico.

La scelta di molti siti, blog, giornali e di molti utenti di Social Network di parlare esclusivamente di "Privatizzazione dell'Acqua" è ovviamente una trovata propagandistica evidentemente per far leva sull'aspetto emotivo.

Ma vediamo nel dettaglio alcune parti di questo articolo che espressamente garantisce il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali, favorisce la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati e assicura un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione.

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Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112Art. 23-bis.

Servizi pubblici locali di rilevanza economica

1. Le disposizioni del presente articolo disciplinano l'affidamento e la gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, in applicazione della disciplina comunitaria e al fine di favorire la più ampia diffusione dei principi di concorrenza, di libertà di stabilimento e di libera prestazione dei servizi di tutti gli operatori economici interessati alla gestione di servizi di interesse generale in ambito locale, nonche' di garantire il diritto di tutti gli utenti alla universalità ed accessibilità dei servizi pubblici locali ed al livello essenziale delle prestazioni, ai sensi dell'articolo 117, secondo comma, lettere e) e m), della Costituzione, assicurando un adeguato livello di tutela degli utenti, secondo i principi di sussidiarietà, proporzionalità e leale cooperazione. Le disposizioni contenute nel presente articolo si applicano a tutti i servizi pubblici locali e prevalgono sulle relative discipline di settore con esse incompatibili.
(...)
5. Ferma restando la proprietà pubblica delle reti, la loro gestione può essere affidata a soggetti privati.
(...)
______________________________ 


Quindi come possiamo espressamente leggere al comma 5 del art. 23-bis  non si è privatizzata alcuna rete nè idrica nè di qualsivoglia servizio pubblico, semmai è la loro gestione che può essere affidata a soggetti privati o a soggetti a capitale misto. In altre parole, il servizio non potrà essere gestito esclusivamente da soggetti pubblici (Enti strumentali creati ad hoc), ma da soggetti o privati o a capitale misto pubblico-privato.

A tal proposito vi propongo un estratto di un articolo che ho trovato molto interessante:

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La bufala ideologica del referendum contro la «privatizzazione dell’acqua».
Fonte : Il Jester

La verità del Sì al referendum contro la cosiddetta «privatizzazione dell'acqua» è un'altra. Votare Sì, significa assicurare che i carrozzoni politici continuino a usare un bene essenziale come l'acqua per garantire le clientele elettorali e per lasciare conseguentemente il bene alla mercé completa della politica e dei suoi sprechi e inefficienze!
(...)
In altre parole, chi promuove l’abrogazione della norma ritiene che l’acqua debba essere gestita dai carrozzoni politici che vengono creati all’occorso. E non importa poi se: a) sono appunto solo carrozzoni politici utili per alimentare le clientele elettorali; b) sono enti pubblici che lavorano in perdita, e senza alcun criterio di efficienza; c) sono enti i cui debiti vengono ripianati quasi sempre dai Comuni, dalle Regioni e dalle Province, e cioè dalla collettività, tramite le apposite tasse (accise) sul servizio idrico (denaro questo sottratto ad altri servizi); d) sono enti che fanno pagare caro il servizio senza rendere un vero servizio, perché il denaro serve per sostenere le spese di gestione impossibili determinati quasi sempre dalle clientele elettorali anzidette; e) le reti idriche fanno schifo, perché sono gestite dai carrozzoni politici che non lavorano secondo criteri di efficienza ma di rispondenza politica.
Ecco il vero motivo del Sì: garantire che sia la politica a gestire il servizio idrico, affinché la politica possa poi utilizzare questo servizio come strumento di potere e pressione sulla collettività che non può fare a meno dell’acqua.
(...)

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Vedere anche :




Riferimenti:

Quesito referendario in materia di determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all'adeguata remunerazione del capitale investito

Quesito referendario in materia di modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici di rilevanza economica

Decreto Legislativo del 3 aprile 2006 n. 152 «Norme in materia ambientale»

Decreto Legge del 25 giugno 2008, n. 112, recante «Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivita', la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria»

7 commenti:

  1. Anche gli amici della terra dicono NO al referendum sull'acqua:
    http://www.rischiocalcolato.it/2011/06/amici-della-terra-italia-perche-due-no-ai-referendum-sull%e2%80%99acqua.html
    Il video è molto esplicativo.

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  2. Non sono d'accordo.
    Qui non si tratta di salvare carrozzoni pubblici, né di abrogare singole parole di una legge: si tratta di stabilire il principio secondo cui l'acqua è un bene comune, e come tale va gestito, e sempre in un'ottica di lungo periodo.
    Esistono aziende pubbliche efficienti, e aziende private inefficienti, perfino in settori dove la concorrenza è agguerrita. E proprio nel mondo dell'acqua, in questi ultimi anni in varie parti d'Italia ne abbiamo avuto prove conclamate.
    Questa legge non tiene conto di questa realtà, e "capitale investito" non significa "soldi spesi per migliorare la rete e gestire la distribuzione": significa solo quote azionarie acquistate.
    Quindi, o è una legge stupida e fatta male, o è una legge frutto di pressioni da parte di chi vuole speculare sull'acqua - e lo fa già in varie parti del mondo: questa è la realtà.
    Mette in mano ai privati - che come la realtà economica ci insegna, hanno a cuore prima di tutto il profitto a breve termine - tutta la distribuzione dell'acqua, senza stabilire come verrà controllata la loro attività, e addirittura garantendo loro un profitto certo, in un settore dove la concorrenza vera non potrà mai esistere. Cavilla quanto vuoi sulle parole, ma qui è chiaro che, se chi l'ha scritta non è corrotto, siamo a livelli di follia pura.
    L'acqua è un bene fondamentale per la vita, nella cui gestione non ci può essere vera concorrenza, e per questi motivi va gestito in un'ottica di lungo termine nell'interesse della comunità - e non degli investitori. E' una cosa che solo un soggetto pubblico oggi può fare.

    Samuele

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  3. Rispetto il tuo punto di vista, ma non lo condivido. Il concetto che ci tengo a ribadire è che l'Acqua è pubblica e resterà pubblica, così come la rete idrica a dispetto della martellante campagna dei "SI" che vuole farci credere il contrario.
    Sulla gestione del servizio idrico, affidato tramite gara pubblica a soggetti privati o a capitale misto, ci si può discutere.
    E' ovvio che ci possono essere cattivi gestori che speculano sui proventi del servizio idrico rincarando le bollette senza fornire un servizio migliore, ma questo a prescindere che il soggetto sia pubblico o privato.
    Semmai bisognerebbe trovare il modo di costringere i gestori ad assumersi le proprie responsabilità per limitare gli sprechi e fornire un servizio più efficiente senza che questo gravi troppo sui consumatori.
    I.T.

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  4. I quesiti del referendum relativi all'acqua non sono una bufala. Concordo su alcune delle cose scritte nell'articolo eccezion fatta per l'ultima parte, l'inserto dell'articolo de Il Jester che è del tutto fantascientifica.
    E' vero, l'acqua non verrà privatizzata in modo formale, cioè in base alle leggi con o senza referendum l'acqua e la rete idrica sulla carta rimarrànno beni pubblici. Ciò che accadrà se le leggi sull'acqua non verranno abrogate, sarà una privatizzazione che io definirei informale cioè l'acqua rimane un bene pubblico però la possono gestire anche soggetti privati che se la aggiudicano tramite gare d'appalto e che potranno applicare le tariffe che preferiranno in base alla adeguata remunerazione del capitale investito. Sappiamo tutti quanta corruzione ci sia in Italia, specialmente nelle assegnazioni degli appalti (la protezione Civile e bertolaso e Co insegnano o ci siamo dimenticati?) e per non parlare poi dell'"adeguata remunerazione del capitale investito".
    In Italia gli acquedotti perdono per strada mediamente il 30% dell'acqua, sono un colabrodo è vero ed è una vergogna, però immaginarsi un soggetto privato che si mette a tappare con enormi costi i molti buchi della rete a lui affidata con costi enormi è puro nonsense. Non succederà mai. Il privato tenderà a limitare i costi e cercherà di massimizzare i profitti nel breve periodo e al cittadino serve una gestione sul lungo periodo come è stato già detto da Watsu-Veneto. Pubblico e privato hanno interessi diversi.
    Continua...

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  5. ...La situazione attuale di sprechi è un grave problema, ma introdurre il libero mercato dovunque non è la soluzione a tutto, si può gestire pubblicamente in maniera efficiente se lo si fa con responsabilità e serietà, qualità che in Italia scarseggiano sia nel settore privato che in quello pubblico. Perché non istituire semplicemente commissioni di esperti o tecnici coadiuvate e controllate dai cittadini per valutare il rendimento delle varie società pubbliche e fare investimenti mirati invece di regalare direttamente l'acqua ai privati? Ci vuole organizzazione e serietà per fare queste cose, o qualunque altra misura si voglia prendere per migliorare la situazione idrica.
    In Italia la maggior parte della gente ha sentito parlare di privatizzazione dell'acqua ed è caduta letteralmente dal pero, ma la privatizzazione/affidamento in gestione ai privati per il bene comune e l'efficienza sono storie oramai vecchie, sono già state fatte in altre parti del mondo (India, Bolivia, Inghilterra e altri paesi insegnano), risultati non sono positivi. I costi del servizio sono aumentati e la qualità del servizio è peggiorata. Sono anni oramai che organismi sovranazionali come il WTO e la Banca Mondiale premono sugli stati nazione per l'affidamento ai privati dei servizi pubblici. E non solo, premono per brevettare anche semi e forme di vita, ma questo è un altro discorso.
    Un ultima cosa: credo si sbandieri ai quattro venti la "privatizzazione dell'acqua" (e non l'affidamento tramite gare d'appalto e tutto ciò di cui si è discusso qui) per una semplice ragione: spiegare e fare entrare nel cervello dell'italiano medio tutti i cavilli e i sotterfugi che stanno dietro alle leggi da abrogare è una missione quasi impossibile (visto il silenzio, specialmente TV - principale mezzo di informazione per noi italiani che notoriamente leggiamo poco - che ha avvolto il referendum fino a poco tempo fa), quindi si è cercato di semplificare il messaggio commettendo un errore in buona fede per cercare di arrivare al maggior numero di persone possibile. Sarebbe stato meglio informare bene è vero, ma ci vogliono i mezzi per farlo e si è optato per la strategia più efficace ed immediata in mancanza d’altro.
    Se volete approfondire il tema dell'acqua, consiglio a chiunque di leggere "Le guerre dell'Acqua" di Vandana Shiva, un libro che parla sì dell'acqua in generale, ma fa anche una panoramica sulle privatizzazioni e gestioni fatte dai privati in altre parti del mondo. Basta guardare in biblioteca e libri sull'acqua ce ne sono a bizzeffe.
    Ciao a tutti.

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  6. Punti di vista diversi ed è giusto che sia così ed è giusto discuterne, ma quello che mi ha fatto rabbia di questi Referendum è stata la scarsa informazione (sia su questi quesiti che sugli altri) e la quasi certezza che in molti andranno a votare senza sapere bene per cosa stanno votando. In merito ad i quesiti in oggetto comunque so che l'apertura al mercato per i servizi locali ad importanza economica è stata fatta in base ad una direttiva europea quindi non so quanto possa avere valore un'abrogazione tramite referendum nazionale.
    Un Saluto

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  7. Se l'acqua resta una cosa dello Stato o a maggioranza a partecipazione statale è anche del cittadino e questo può decidere con il suo voto se il lavoro svolto dal politico è corretto o meno... se va in mano ad un ente privato, il cittadino può farci ben poco. Il bene deve essere pubblico, cioè non in mano a interessi privati e/o speculazioni.

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