giovedì 7 aprile 2011

Gbagbo : è finito il tempo del colonialismo francese in Costa d’Avorio


Il presidente ivoriano ha respinto la richiesta di Parigi
di cedere il potere e riconoscere la vittoria di Ouattara

Lo davano tutti per spacciato, ma ancora un volta il presidente della Costa d’Avorio non si è arreso. Con la dignità che pochi presidenti possiedono in Europa e nel mondo, non ha ceduto alle pressioni della Francia e ha ricordato al presidente Nicolas Sarkozy che i tempi del colonialismo in Africa sono finiti da un bel pezzo.

Gbagbo, in un intervista rilasciata al canale televisivo francese Lci, ha negato di essere pronto alla resa e ha respinto con forza la richiesta di Parigi di riconoscere la vittoria di Alassane Ouattara alle presidenziali di novembre.

“Perché mai dovrei firmare un documento in cui rinuncio al potere? Io non riconosco affatto la vittoria di Ouattara e trovo veramente assurdo che il futuro del mio Paese sia diventato una sorta di partita a poker tra alcune capitali straniere” ha dichiarato Gbagbo riferendosi a Parigi e a Washington, che hanno grossi interessi economici e strategici in Costa d’Avorio.

Nel corso dell’intervista il presidente ha spiegato che l’unico modo per riportare la pace nel Paese africano sarebbe aprire colloqui “faccia a faccia” con il suo avversario politico Ouattara: “Possiamo dialogare su un nuovo conteggio dei voti”, ha sottolineato Gbagbo, “ma non capisco perché una diatriba elettorale possa aver provocato un intervento diretto delle truppe francesi”. Se non fosse intervenuta la Francia, Ouattara non avrebbe mai vinto.

Non ha peli sulla lingua il capo di Stato ivoriano che accusa i francesi di aver armato e appoggiato i ribelli di Ouattara sin dall’inizio della crisi politica. Gbagbo ha poi ammesso che “l’esercito ha chiesto la sospensione delle ostilità e sta discutendo di una sospensione delle ostilità con le altre forze sul campo” , ma sul piano “politico” non c’è stato alcun cambiamento: “Resto il presidente legittimamente eletto della Costa d’Avorio”.

Ha quindi ribadito nel corso dell’intervista di non essere pronto a dimettersi: “Sono stanco” ha ammesso “ma non sono disposto a mollare tutto. Non sono un kamikaze, amo la vita. La mia voce non è quella di un martire, io non cerco la morte ma, se arriverà, arriverà”.

Parole che hanno messo in grosse difficoltà il ministro degli Esteri Alain Juppé che solo qualche ora prima aveva parlato di “resa” e di “ore contate” per il presidente ivoriano. Con l’arroganza tipica francese, Juppé aveva spiegato ai giornalisti che “prima di farsi da parte”, l’uomo forte della Costa d’Avorio avrebbe dovuto accettare “la pubblicazione di un documento da lui stesso firmato, mediante il quale rinuncia al potere e riconosce quale presidente”.

E ieri, in grande imbarazzo, il ministro francese ha dichiarato che Parigi considera “assurda la testardaggine di Gbagbo”.

“Non c’è più nulla da discutere” ha continuato Juppé ai microfoni della radio France Info, sentenziando che il presidente ivoriano “non ha alcuna alternativa, ormai lo hanno abbandonato tutti”. Ma non è vero. Non solo il popolo ivoriano è ancora dalla sua parte, lo dimostra il milione di persone ancora ammassate di fronte alla residenza e al palazzo presidenziale, ma qualcosa sta cambiando anche a livello internazionale. La Russia ha definito “illegali i bombardamenti” della Francia e dell’Onu, sostenendo che i soldati della Licorne e i caschi blu dell’Onuci hanno violato al risoluzione numero 1975, che vieterebbe alle coalizioni straniere di volare sullo spazio aereo ivoriano. Anche l’Unione Africana e il Sudafrica hanno detto chiaramente di “non aver mai autorizzato un intervento militare nel Paese”.

Tirata in causa, la Francia ha risposto che “l’arrivo delle truppe di Ouattara nella capitale economica rischiava di scatenare un’apocalisse”, di conseguenza il segretario generale delle Nazioni Unite Ban Ki Moon ha deciso di intervenire prima che fosse troppo tardi, dando ordine “ai caschi blu dell’Onuci” e chiedendo “il sostegno della Licorne” di “mettere fine a questa situazione inaccettabile, ovvero all’uso di armi pesanti contro i civili da parte delle forze di Gbagbo”. Una spiegazione che ha soddisfatto ben poco Mosca, che ha convocato un’assemblea del Consiglio dell’Onu per maggiori chiarimenti, mentre Pretoria ha mandato due navi da guerra al porto di Abidjan, ribadendo il sostegno a Gbagbo.

Critiche che hanno incentivato il presidente Sarkozy e Ouattara a cercare di risolvere velocemente e una volta per tutte la questione. Ieri le Forze repubblicane hanno infatti attaccato il palazzo e la residenza presidenziale ad Abidjan per stanare Gbagbo dal bunker in cui si sarebbe asserragliato insieme a i suoi fedelissimi.

“Lo andremo a prendere, lo tireremo fuori dal suo buco e lo consegneremo al presidente della Repubblica”, ha ammonito Sidiki Konate, portavoce di Guillame Soro, l’ex capo guerrigliero nominato da Ouattara premier e ministro della Difesa.

Un attacco che sarebbe stato condotto con l’ausilio delle truppe francesi. Da Parigi il portavoce di Gbagbo per l’Europa, Toussaint Alain, ha infatti denunciato all’emittente televisiva France 24 che la residenza presidenziale è “sotto attacco con le armi pesanti, e bombardata dagli elicotteri francesi”.

Pronta la smentita dell’Eliseo, secondo cui la Licorne “non è coinvolta nell’assalto” ma è presente solo “a tutela dei cittadini stranieri”.

Ma più fonti di Rinascita hanno invece confermato la presenza dei soldati francesi nell’attacco sferrato dai ribelli contro la presidenza, che sembrerebbe per fallito miseramente.

Dopo il rifiuto della resa, Ouattara e Sarkozy non hanno altra scelta che “uccidere” Gbagbo, accusano i suoi sostenitori. Ma il suo portavoce Toussant, avverte: “Laurent ha sempre avuto come motto di essere il ‘figlio della Nazione’. E quando si alza la marea, il ‘figlio della Nazione’ non si getta in mare, ma se ne rimane ben saldo sulla terraferma. Costi quello che costi Laurent Gbagbo resterà in Costa d’Avorio, e vi resterà come presidente”.

Tratto da: http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=7553

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