giovedì 10 marzo 2011

Libia: L'interventismo militare, gioco a perdere per l'Italia

L'estrazione di petrolio è calata a 400mila barili, ed oggi le esportazioni sono state sospese. La Casa Bianca annuncia che il blocco dei conti della “famiglia Gheddafi” ha raggiunto quota 60 miliardi di dollari, sui 200 miliardi della riserva monetaria della Libia. Il “congelamento”, in realtà, è il primo atto per mettere le mani sull'intero bottino presente nelle banche occidentali. Una somma ragguardevole per una nazione di soli 6 milioni di abitanti. Il secondo passo è il controllo diretto dei giacimenti, via separatismo o per interposto governo provvisorio riconosciuto dai “civilizzati”.

Nel frattempo, però, con la ribellione del Bahrein ignorata dai media e diplomazie occidentali, la borsa dell’Arabia Saudita perde il 6% al giorno. Rischio di contagio fulminante per il Qatar e gli Emirati. Obama e il resto dei “civilizzati” non hanno nulla da eccepire, riguardo a queste autentiche stazioni di benzina anglosassoni. Lì non favoriscono nemmeno timide o larvate monarchie costituzionali. C'è omertà per l’incubo del risveglio sciita sprigionatosi in Bahrein. Con la precarietà in cui si ritrova la sede della Quinta Flotta USA. è l’Arabia Saudita ad essere sotto scacco.

L’iniziale ed abortito golpe USA-britannico contro Gheddafi, derivato poi nella fallita “conquista del Palazzo e linciaggio del tiranno”, scaduta poi nell’inverosimile prolungata “Marcia su Tripoli”, ha messo in evidenza che è indispensabile sporcarsi direttamente le mani. Non basta sponsorizzare i peones indigeni, da soli non ce la fanno, nonostante le preventive infiltrazioni di commandos britannici. La guerra mediatica non è decisiva, e non fila liscia come in altre occasioni. Ora è impegnata a trasformare in “governo provvisorio” quel che è un incipiente coordinamento dei gruppi ribelli della Cirenaica.

Concretamente: sul tappeto c’è il blocco navale e zona di esclusione aerea. Il ministro della difesa Gates ha espresso alto e forte la sua contrarietà ad aprire qualsiasi altro fronte di guerra per gli Stati Uniti. Ha bacchettato i britannici che parlano “a ruota libera” di no-fly-zone. Non sanno quel che significa: è necessario ben di più della portaerei USS Enterprise per le numerose ondate successive di voli incursori. Gates conosce la quantità di armamento anti-aereo venduti a Gheddafi, il volume di fuoco ed i rischi necessari per distruggerlo.

Secondo gli standard abituali sono necessarie tre portaerei –parzialmente sopperibili con gli aeroporti italiani- ma questo è possibile solo sguarnendo altri fronti, come l’afgano. E’ praticabile solo l’intervento militare alleato, con benedizione dell’ONU e l’indispensabile unanimità della NATO. Ma Lavrov ha ribadito che “la Russia è ostile ad ogni intervento armato in Libia; un intervento straniero –soprattutto armato- non risolve le cose”. Sospende la collaborazione militare con Tripoli ma pone il veto al resto. La Cina propugna “metodi pacifici”.

La NATO, per dare credibilità operativa all’iniziale mossa azzardata anglosassone, deve trovare una coesione tra i suoi numerosi membri. C’è l’ostacolo insormontabile della Turchia, e la divisione, l’indeterminazione, i distinguo e le sfumature di tutti gli altri. Permane un sostanziale attendismo generale: chi aspetta un'improvvisa e decisiva svolta interna in Libia, e Washington molto preoccupata se sfugge di mano il Bahrein. L’indecisione di Obama e i dubbi di Gates sono fondati: c’è pericolo che arda la miccia sciita e sconquassi il fatiscente racket dei saud. L’Arabia saudita e i protettorati arabici valgono molto di più della Libia, ma il neofito premier inglese tira per la giacca e preferisce le pose da duro.

E’ chiaro quel che hanno da guadagnare la BP, Total e Chevron dall’ingerenza militare in Libia, rimane misterioso quel che di positivo ne potrà ricavare l’Italia. E’ un gioco a perdere, un salto mortale carpiato. A maggio bisognerà incrementare gli acquisti di idrocarburi alla Russia e all’Iran. L’ala sinistra del liberismo –attualmente all’opposizione- quando si deciderà a dire finalmente dov’è lecito comprare il fabbisogno energetico nazionale? Per il resto, gli affari interni e il futuro della Libia debbono poterlo decidire solo i libici, senza ingerenze esterne. Questo dovrebbe essere anche l’orizzonte della Farnesina che sta castrando Finmeccanica ed ENI e sarà inondata di profughi.
 
di: Tito Pulsinelli

Tratto da: http://selvasorg.blogspot.com/2011/03/libialinterventismo-militare-gioco.html#more

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