sabato 19 marzo 2011

Libia: una guerra per accontentare Sarkozy

Per accontentare Sarkozy tra poche ore inizierà la Guerra del Mediterraneo, così la Francia potrà sostituire la Total all’ENI. L’Europa è lacerata, l’asse franco-tedesco è in crisi, Obama è sparito, l’ONU è stata come al solito incapace di rispondere. Per il pressappochismo di uno pagheremo tutti. Con la speranza che Gheddafi non scateni l’inferno. (...)


E così, per accontentare Sarkozy e la sua voglia di mettere le mani sulle importanti concessioni energetiche libiche, tra poche ore assisteremo con ogni probabilità ad una bella guerra nel Mediterraneo. Un “capolavoro” diplomatico che ha lacerato l’Europa (asse franco-tedesco in crisi profonda), che ha irrigidito Russia e Cina, che ha bloccato ogni possibile mediazione americana (ma Obama, dov’è?), e che porterà ad una reazione di Gheddafi. Già, che farà ora il Colonnello? Beh, negli anni Ottanta, quando si arrabbiava, era solito sparare missili su Lampedusa o tirare giù qualche aereo occidentale. Ora che è molto arrabbiato, probabilmente reagirà con le dovute proporzioni.

Battute a parte, quello che è accaduto ieri sera al Consiglio di Sicurezza dell’Onu è tutto tranne che una risposta del Mondo libero alle suppliche di un popolo schiacciato dal despota. La risoluzione passata con ben 5 astensioni (tra cui Russia, Germania e Cina…) certifica molto più pragmaticamente che la Francia è stata assecondata nelle sue ambizioni di rinnovata grandeur, nella sua voglia di esportare il suo modello ovunque nelle regioni che hanno qualcosa da offrirle.

Siamo di colpo tornati indietro nel tempo; siamo tornati alla spartizione dell’Africa tra le grandi potenze. Non è un caso, infatti, che i più accaniti sostenitori della no fly zone fossero Parigi e Londra, ossia i due giganti che fino a qualche decennio fa si sono spartiti il cosiddetto Terzo Mondo.


Già c’è chi dice (non a torto) che Sarkozy non vede l’ora di piantare i paletti della Total al posto di quelli dell’Eni, che di fatto la Libia post-gheddafiana altro non sarà che la replica di quanto fu l’Algeria fino agli anni Sessanta del secolo scorso: un bel territorio metropolitano a disposizione della madrepatria transalpina. E’ questo quello che l’Occidente voleva? E’ questa la risposta democratica alle rivolte che si ripropongono di abbattere i regimi? Una guerra nel Mediterraneo, come non accadeva da tempo?

Se è così, bene ha fatto l’Italia a mostrarsi cauta e realista. Una posizione, la nostra, su cui pian piano si sono accodate anche altre potenze che in un primo momento facevano la voce grossa. Un esempio? L’astensione di Berlino in Consiglio di Sicurezza e la dichiarazione del Ministro degli Esteri Westerwelle che “nessun soldato tedesco metterà piede in Libia”.

Forse, una volta tanto, noi abbiamo visto più lontano di tanti altri. Forse, abbiamo dimostrato più saggezza di chi si crede padrone del Mondo (o quantomeno d’Europa). Il problema è che per il pressapochismo di uno pagheremo tutti.

Tratto da: Agoravox.it

2 commenti:

  1. hai cantato troppo presto vittoria....l'Italia come al solito ha predicato bene e razzolato male;è bastato poco per portarci dall'essere cauti e realisti ad interventisti....ed ecco che la storia si ripete...l'Italia si schiera sempre con il possibile vincitore.

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  2. L'indecisione del Governo Italiano sulla questione libica è dovuta al fatto che inizialmente non ci si voleva inimicare il Governo libico (per forti e palesi interessi economico-strategici), ma successivamente quando la quasi totalità delle forze politiche e mediatiche si sono schierate per l’intervento, siamo stati costretti a muoverci anche noi in questo senso per evitare non solo contraccolpi sull’opinione pubblica, ma anche per evitare la completa estromissione dagli accordi commerciali che ci saranno in Libia nel dopo Gheddafi.

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