lunedì 7 marzo 2011

Conti falsi sulle stragi, verso le stragi "umanitarie"

Avete letto che un diplomatico britannico è andato a negoziare con i ribelli libici e che questi non hanno capito e gli hanno arrestato la scorta militare? Può sembrare una comica, ma il significato è chiaro: in Libia sono già attivi militari delle potenze occidentali.
E che dire di quell'elicottero olandese militare con tre marines a bordo catturato dai governativi in Libia (è però ormai politicamente corretto chiamarli spregiativamente “miliziani”), con armi e, pare, soldi? Era lì per evacuare personale. Carino: un elicottero armato olandese che pensa di aver diritto di entrare impunemente in un Paese sovrano senza permesso. Ma l’Olanda non è il Paese della Shell?

E che dire del fatto che fonti diplomatiche a Islamabad hanno rivelato da una settimana che in Libia sono già presenti centinaia di “consiglieri militari” di USA, Francia e UK?
E i 200 morti di ieri per la riconquista di Zawiya («strage nella folla» secondo il «Corriere della Sera»), che gli stessi portavoce dei ribelli riducono a 50 e che un medico libico del posto dice essere ancora meno, 30?
E la confusione aumenta se uno dei pochi giornalisti occidentali sul posto, un reporter di Sky News, dice “forse una decina”.

Dovrebbero essere più sicuri gli almeno trenta morti dovuti all’esplosione di un deposito di munizioni a Rajma, poco fuori Bengasi. I ribelli parlano di un bombardamento aereo, ma gli aerei non li ha visti nessuno.
Infine si rimane perplessi a vedere “fosse comuni” che sono fosse singole. C’è chi sostiene che si tratti proprio del cimitero di Tripoli. Io non lo so, ma anche se non mi fa un gran piacere pensarla come Carlo Giovanardi, ho comunque un’altra immagine delle fosse comuni.

Non so a voi, ma a me tutto ciò ricorda le balle sulle armi di distruzione di massa di Saddam. O più ancora le “fosse comuni” di Ceaucescu a Timişoara con migliaia di corpi appena ammazzati che poi una commissione d’inchiesta internazionale ha stabilito essere circa duecento cadaveri, precedenti la “rivoluzione” e ammassati lì da altre parti per far scena contro il tiranno romeno. Che despota è stato veramente, ma che diavolo di rivoluzione popolare è mai quella che si conclude con la fucilazione del despota e della moglie da parte dei suoi stessi complici?

E come non ricordare «il più grande genocidio dopo Auschwitz», come sosteneva Walter Veltroni? I 200.000 civili albanesi uccisi dai cattivi Serbi, che una commissione OSCE ha poi ha stabilito essere 2.000, di cui molti soldati jugoslavi ammazzati dai tagliagole dell’UCK. Il Veltroni che spingeva ad abboccare alle notizie false che ci trascinavano alla guerra del Kosovo è lo stesso solerte Veltroni che ora denuncia: «Perché nessuno - scrive - scende in piazza al fianco dei patrioti libici? Se non ora, quando?».
Di fronte al prepararsi della prossima guerra umanitaria, una guerra coloniale di Libia a cent’anni esatti dalla prima, di fronte alle menzogne spudorate che ci stanno ammorbando, non è possibile stare in silenzio.
La Marina da guerra statunitense si sta già posizionando nel Mediterraneo e centinaia di marines sono pronti ad imbarcarsi.

Sono preoccupati i presidenti dell’America Bolivariana e i loro alleati, da Hugo Chávez a Evo Morales. E lo è il vecchio Fidel Castro.
Ma lo siamo anche noi.

Siamo preoccupati di un possibile “intervento umanitario” di una potenza che esprime Segretari di Stato democratici che dicono in televisione che 500.000 bambini iracheni morti sono “un prezzo giusto”.
E siamo preoccupatissimi perché noi verremo trascinati in questo intervento.
Siamo allora preoccupati da una sinistra che si indigna per Ruby ma che non ha nulla da dire per le disperate madri irachene, forse perché anche le loro lagrime sono un prezzo giusto, e meno che meno per le centinaia e centinaia di migliaia di vedove irachene e afgane e ora anche pakistane grazie ai droni di sua santità il Nobel per la Pace, Barack Obama.

Una sinistra che sembra pronta ad appoggiare l’ennesima “guerra umanitaria”, contando sul fatto che martellati dalla propaganda gli Italiani rubricheranno a semplice peccato veniale il fatto che l’Italia sia stata seconda ai soli Stati Uniti nelle missioni aeree sulla Serbia. Un peccato che si può perdonare per gridare contro i presunti (e ormai smentiti) bombardamenti degli altri.
Che dire? La situazione fa quasi più ribrezzo che non paura.
Ma in poco tempo l’angoscia potrebbe sopravanzare tutto.
E’ ora di prevenire le guerre preventive di ogni tipo.

di Piero Pagliani

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